Una coppia non si regge solo sulla capacità di medicare le ferite
La posta del cuore del Corrmezz, le lettere di Pesciolino82 e Gelsomini&Burraco
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Una coppia non si regge solo sulla capacità di medicare le ferite
di Candida MorvilloLa posta del cuore del Corrmezz, le lettere di Pesciolino82 e Gelsomini&Burraco
Cara Candida, ho 44 anni, un matrimonio finito, un figlio di 11 anni e una convinzione che credevo adulta: dopo una certa età non si cerca più la passione cieca, si cerca pace. Pensavo fosse una conquista. Adesso non lo so più. Da un anno, sto con una donna che considero intelligente, sensibile. Non litiga per sciocchezze, non fa scene, non mi controlla il telefono, non pretende prove continue. Quando sto male, c’è. Se ho una giornata nera, capisce subito. Se torno da lei svuotato, mi rimette insieme. Per questo mi sono fidato. Il problema è che ho cominciato a notare una cosa che mi fa sentire meschino anche solo a scriverla: lei sa starmi accanto nel dolore, ma non nella gioia. Quando mi è andata male una cosa importante al lavoro, è stata presente, generosa, quasi commovente. Quando ho ricevuto una proposta che aspettavo da anni, si è fatta fredda, laterale, ironica. Mi ha detto «bene», ma con la faccia di chi ha appena morso un limone. Quando torno contento da una piccola soddisfazione, il suo umore si abbassa come se la mia felicità la escludesse o la offendesse. Sul dolore si avvicina. Sulla luce arretra. All’inizio ho pensato di immaginare. Poi ho cominciato a trattenermi. A non dire subito le cose belle. Non credo che lei sia cattiva. Credo forse che si senta meno necessaria quando sto bene, o meno al centro, o meno forte. Ma io non voglio una donna che mi ami solo quando sto male. La mia domanda è: è un difetto umano su cui si può lavorare o è uno di quei segnali decisivi che andrebbero presi sul serio?
Pesciolino’82
Caro Pesciolino’82, no, non è un dettaglio umano trascurabile. È uno di quei segnali che non fanno rumore, ma scavano. Perché una coppia non si regge solo sulla capacità di medicare le ferite: si regge anche sulla capacità di reggere la luce dell’altro. Consolare qualcuno ci fa sentire buoni, necessari, perfino insostituibili. Festeggiarlo richiede una forma più sana di amore: non vivere la felicità dell’altro come una sottrazione, ma come un allargamento. Questa donna, da come la racconti, sa essere rifugio. Ma un amore non può essere soltanto pronto soccorso. Se tu, per non urtarla, hai già cominciato a limare l’entusiasmo, a consegnarle solo la parte ferita di te, allora il problema non è il suo carattere: è il patto invisibile che si sta creando fra voi. E quel patto dice: io ti so amare quando hai bisogno, non quando splendi. È un patto ingiusto. Si può lavorare su questa cosa? Sì, se la nomini con semplicità e senza accuse, ma spiegandole cosa ti succede quando le racconti qualcosa di bello. Non si tratta di farle un processo, ma di mostrarle le crepe che si stanno aprendo. Si vedrà se ha voglia di guardarsi o se preferisce negare e se il suo raffreddarsi è una difesa, una paura, una goffaggine emotiva o è qualcosa di più velenoso e di più difficile da curare senza un aiuto esterno. Bisogna imparare a confrontarsi e risolvere i problemi prima che diventino abitudine. L’amore è lenire i dolori dell’altro ma anche moltiplicare la gioia di ciascuno.
Decine di relazioni virtuali non ne sostituiscono una profonda
Cara Candida, ho 62 anni, una vita sentimentale abbastanza istruttiva da avermi insegnato che gli uomini possono essere molte cose: avari, narcisi, vigliacchi, sposati e, nei casi più gravi, pure juventini. Quello che non avevo ancora incontrato era l’uomo sequestrato dai gruppi WhatsApp. Da qualche mese, frequento un signore della mia età, vedovo, distinto, gentile. Che però vive dentro il telefono: ha il gruppo del condominio, quello del paese, quello dei cugini, quello degli ex compagni di liceo, quello della barca che non possiede più, quello del torneo di burraco, quello della parrocchia pur non essendo del tutto praticante, quello dei volontari di una sagra di tre anni fa. Credo abbia anche un gruppo per commentare gli altri gruppi. Ogni nostra uscita è accompagnata da notifiche che lui legge con un senso civico commovente. Una sera mi raccontava una cosa tenera su sua moglie e si è interrotto per indignarsi perché nel gruppo del condominio qualcuno aveva parcheggiato male vicino ai bidoni. Al cinema, ha controllato cento volte il telefono per una lite su non so quali gerani del cortile. È proprio convinto che tutto ciò abbia importanza. Secondo te, è infantile desiderare un amore un po’ esclusivo, in cui durante un bacio non irrompa il dibattito sulla potatura del gelsomino condominiale?
Gelsomini&Burraco
Cara Gelsomini&Burraco, non credo sia infantile desiderare che nel mezzo di un bacio non si infilino i bidoni della scala B. L’amore deve essere aperto al mondo, ma non fino al punto di diventare un’assemblea condominiale. Il problema è dove mettiamo la nostra attenzione. E il tuo signore la sparge un po’ ovunque. Quello che cerca è considerazione e protagonismo. Sono i mali di quest’epoca dominata da ego e narcisismo. Stare virtualmente ovunque ci rende incapaci di stare con noi stessi e con la persona che ci sta accanto. Abbiamo decine di relazioni virtuali e superficiali e non siamo capaci di averne una che sia profonda. L’attenzione verso gli altri è lodevole, se è motivata dal desiderio sincero di essere di aiuto, ma è tossica se serve solo a darsi un ruolo. Non voglio scoraggiarti, ma prima di rassegnarti a essere una presenza intercambiabile fra i gerani del cortile, i bidoni della differenziata e il burraco del giovedì, ci penserei bene.
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