Barbara Bouchet: «Il mio film sul fine vita, anche io vorrei fare come le Kessler. Non mi vedo attaccata ai tubi»
Finale: Allegro di Emanuela Piovano sarà presentato a Torino alle 20.30 al Cinema Romano. Parteciperanno anche la regista e la protagonista Bouchet
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Barbara Bouchet: «Il mio film sul fine vita, anche io vorrei fare come le Kessler. Non mi vedo attaccata ai tubi»
di Fabrizio DividiFinale: Allegro di Emanuela Piovano sarà presentato a Torino alle 20.30 al Cinema Romano. Parteciperanno anche la regista e la protagonista Bouchet
Una storia di amore e morte (in musica), all’insegna della libertà individuale. Ecco, in sintesi, Finale: Allegro di Emanuela Piovano (produzione Kitchenfilm, Making Movie & Events con Rai Cinema e il sostegno di Piemonte Film TV Fund della Regione Piemonte e Film Commission Torino Piemonte). Il pubblico torinese potrà apprezzarlo «di persona» martedì alle 20.30 al Cinema Romano, alla presenza della regista e della protagonista Barbara Bouchet. «Lo definirei — afferma l’attrice — un film che parla di una donna che decide tutto per sé, senza intrusioni né influenze esterne. Karina sa come vivere, amare e, soprattutto, come intende morire. Insomma, lei mi piace perché cerca di avere il controllo di tutto, dall’inizio alla fine».
A proposito di un eventuale ricorso all’eutanasia, Karina dichiara: «La fine si avvicina e non voglio essere impreparata». Lo pensa anche lei?
«Diciamo che non so se farei proprio tutto quello che lei dice, ma l’importante è che io rispetti le sue scelte. Certo, sul diritto al disporre della propria morte, penso per esempio alle gemelle Kessler, sono completamente d’accordo. Non accetto l’accanimento terapeutico e, nel caso capitasse, vorrei decidere io del mio destino perché con i tubi attaccati proprio non mi ci vedo. La legge, purtroppo, oggi non lo consente ma spero che ci si arrivi presto».
Karina e Max fanno pensare a un passato militante: ha combattuto anche lei le grandi battaglie per i diritti?
«No, io sono troppo giovane e non le ho vissute in prima persona. Scherzi a parte, non ho mai mancato di condividere i miei pensieri a favore della libertà».
Come da madrina di Lovers, qualche anno fa?
«Io ho sempre detto di essere a favore di diritti e libertà sessuale e il Lovers è la platea migliore per ribadirlo. Inoltre, ricordo con affetto quella partecipazione anche perché fu lì che Emanuela Piovano mi offrì la parte».
Come andò?
«Dopo avermi incontrata, mi mandò il copione e pensai: “Ecco quello che cercavo! Finalmente qualcuno mi dà una parte lontana dalla mia immagine ‘sexy’ del passato”».
Tra i temi del film, si accenna al patriarcato. Come lo ha vissuto?
«All’epoca ero una bella faccia e un bel corpo. Il resto non interessava a nessuno: la “qualità” era categoria riservata ai maschi. Il mio carattere era esattamente l’opposto e riuscivo a non farmi comandare da nessuno».
Finale: Allegro è anche la storia di un amore mai realizzato: ha qualche rimpianto?
«No, per nulla. Ho vissuto la mia vita al meglio delle mie possibilità e ne sono felice».
Una divagazione sulla cronaca: lei ha recitato in Milano Calibro 9 insieme a Mario Adorf, scomparso in questi giorni: ricordi?
«Grazie per averlo citato, anche se ricordo molto più il compianto Gastone Moschin con cui ho recitato in molte scene. Ogni volta che se ne va un grande penso che mi dispiace, ma poi rifletto: “Chissà, magari adesso sta meglio di me”».
Qual è il suo rapporto con la musica, «coprotagonista» del film?
«Mi piacciono le canzoni di una volta. E confesso, non mi piace il rap. Ma so anche che quando i giovani di oggi avranno la mia età, ascolteranno il rap e, probabilmente, non capiranno la musica contemporanea».
Della sua esperienza torinese, tra le location del Valentino, del Circolo Armida, di piazza Vittorio e molte altre, cosa ricorda?
«Dopo tanti spettacoli e teatro, tornare a Torino per me è sempre una grande gioia anche se di questo film (ride, ndr) ricordo, soprattutto, un freddo cane e un mese e mezzo di sveglia alle 6».
Soddisfatta della sua bella prova d’attrice?
«Il film è piaciuto a me e al pubblico che fino a oggi lo ha visto. Mi spiace per una scena tagliata in cui piangevo disperatamente. Mi era venuta proprio bene: peccato non possiate vederla».
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12 aprile 2026
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