Biennale di Venezia e padiglione della Russia, l'Europa congela i contributi. Stefani: «Europarlamentari, reagite»
Ultimatum dell'Ue sui 2 milioni di finanziamento: «Trenta giorni per rispondere». E su Israele ipotesi sciopero
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Biennale di Venezia e padiglione della Russia, l'Europa congela i contributi. Stefani: «Europarlamentari, reagite»
di Sara D'AscenzoUltimatum dell'Ue sui 2 milioni di finanziamento: «Trenta giorni per rispondere». E su Israele ipotesi sciopero
Trenta giorni per rispondere alla Ue, e un muro difensivo di Lega e 5 Stelle per il presidente Pietrangelo Buttafuoco. Comunque vada, sia che la Russia ci sia o che alla fine si defili - come spera o invoca qualcuno - il rischio che la Biennale di Venezia debba fare a meno di due milioni di finanziamento da parte della Commissione Ue, si fa sempre più concreto.
La risposta della Biennale
È di venerdì - anticipata da «la Repubblica» - la lettera con cui la Commissione - e in particolare l’Agenzia esecutiva per l’istruzione e la cultura - ha avviato la procedura per congelare (o revocare) i fondi per aver permesso alla Russia di tornare a esporre nel proprio Padiglione. La Biennale avrà ora trenta giorni per rispondere se davvero la procedura con cui è stato permesso il ritorno della Russia abbia violato le sanzioni internazionali.
«La Biennale prende atto - ha diramato la fondazione in una nota arrivata in serata - delle considerazioni e motivazioni contenute nella lettera e comunica che esprimerà nei tempi e termini dovuti le proprie ragioni, certa di non aver violato alcuna norma. Conferma di aver agito in stretta osservanza delle leggi nazionali e internazionali vigenti».
La minaccia da parte europea era stata sollevata all’indomani della comunicazione della presenza dei russi. Ora da Venezia dovranno mettere insieme le carte per l’Europa, pena la perdita di due milioni di fondi in tre anni per sostenere i produttori cinematografici, le tecnologie immersive e le attività di formazione. Sabato la notizia ha provocato una nuova ondata di solidarietà nei confronti della fondazione veneziana. Il presidente della Regione, Alberto Stefani, che da subito aveva sostenuto Buttafuoco, ha fatto appello ai parlamentari europei a difendere «la principale istituzione culturale del nostro Paese da quello che si configura come un vero e proprio ricatto. La pace non si costruisce attraverso la censura e la libertà non si difende limitandola. La Biennale non è un problema da gestire, ma uno spazio di confronto da difendere».
Lega a Cinque Stelle
La difesa della fondazione veneziana vede compatta la Lega. Per Matteo Salvini il comportamento dell’Europa è «imbarazzante» e rappresenta un «volgare ricatto»: «Siamo veramente alla follia. Con quello che accade nel mondo, in Iran, che a Bruxelles minaccino le istituzioni culturali italiane è veramente imbarazzante». Sulla linea più «strategica» si pone Luca Zaia, presidente del Consiglio regionale del Veneto, che già aveva lanciato l’idea che la prossima Biennale divenisse luogo di diplomazia culturale: «La Biennale - dice Zaia - può diventare una grande occasione per parlare di pace e per portare avanti un messaggio forte, universale, di quelli che solo il mondo dell’arte, della cultura, degli intellettuali e degli artisti, nei passaggi più drammatici della storia, ha saputo esprimere».
Contro la presenza di Israele
I 5Stelle, per le posizioni nei confronti della Russia molto più in linea con la Lega che con l’alleato Pd, chiedono che il ministro Alessandro Giuli vada a riferire in Parlamento: «Da Bruxelles atto grave e arrogante - dice il capogruppo M5S al Senato, Luca Pirondini - è un’ingerenza politica sull’autonomia e sulla libertà culturale degli italiani espressa con il linguaggio dei burocrati. Giuli dica con chiarezza se intende obbedire a Bruxelles e oppure difendere un’istituzione simbolo del nostro Paese».
Chiamata in causa dall’appello agli europarlamentari rivolto da Stefani, risponde Alessandra Moretti, europarlamentare del Pd: «Accolgo l’appello del presidente Stefani - dice Moretti - i luoghi di cultura devono continuare a essere ponti di dialogo. Quanto alle sanzioni che secondo l’Europa sarebbero state violate dalla Biennale, è tutto da verificare e insieme a tutti i colleghi europei cercheremo di capire di che tipo di sanzioni e di violazioni si tratta: è giusto che noi con tutti colleghi entriamo nel merito. Ci confronteremo tra noi e cercheremo di capire come superare questo momento. Saremo uniti nel fare del nostro meglio per la Biennale».
Ma la Russia non è l’unico fronte: l’8 maggio, giorno di vigilia dell’apertura, il collettivo Sale Docks, Art Not Genocide Alliance, assemblea permanente Biennalocene, insieme a lavoratrici e lavoratori, movimenti e organizzazioni cittadine hanno proclamato uno sciopero dei lavoratori alla Biennale contro la presenza di Israele e per la dignità del lavoro.
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