Circuit, a Mestre nasce il «Gambero Art District»: lo spazio espositivo tra talk e incontri
L'edificio ospita anche una casa editrice. «Aperto dove le botteghe hanno chiuso»
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Circuit, a Mestre nasce il «Gambero Art District»: lo spazio espositivo tra talk e incontri
di Anna MaselliL'edificio ospita anche una casa editrice. «Aperto dove le botteghe hanno chiuso»
Tra di loro, scherzosamente, l’hanno ribattezzato «Gambero Art District», un angolo di Mestre dove le attività commerciali sono praticamente scomparse ma dove in compensoartisti diversi hanno scelto di insediarsi. Così, mentre in piazza Ferretto si susseguono vetrine vuote e serrande abbassate, in Calle del Gambero si inverte la rotta trasformando spazi abbandonati in un luogo di ricerca e incontro sui nuovi media e l’arte digitale, allargando il chilometro della cultura che parte da M9 e passa per il centro Candiani.
Incontri e formazione
Ha aperto al civico 16 Circuit, uno spazio espositivo e bookshop aperto anche a incontri, talk e presentazioni; alla direzione artistica l’artista e filosofo Herwig Egon Casadoro-Kopp (Heck) e un comitato organizzativo composto da Elena Casadoro Kopp, Francesca Fungher e Andrea M. Campo. «Volevamo offrire qualcosa di diverso — spiegano i curatori, attivi da anni nella promozione di progetti culturali —. Venezia ha una produzione ed esposizione di arte sconfinata, Mestre no, e ci piaceva partire da questo quartiere in cui le attività commerciali hanno chiuso cinque anni fa. Un laboratorio aperto alla comunità, che vogliamo capace di generare incontri, formazione e che contribuisca attivamente alla riqualificazione culturale del territorio».
Pittura, installazioni, video
Circuit non è un’alternativa ad altri spazi culturali quanto una «piattaforma multidisciplinare» votata alla sperimentazione. La mostra inaugurale si intitola «Sunburn», è curata da Laura Cocciolillo ed espone i lavori di Federica Di Pietrantonio, artista multimediale romana che attraverso pittura, installazione e video indaga le forme di connessione e isolamento tipiche della contemporaneità. «Sunburn in italiano sarebbe “scottatura” — spiega l’artista —. Nelle mie opere tratto persone, individui e comunità che vivono ambienti digitali in maniera spesso estrema, giovani rinchiusi in spazi virtuali come gli hikikomori». Il pericolo di «scottarsi» c’è ma Di Pietrantonio non dà giudizi morali, si limita a costruire la propria ricerca creando anche degli avatar come nell’installazione «The field». In «SuspenceState» l’installazione esplora un linguaggio condiviso tra hardware e corpo umano: si vede un piumone blu per terra, sul quale è stampato in digitale un codice in html che, se riprodotto, sta a significare il passaggio da uno stato di veglia al sonno. Per le opere pittoriche, invece, Di Pietrantonio osserva «individui che condividono online gli aspetti più intimi della loro vita, in spazi che percepiamo come privati e che invece sono diventati di dominio pubblico».
Laboratorio permanente
«Il progetto è un laboratorio permanente che indaga le correnti passate e presenti della cultura digitale, con l’obiettivo di diventare un punto d’incontro per chi è interessato a questi temi — spiega Herwig Egon Casadoro-Kopp — Circuit colma così un vuoto in termini di spazi urbani e di offerta artistico-culturale, con l’obiettivo di dialogare sia con la comunità locale che con un pubblico specializzato nazionale e internazionale».
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13 aprile 2026
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