«Chiara fa cose» e i video social su Bolzano: «Racconto che qui c'è vita, anche notturna. Ho iniziando facendo le liste di eventi per gli amici su Whatsapp»
Chiara Sartori, content creator altoatesina, parla con ironia di eventi locali e «smonta» il luogo comune di un capoluogo che offre poche attività: «Amo questa città e voglio promuoverla»
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«Chiara fa cose» e i video social su Bolzano: «Racconto che qui c'è vita, anche notturna. Ho iniziando facendo le liste di eventi per gli amici su Whatsapp»
di Silvia M. C. SenettteChiara Sartori, content creator altoatesina, parla con ironia di eventi locali e «smonta» il luogo comune di un capoluogo che offre poche attività: «Amo questa città e voglio promuoverla»
Chiara Sartori, sui social «Chiara fa cose»
Occhi azzurri, una nuvola di boccoli rossi e un armadio di capi ipercromatici. A Bolzano Chiara Sartori, sui social «Chiara fa cose», è la paladina digitale che ha giurato guerra al luogo comune «A Bolzano non c’è niente da fare». Con un popolo di follower in crescita costante, l’altoatesina Chiara Sartori, 33 anni, trascina la sua community tra vernissage, mercatini e festival, smontando, un reel dopo l’altro, l’apatia dei lenti weekend vuoti. «Non chiamatemi influencer, sono una creativa, una content creator, faccio quello che amo: come il mio “cat-lendario” natalizio dove faccio miagolare gli amici. È un suicidio per il profilo, ma mi diverte troppo», esordisce con la spavalderia di chi ha sconfitto «una timidezza cronica» a colpi di teatro e conservatorio. Laureata prima in Economia e Management e poi diplomata in Canto Lirico, Chiara Sartori mescola il bilinguismo pragmatico al sogno di fare ogni giorno qualcosa di diverso. «Il personaggio social nasce sei o sette anni fa. Prima facevo le liste degli eventi su WhatsApp per i miei amici, poi ho capito che poteva essere un servizio utile a tutte e tutti - racconta -. Passo le giornate a setacciare i siti delle piccole associazioni per dare visibilità a cose che rimarrebbero confinate a circuiti ristretti. Spesso queste realtà hanno fondi pubblici ma comunicano poco e male: invece basta un messaggio via social e io mi arrangio a cercare informazioni».
«Amo questa città ma non è sempre aperta e calorosa»
Il suo profilo è un concentrato di energia, dove i reel settimanali sono diventati un appuntamento fisso. «I miei video li girano amici, passanti, mia madre quando riesco a incastrarla, il montaggio lo faccio io, anche in vacanza perché la community non va lasciata sola». Il più recente virale è stato visto da 50mila persone, l’1 aprile. «Dicevo: “A Bolzano non c’è nulla da fare? È vero. Fine del video. Era uno scherzo ma è piaciuto tantissimo perché, dopo anni a dire il contrario, l’ironia ha vinto». Nonostante la spigliatezza digitale, Chiara Sartori è molto riservata. «Sui social interpreto un personaggio, sono schermata. Ma quando canto sono io, senza filtri, ed è una parte di me che devo ancora imparare a esporre senza ansia». La sua Bolzano ha due volti. «Amo questa città, ma non è sempre aperta e calorosa. Le persone hanno i loro giri, gruppi chiusi. Mi scrive chi si è trasferito qui e grazie ai miei video scopre che, ad esempio a Drin, esiste la possibilità di socializzare. Mi gratifica quando una piccola associazione grazie alla mia segnalazione fa sold out». La vita notturna resta un tasto dolente. «Dopo uno spettacolo, alle 23, non sai dove cenare, ma anche una pizza alle 21 può essere un problema. A Bolzano c’è il silenzio assoluto o la musica a duemila decibel. Basterebbe un brunch a prezzi umani o un bar che mette musica senza che i vicini chiamino il 112. Bisognerebbe educare la popolazione al “rumore della vita”: tutti vogliono la movida da turisti, ma poi pretendono il mortorio sotto casa».
«Sogno una sitcom»
Tra una consulenza di armocromia e la scrittura di favole per bambini, come quella del Krampus timido che non sapeva fare il cattivo, Chiara Sartori continua a «fare cose». «Non inseguo l’audience. Se perdo dieci follower perché ho presentato il Pride o perché dico di andare a votare, va bene così. Non sono un canale di informazione, ma spiego che l’arte contemporanea può non piacerti ma devi almeno andare a vederla prima di criticarla. Le inaugurazioni sono perfette: entri, guardi un quarto d’ora e scappi. Nessuno ti giudica. Bisognerebbe avere il coraggio di andare agli eventi anche da soli». Il sogno? «Una sitcom, forse. O semplicemente continuare a essere il motore che spinge la gente fuori di casa. Non mi interessa la performance social. Se tutto va male farò la fioraia, ma finché posso continuerò a sbagliare i nomi dei compositori jazz nei video e a farmi correggere dai follower. Essere genuini è l’unica strategia che funziona davvero. L’obiettivo? Portare le persone a vivere la città e a sperimentare senza paura. Bolzano è viva, bisogna solo avere la voglia di cercarla».
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14 aprile 2026
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