Trentodoc alla sfida del Vinitaly: il fatturato tocca quota 180 milioni
A Verona vetrina per 71 case spumantistiche che presenteranno la produzione locale. Fambri: «Il contesto di mercato richiede attenzione e capacità di adattamento»
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Trentodoc alla sfida del Vinitaly: il fatturato tocca quota 180 milioni
di Francesca NegriA Verona vetrina per 71 case spumantistiche che presenteranno la produzione locale. Fambri: «Il contesto di mercato richiede attenzione e capacità di adattamento»
Il portabandiera del vino trentino, il Trentodoc, arriva a Vinitaly armato di numeri che fanno sorridere. I dati dell’ultimo Osservatorio parlano chiaro: il 2025 si è chiuso per la denominazione con un fatturato complessivo di 180 milioni di euro, un valore che ricalca con precisione la performance dell’anno precedente, a fronte di 12,2 milioni di bottiglie collocate sul mercato. Numeri che, se analizzati in una prospettiva di medio periodo, raccontano una storia di successo industriale: nell’arco di appena un decennio, il distretto del Metodo classico trentino ha visto raddoppiare i propri volumi e il proprio valore economico. Una crescita che non è solo quantitativa, ma strutturale, come testimonia l’allargamento della base associativa: le case spumantistiche sono passate dalle 67 unità del 2025 alle attuali 74, a dimostrazione di un tessuto produttivo che continua a investire sul marchio collettivo. «Il contesto di mercato richiede oggi attenzione e capacità di adattamento — osserva Stefano Fambri, presidente dell’Istituto Trentodoc, commentando i risultati dell’Osservatorio —. In questo scenario, Trentodoc conferma segnali di equilibrio e continuità, sostenuti dal lavoro delle aziende e dalla coerenza del progetto di denominazione».
Le esportazioni
È proprio la coerenza l’asset strategico che permette al Metodo classico di montagna di presidiare con forza il mercato interno. L’Italia rimane il bacino di riferimento primario, con un radicamento granitico nelle regioni del Nord e del Centro, aree che continuano a rispondere positivamente alla proposta trentina. Sul fronte internazionale, la quota export si è stabilizzata a quota 15% delle vendite totali. Un dato che, pur lasciando margini di espansione, rivela una geografia delle esportazioni molto definita: l’Europa assorbe la maggioranza delle spedizioni (54,19%), seguita dal blocco del Nord America (Stati Uniti, Messico e Canada) e dai mercati emergenti di Asia e Oceania. A spingere il valore del comparto è soprattutto il segmento delle Riserve e dei Millesimati, tipologie che richiedono lunghi affinamenti sui lieviti e che intercettano una domanda sempre più orientata verso l’alto di gamma e la complessità aromatica.
L'esperienza del Vinitaly
L’Istituto Trentodoc, quindi, si presenta all’appuntamento di Vinitaly 2026, in programma da oggi al 15 aprile a Verona, con un bilancio che è, al contempo, un manifesto di resilienza e una conferma di posizionamento premium. La sfida di Verona sarà dunque quella di trasformare questi numeri in relazioni. Al consueto Padiglione 3 (Stand E), l’Istituto metterà in scena una vetrina collettiva di altissimo profilo: 71 case spumantistiche presenteranno un’etichetta rappresentativa ciascuna, offrendo una panoramica completa della produzione locale. A gestire la complessa macchina delle degustazioni saranno i sommelier dell’Associazione italiana sommelier, chiamati a tradurre per buyer e giornalisti il linguaggio di un territorio che ha saputo trasformare l’altitudine in un vantaggio competitivo e la stabilità finanziaria in una garanzia di qualità per il consumatore finale. In un Vinitaly che si annuncia decisivo per le strategie del prossimo biennio, il Trentodoc si muove con la sicurezza di chi ha saputo armonizzare la crescita della massa critica con la tenuta dei margini, confermandosi uno dei pochi distretti capaci di esprimere vitalità in una fase di generale prudenza del settore.
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12 aprile 2026
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