Ritratto, tutto quello che è raffigurato nell’arte (e con le parole)
Storia, illusioni e limiti della rappresentazione dai busti egizi alla pittura rinascimentale, alla letteratura di tutti i tempi
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Ritratto, tutto quello che è raffigurato nell’arte (e con le parole)
di Paolo FallaiStoria, illusioni e limiti della rappresentazione dai busti egizi alla pittura rinascimentale, alla letteratura di tutti i tempi
Illustrazione di Doriano Solinas
La rappresentazione della persona è sempre stata una aspirazione dell’umanità. E lo testimoniano non solo i rilievi delle più antiche civiltà, ma anche quella inclinazione che ci accompagna all’arte e alla letteratura. E che si manifesta già nei primi disegni dei bambini, quando nei loro esperimenti realizzano il ritratto della mamma.
Il senso fin dalle origini. La parola ritratto deriva dal participio passato del verbo latino retrahere, composto da re- (indietro, di nuovo) e trahere (trarre, tirare). Il significato etimologico di "tirare fuori" o "trarre a sé" si è evoluto nell'arte per indicare l'azione di rappresentare fedelmente le sembianze di una persona. Poco importa che si tratti di un disegno, di un dipinto, di una fotografia, di scultura, o che proponga la figura intera di una persona o il viso. L’importante è che rappresenti l’immagine che abbiamo del soggetto.
L’estensione letterale e figurata. È un ritratto anche la descrizione “orale o scritta dei tratti fisici o morali o psicologici di una persona, esposizione vivida e dettagliata delle caratteristiche di un luogo, un avvenimento”. Questa la definizione accurata del dizionario di Tullio De Mauro che propone come esempi un ritratto dell’ellenismo, un ritratto della Comune di Parigi. Ma esistono ulteriori utilizzi della parola, sia per rimarcare la somiglianza fisica (“sei il ritratto di tua madre”), sia per sottolinearne le caratteristiche peculiari (“sei il ritratto della felicità”).
Una storia millenaria. Troviamo ritratti nelle prime civiltà delle quali abbiamo tracce. Alcuni sono famosissimi come il busto di Nefertiti, sposa del re Akhenaton, scoperto nel 1912 durante gli scavi degli archeologi tedeschi a Tell el-Amarna (nome moderno della città fondata lungo il Nilo dal faraone Akhenaton e che portava il suo nome) nel laboratorio del capo scultore Thutmose e oggi conservato al Neues Museum di Berlino. Al Louvre di Parigi si trova la scultura di una testa reale sumera dell’epoca di Hammurabi (1700 a.C.) e un ritratto di Platone di Silanion (330 a.C. circa). Uno dei più noti (e copiati) dell’antica Grecia è il ritratto di Alessandro Magno di Lisippo, considerata tra le prime rappresentazioni fedeli dei tratti somatici del soggetto.
Dal Medioevo al Rinascimento. Nell’arte figurativa è Giotto il primo artista che propone il ritratto verosimile nella pittura rappresentando il banchiere padovano Enrico Scrovegni che dona agli angeli una riproduzione della cappella che porta il suo nome. Il punto di svolta nel Rinascimento parte dallo spazio ai ritratti reali dei pittori fiamminghi (da Memling a Durer) alla Nascita di Venere di Sandro Botticelli, ispirata a Simonetta Vespucci, ai ritratti dei duchi di Urbino, il dittico di Montefeltro. di Piero della Francesca conservato agli Uffizi. La volontà di possedere una effigie di sé stessi o di donarla ai propri discendenti nasce dal desiderio di prolungare la propria presenza sulla terra, nell’immagine che viene tramandata.
Un amore disperato.“Quando perso aver mi credi, / più veloce a te ritorno, / perché ’l tuo bel viso adorno / porto in me sempre ritratto”. Questi versi sono attribuiti a Giuliano de’ Medici, fratello minore del più famoso Lorenzo, che venne ucciso a Firenze a 24 anni durante la “congiura dei Pazzi” (24 aprile 1478). Giuliano nei versi celebra il suo amore per Simonetta Vespucci, considerata la più bella ragazza di Firenze e musa di Botticelli (ispiratrice della Nascita di Venere e della Primavera) e che morì di tisi a soli 23 anni.
L’insonnia, l’ansia e la paura. Uno dei significati secondari di ritratto è “appartato, nascosto”. Ne troviamo un esempio nei versi di Giuseppe Ungaretti, una delle testimonianze più vivide e sofferte della prima guerra mondiale. Nella sua poesia “In dormiveglia”, i primi versi illuminano la scena: “Assisto la notte violentata / l’aria è crivellata / come una trina / dalle schioppettate / degli uomini / ritratti / nelle trincee / come le lumache nel loro guscio".
Lo specchio dell’anima. In letteratura la rappresentazione è una tecnica fondamentale per trasmetterci i caratteri del personaggio. Facciamo solo tre esempi. Nel romanzo Il ritratto di Dorian Gray, di Oscar Wilde il dipinto diventa lo specchio della corruzione interiore del protagonista, invecchiando e deturpandosi al posto suo, rappresentando il tema dell'estetismo e della scissione tra apparenza e realtà. In Uno, nessuno e centomila, Luigi Pirandello analizza la differenza tra come un individuo si percepisce e come viene visto dagli altri, mostrando l'impossibilità di un'identità stabile e la frammentazione del "ritratto" sociale in innumerevoli maschere. Infine nel romanzo Il grande ritratto, Dino Buzzati disegna un progetto scientifico che tenta di replicare la mente e l'essenza di una donna amata in una macchina. Il fallimento dell'esperimento sottolinea il limite della scienza nel catturare la complessità emotiva e spirituale umana. In tempi di intelligenza artificiale e ricostruzioni virtuali, il romanzo di Buzzati dovrebbe essere adottato come libro di testo nelle scuole.
14 aprile 2026
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