Maurizio Ferraris, ultima lezione all'università: «La filosofia non è morta. E ce n’è un gran bisogno»
Corriere della Sera - Cultura

Maurizio Ferraris, ultima lezione all'università: «La filosofia non è morta. E ce n’è un gran bisogno»

Sabato 21 marzo 2026
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Mercoledì 25 marzo il filosofo saluterà gli studenti dopo una lunga carriera accademica iniziata a Trieste nel 1984, all’età di 28 anni

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Maurizio Ferraris, ultima lezione all'università: «La filosofia non è morta. E ce n’è un gran bisogno»

di Paolo Morelli

Mercoledì 25 marzo il filosofo saluterà gli studenti dopo una lunga carriera accademica iniziata a Trieste nel 1984, all’età di 28 anni

Mercoledì 25 marzo sarà un giorno importante per il filosofo Maurizio Ferraris, perché Palazzo Nuovo ospiterà la sua ultima lezione. La lunga carriera accademica è iniziata all’Università di Trieste nel 1984, all’età di 28 anni. «Ciò mi ha concesso — sottolinea — di non essere mai l’assistente né il dottorando di nessuno». Appuntamento in aula 35 alle 12.

Partiamo dal titolo della lezione, Il mondo è tutto ciò che resta. Cosa intende?
«Che il mondo è ciò che c’era prima di noi e che resterà dopo di noi. Il mondo è una cosa meravigliosa, fatto di enti, eventi, persone, azioni, nozioni, decisioni, che umilia i grandi paranoici che credono che la loro fine coincida con la fine del mondo. Al mondo importa ciò che dura; per esempio, forse, queste righe se per caso si salveranno».

Il mondo è sempre più polarizzato? Cosa succede a chi non si riconosce in uno dei poli?
«Siamo sicuri che il mondo sia più polarizzato adesso che nel 1980, o nel 1940, o nel 1914, o nel 1789 o indietro fino all’Impero Romano? In questo momento l’Europa deve riorganizzarsi, come è successo, dopo il 1989, prima all’Islam e alla Cina, poi alla Russia. Il momento è favorevole proprio a causa della minaccia esistenziale a cui è sottoposta, e per una Ungheria putiniana abbiamo un Regno Unito, cioè una grande potenza marittima, non un brandello di vecchi imperi, che ritorna a casa».

Lei ha parlato di comunismo digitale, cosa vuole dire?
«Che da un paio di decenni si è creato un enorme e imprevisto valore, il capitale digitale: un tesoro nuovo, e infinitamente più ricco del capitale industriale e finanziario. Nasce dalla registrazione dei nostri comportamenti, e come ogni altro capitale riceve valore solo dagli esseri umani. È dunque un patrimonio dell’umanità che per il momento è adoperato in modo liberalistico dagli americani, e bolscevistico dai cinesi. Bisogna invece che ritorni all’umanità intera, e non solo ai due grandi imperi, uno dei quali lo sta dilapidando per bombardare l’Iran. L’urgenza è evidente e il comunismo non è solo un libro, ma un progetto: Webfare, cioè Welfare digitale, a cui sto lavorando insieme al Politecnico e all’Università».

Che rapporto c’è tra l’essere umano e il mondo digitale?
«Quello tra Goethe e Eckermann: Goethe detta, Eckermann scrive. Il problema è che non sempre a dettare c’è Goethe».

Perché l’intelligenza artificiale ci spaventa e ci attira?
«Perché gli impresari della Ai per magnificare le loro mercanzie si divertono a farci paura. Per un po’ ci riescono, ma alla fine prevale il buonsenso e capiamo che l’intelligenza artificiale, così come la scrittura o la stampa, è una enorme risorsa, purché si disponga di una scorta sufficiente di intelligenza naturale».

Dove finisce la vita offline e inizia quella online?
«Noi siamo, come esseri viventi, sempre offline, poi possiamo aprire un libro o scrollare un telefonino. Nel secondo caso, ci spiegano color che sanno, siamo online; vuol dire che nel primo eravamo onbook?».

Che spazio ha la filosofia oggi?
«Molto più di quando ho incominciato io, non si faceva che parlare di morte della filosofia. Adesso sembra che ce ne sia un gran bisogno».

Lei termina il suo lavoro di insegnamento all’Università. Qual è il suo stato di salute, secondo lei, e come è cambiato l’insegnamento rispetto a quando ha iniziato?
«Quanto alla mia salute, bene, grazie. Quanto a quella dell’università, è molto migliore di quando ho iniziato, e spero di avere dato un piccolo contributo al cambiamento».

Ha degli altri progetti?
«Oltre a Webfare c’è Tecnosofia, cioè il corso di quest’anno, un libro per l’anno prossimo, e un nuovo programma di ricerca per realizzare quella che ambisce a essere una metafisica per il XXI secolo».

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