Teatro Stabile, il neo direttore Cerri: «Saremo sempre più internazionali. Da Bolzano una porta verso l’Europa»
Corriere della Sera - Cultura

Teatro Stabile, il neo direttore Cerri: «Saremo sempre più internazionali. Da Bolzano una porta verso l’Europa»

Domenica 12 aprile 2026
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Teatro Stabile, il neo direttore Cerri: «Saremo sempre più internazionali. Da Bolzano una porta verso l’Europa»

di Silvia M. C. Senette

Da Marinelli a Zingaretti, ecco le prime anticipazioni per la prossima stagione. Abbonamenti già in vendita

Luca Marinelli, uno dei più attesi per la prossima stagione dello Stabile. Nel riquadro, Andrea Cerri

Il sipario di un teatro non è un semplice confine di velluto, ma la soglia di un altrove in cui il tempo accetta di sospendersi per farsi rito collettivo. È in questa dimensione di «gioco puro», inteso come esercizio intellettuale liminale e assoluto, che il Teatro Stabile di Bolzano proietta la sua nuova stagione 2026/27: un cartellone che profuma di continuità e, insieme, di una nuova e vibrante apertura internazionale, segnato dal passaggio di testimone alla direzione tra Walter Zambaldi, «architetto» di questa programmazione, e Andrea Cerri, chiamato a traghettare l’istituzione verso una prospettiva sempre più europea. «Bolzano deve essere una porta per l’Europa - spiega Cerri -. Eredito una stagione di altissimo profilo, capace di far dialogare i grandi nomi del cinema e del teatro con la profondità della letteratura. La sfida è grande ma la risposta del pubblico, in costante aumento, ci ha permesso un traguardo storico: porteremo gli spettacoli in Sala Grande a cinque giorni di replica, dal mercoledì alla domenica».

L’apertura, dal 21 al 25 ottobre, sarà affidata a una produzione dello Stabile che promette di scuotere le fondamenta del teatro classico. In Madre Courage e i suoi figli Lunetta Savino veste i panni dell’iconica vivandiera brechtiana, ma la regia di Leo Muscato opera uno strappo rileggendo il dramma in chiave rock e pop-rock. L’obiettivo è restituire a Brecht la sua natura più autentica: popolare, emotiva e dialettica, rendendo accessibile e «abbagliante» un testo che la polvere del tempo rischiava di rendere ostico. Il legame tra scena e pagina scritta si fa serrato in Scheda bianca, spettacolo che nasce proprio a Bolzano dal romanzo Saggio sulla lucidità del Nobel José Saramago. La regista Serena Sinigaglia, affiancata dall’adattamento di Emanuele Aldovrandi, ha scelto Rocco Papaleo per incarnare un protagonista capace di coniugare ironia e profondità, in una riflessione potente sui meccanismi del consenso e della democrazia. È quel teatro che si contamina con la grande letteratura che Cerri dichiara di voler coltivare: «Mi affascina vedere come i grandi romanzi possano trasformarsi in dispositivi scenici capaci di interrogare il presente».

L’omaggio a Italo Calvino si trasforma in un dittico d’eccezione che porta sul palcoscenico bolzanino due dei volti più amati dello schermo e del palco. Se Luca Zingaretti dà corpo e voce all’impareggiabile Le città invisibili con la regia di Giuseppe Dipasquale, Luca Marinelli firma una prova totale, con regia e interpretazione di La Cosmicomica vita di Q. Tratto da Tutte le cosmicomiche, lo spettacolo lo vede affiancato da un cast di prim’ordine tra cui Valentina Bellè e Gabriele Portoghese, per un viaggio che fonde scienza, mito e umanità. La tradizione veneziana viene esplorata attraverso due sguardi antitetici. Tullio Solenghi recupera I due gemelli veneziani, dialogando con la memoria storica di Luigi Squarzina in una messinscena che promette ritmo; Valerio Binasco firma invece per lo Stabile e il Nazionale di Torino la versione crepuscolare di Una delle ultime sere di Carnovale, indagando le ombre e le malinconie che si celano dietro la festa goldoniana. Il cartellone non rinuncia alla potenza della testimonianza civile. Dopo Donald, Stefano Massini porta in scena Lo Zar sulla scalata al potere di Putin, mentre Alessandro Haber si misura con un classico contemporaneo: Le ultime lune di Furio Bordon. Lo spettacolo diretto da Paolo Valerio raccoglie l’eredità di Mastroianni, che lo portò al debutto nel 1995, per raccontare il tempo della vecchiaia e del distacco.

C’è spazio anche per la spiritualità e la musica con Simone Cristicchi, che in Franciscus indaga la figura di San Francesco d’Assisi in occasione degli anniversari legati al Santo, cercando l’attualità del suo messaggio tra parole e canzoni inedite. La chiusura spetta alla danza, curata in collaborazione con il Centro Santa Chiara: l’energia fisica della compagnia di Emanuel Gat sulle note della Quinta di Mahler e la MM Contemporary Dance Company, con Lo Schiaccianoci di Mauro Bigonzetti. «Stiamo già lavorando alla stagione 2027/28 con l’idea di rendere Bolzano un hub per collaborazioni internazionali», conclude Cerri. Nel frattempo i nuovi abbonamenti sono già in vendita alle casse del Comunale. «Quando il gioco si fa puro» lo Stabile risponde.

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