Viaggio in Toscana: nel paradiso del diavolo a Larderello, dove i draghi non rispettano i confini
Corriere della Sera - Cultura

Viaggio in Toscana: nel paradiso del diavolo a Larderello, dove i draghi non rispettano i confini

Sabato 21 marzo 2026
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Lungo le colline ridisegnate dai tubi argentati il centro della terra sembra più vicino che altrove. Qui Dante vide paesaggi che avrebbe poi descritto nella «Commedia»

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Viaggio in Toscana: nel paradiso del diavolo a Larderello, dove i draghi non rispettano i confini

di Enzo Fileno Carabba

Lungo le colline ridisegnate dai tubi argentati il centro della terra sembra più vicino che altrove. Qui Dante vide paesaggi che avrebbe poi descritto nella «Commedia»

Colline percorse da tubi argentati zigzaganti: un paesaggio terrestre e extraterrestre, avvolto da cinquecento chilometri di tentacoli di drago. (Esistono, rari ma documentati, draghi dotati di tentacoli). Questo potrai vedere a Larderello e dintorni. 

I tubi servono per portare il vapore estratto dalle profondità della terra verso gli impianti che producono energia. Pulita e rinnovabile. Il connubio tra tubi e colline suscita una particolare sensazione, come di strana bellezza.

Dalle alte torri di raffreddamento escono colonne di vapore che puoi vedere da lontano. 

Se ti aggiri più in là, per esempio tra Sasso Pisano e Monterotondo Marittimo, troverai zone libere da impianti industriali dove la terra sbuffa, sussurra, gorgoglia, fuma, si sfoga o ribolle. Gli uomini hanno dato a questi fenomeni nomi diversi: soffioni, lagoni, fumarole, biancane, putizze, bulicame, porte dell’inferno, prodigi, miracoli. Ma anche senza rincorrere il loro significato percepirai il calore e la forza che, prendendo forme diverse, risalgono da un magma remoto. 

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Qui il centro della terra sembra più vicino che altrove. È un paradosso. Non si tratta, infatti, di un centro geometrico.

Prima di imbrigliarla come fonte di energia elettrica, gli esseri umani hanno usato la forza proveniente dalle profondità terrestri in altri modi. Se ne sono nutriti chiudendo gli occhi. Si distendevano a terra, in corrispondenza delle fratture da cui uscivano nebbie e vapori: dopo un po’ venivano visitati da fantasmi generati dalla Terra. Tali sogni rivelavano agli uomini il passato e il futuro.

Questo avveniva anche a Delfi, in Grecia, grazie a fenomeni geotermici analoghi a quelli di Larderello, per lo meno nelle manifestazioni esteriori. Capitava ai tempi di Temi, figlia di Urano e Gea, prima che Apollo prendesse il controllo della situazione cambiando le carte in tavola e negando attendibilità alle visioni partorite dalla Terra. La pratica di distendersi sul suolo caldo per entrare in contatto con messaggeri di altre dimensioni può anche far ridere. Eppure lo stesso desiderio di contatto con un’altra dimensione è già un contatto, perlomeno con quella parte di te che vuole andare oltre le paure quotidiane. Del resto, il culto delle verità che escono dalla Terra ci dice anche qualcosa che possiamo condividere oggi: che la vita non è statica, è un processo caldo.

Il culto delle verità sotterranee era anche etrusco e durò a lungo, tanto che quando il generale romano Lucio Cornelio Silla venne da queste parti si occupò di contrastarlo, scacciando le visioni che venivano da Tagete, divinità etrusca sotterranea. Oggi possiamo ammirare Rocca Sillana, una fortificazione in posizione impervia, da cui è possibile vedere bene il paesaggio di cui stiamo parlando. «Vai bimbo vai» dice il cartello che indica dove salire. Secondo la leggenda Rocca Sillana deriva appunto da Silla, anche se quel che vediamo è posteriore (magari sorge sopra un nucleo più antico, chissà...).

Possiamo immaginare Silla che combatte le visioni da quassù. Del resto, non deve essere riuscito a distruggerle se è vero che tempo dopo Dante Alighieri, passando tra quelle nebbie e quei vapori, vide i paesaggi che poi avrebbe descritto in alcuni passi del suo Inferno. Dante fu un portentoso fantageografo (nel senso che descrisse in modo fantastico paesaggi reali). Riconobbe in questi paesaggi fumanti il paradiso del diavolo.

Monte Cerboli (qui accanto) prende il nome da Cerbero, il cane a tre teste che di lavoro fa il guardiano dell’inferno. Forse per contrastare le presenze oscure, i «sogni dalle ali nere» (Euripide) questi luoghi nel XV secolo sono stati anche teatro di apparizioni mariane: la Vergine Maria ha preso forma dai vapori per illuminare le anime perse nel buio, che qui, pare, abbondavano.

Non lontano, Guglielmo di Malavalle uccise un drago. Guglielmo era un santo e un guerriero. Pare che questa figura sia il risultato di due figure storiche distinte: un eremita e un combattente. Il calore che sgorga dalla terra può anche provocare la fusione dei personaggi, se gliene dai il tempo. Si potrebbe obiettare che Guglielmo di Malavalle, questo assemblaggio di figure carismatiche, ha importunato il drago a qualche chilometro da qui, verso Castiglion della Pescaia, ma sarebbe davvero un’obiezione ingenua perché attraverso il Mondo di Sotto tutto è collegato, e i veri draghi saettano nei tubi invisibili e non rispettano i confini umani. E questo è il motivo per cui non appaiono nei libri di zoologia.

All’inizio dell’ Ottocento Francois Jacques de Larderel, un ingegnere francese con vago accento livornese, creò qui il primo impianto industriale per l’estrazione dell’acido borico dai fanghi e dalle acque calde dei soffioni boraciferi. Fino ad allora il boro (utile in molti campi) veniva dal Tibet a caro prezzo. 

Anche quella di Larderel fu una visione uscita dalla terra. Il paese di Larderello deve il suo nome all’ingegnere. Fino ad allora si chiamava Castelnuovo dei Sabbioni, e prima Bagno al Morbo. Ma «le verità della notte» (Euripide) non avevano smesso di dare suggerimenti tecnici agli uomini.

All’inizio del Novecento fecero venire in mente a Piero Ginori Conti che il calore sotterraneo può essere utilizzato per produrre energia e così fu realizzata la prima centrale geotermica al mondo. Giappone, Nuova Zelanda e Islanda sono venuti dopo. Il tutto iniziò con l’esperimento delle lampadine: nel 1904 Piero Ginori Conti riuscì a farne accendere cinque con l’energia terrestre, un momento simbolico con ricadute pratiche. Dunque chiudiamo gli occhi e distendiamoci — se ci va — tra i vapori o nelle pozze gorgoglianti, a patto che non siano troppo calde naturalmente. Sarà bello attendere qualche idea nuova dal magma profondo. 

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21 marzo 2026 ( modifica il 21 marzo 2026 | 08:16)

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