Voglia pazza di campagna elettorale come si fa un anno e mezzo prima?
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Caro direttore,
forse mi sbaglierò ma oggi non è il tempo di risse su questioni italiane come fanno i nostri politici, perché vi è un mondo in fiamme. Oggi è tempo di una unità nazionale per fermare queste guerre assurde. C’è bisogno di metterci insieme per fermare la guerra e costruire insieme la pace. È segno di miopia politica stare a litigare su questioni particolari quando ci sono problemi internazionali molto più gravi e che chiedono interventi immediati. Un politico vero sa accorgersene e quindi capisce che oggi più che dividersi su questioni nazionali bisognerebbe unirsi per costruire la pace.Gianni Mereghetti
Caro Mereghetti,
Sono davvero stupito per quanto è accaduto in Parlamento nel dibattito dopo il voto referendario. In ogni commento politico, in tutti gli interventi nei talk show televisivi, ho sentito ripetere sempre la stessa frase: è cominciata la campagna elettorale. Non che la frase non avesse fondamento visto il diluvio di propaganda e di insulti che è andato in scena alla Camera e in Senato. Ma rimane un grande interrogativo: manca ancora quasi un anno e mezzo al voto, come è possibile pensare di spenderlo in una lunghissima campagna elettorale? Mentre ci sono due guerre in corso, i prezzi stanno schizzando, le previsioni economiche sono sempre più incerte? Viviamo un periodo con l’Italia in piena tempesta e con possibilità di fronteggiarla molto limitate: rispondiamo con i comizi? Ho pensato di aver fatto un brutto sogno ma purtroppo non è così: vedo discutere su chi deve fare il prossimo presidente del Consiglio oppure si compete soltanto per piazzarsi meglio in vista del voto (ripeto manca un anno mezzo, quasi un terzo dell’intera legislatura). Lo scontro politico si consuma quotidianamente su «casi enormi» che durano lo spazio di un mattino per passare in fretta a un altro «caso enorme da chiarire» che verrà bruciato rapidamente sull’altare della propaganda. Il suo giusto appello all’unità nazionale può perciò apparire illusorio. Ma meglio coltivarla questa illusione: non perché ci piacciono i governi con tutti dentro o strane coalizioni. Piuttosto per trovare, nei distinti ruoli di maggioranza e opposizione, qualche obiettivo comune per il bene del Paese. In particolare, in politica estera essendo ormai chiaro che gli interessi di Trump sono opposti a quelli dell’Italia e dell’Europa. O nella realizzazione di una politica energetica che, senza ideologia, abbia l’obiettivo di un’indipendenza che garantisca sicurezza e un costo accettabile per gli italiani (per il momento il prezzo della guerra di Trump e Netanyahu lo stanno pagando loro). Invece di pensare alle elezioni e di sventolare bandiere usiamo questo periodo per decidere di fare poche cose importanti. E forse un atteggiamento serio farà bene anche ai partiti nel momento in cui si presenteranno davanti agli elettori.
13 aprile 2026
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