Harrison Ford? Era il falegname di Joan Didion
Il primo articolo del comico Daniele Gattano per le pagine culturali del «Corriere della Sera»: un divertente ritratto dei bookclub
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Harrison Ford? Era il falegname di Joan Didion
di Daniele GattanoIl primo articolo del comico Daniele Gattano per le pagine culturali del «Corriere della Sera»: un divertente ritratto dei bookclub
Daniele Gattano
Pasolini è stato candidato al Premio Strega tre volte. Ha sempre perso.
Il caso ha voluto che i libri che hanno vinto al suo posto nel titolo avessero tutti e tre la parola gatto.
La prima volta, nel 1955, Ragazzi di vita perde e vince Un gatto attraversa la strada di Comisso.
1959, è l’anno de Il Gattopardo che batte Una vita violenta.
1968, Teorema arriva secondo, dopo L’occhio del gatto di Alberto Bevilacqua.
Questo è l’aneddoto con cui ho cercato di acquisire credibilità e quindi di farmi accettare all’interno di un bookclub.
I bookclub sono degli incontri spesso mensili, in cui viene scelto un libro di cui discutere. Al bookclub ci puoi andare anche se non hai letto il libro, ma non ci puoi andare se non hai una borsa di tela. Quello a cui partecipo io è il lunedì alle 17. Alle 17 perché vogliamo essere sicuri che chi ci partecipa non abbia un lavoro vero.
Siamo circa trenta, è oggettivamente tutta gente molto preparata: non basta sapere che Sylvia Plath si è tolta la vita mettendo la testa nel forno, loro sanno di quale marca.
Purtroppo questa trentina di adepti (più donne che uomini) hanno dai 35 ai 40 anni. Dico purtroppo perché io sognavo altro, mi immaginavo di discutere di Agatha Christie con delle cosplayer di Agatha Christie, invece le cosplayer ci sono, ma di Alba Rohrwacher (nei casi peggiori, Alice).
Però il mio aneddoto su Pasolini (anzi, PPP) eterno perdente allo Strega ha funzionato, un cosplayer di Paolo Nori ha aggiunto: «Come disse Flaiano, i premi letterari vanno benissimo, ci vorrebbero pure le punizioni però».
E tutti giù a ridere, facendo di no con la testa come a dire: «Ennio, Ennio… quanto ci manchi!».
L’aneddoto funziona soprattutto quando dà modo a un altro adepto di attaccarci un altro aneddoto, così poi un altro adepto ce ne attacca un altro, e poi un altro ancora… facendo così sembrare tutti intelligenti.
È una specie di ritrovo quasi religioso, infatti anche il cristianesimo a suo modo è un bookclub, solo che loro non cambiano mai libro. Pigrizia?
Mi sono chiesto: «Perché ci vado?». È partita come una cosa divertente che non farò mai più e invece è passato un anno e sono ancora lì con la mia tote bag di Laura Palmer (oggettivamente la borsa di tela più originale del gruppo, non me ne voglia la cosplayer di Cecilia Sala che fa la splendida con quella di Fleabag. Hai perso, sparisci).
Perché ci vado? La curiosità antropologica è ormai una scusa poco credibile. Devo invece accettare la dura e semplice verità, cioè che mi piace. Mi piace far parte di ciò che detesto, mi piace sentire un gruppo di esseri umani che non parlano di se stessi, ma di quanto sia giusto pubblicare il diario personale di una scrittrice morta cinque anni fa: «Joan Didion non avrebbe assolutamente voluto», ho detto io, e Cecilia Sala fake: «Chiaro che non avrebbe voluto». Ci siamo sorrisi. Al bookclub si fa pace così, difendendo la privacy di una scrittrice morta.
Lì il cosplayer di Christian Raimo con la borsa di tela di Caro Diario, cala l’asso: «Che poi, Joan Didion aveva smesso di fumare, ma riprese quando scoprì che Aldo Moro fumava cinque sigarette al giorno».
Aneddoto quasi imbattibile, quasi, alzo la mano: «Che poi, il falegname di Joan Didion era Harrison Ford».
Hai perso, sparisci.
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14 aprile 2026
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