Neffa: «La casa discografica mi chiese di dare "Aspettando il sole" a Jovanotti. Con i Sangue Misto un viaggio fantastico»
Il musicista in tour con il nuovo album «Canerandagio»: «Sono tornato a produrre molte basi. Nel progetto iniziale erano destinate ad altri rapper»
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Neffa: «La casa discografica mi chiese di dare "Aspettando il sole" a Jovanotti. Con i Sangue Misto un viaggio fantastico»
di Andrea TintiIl musicista in tour con il nuovo album «Canerandagio»: «Sono tornato a produrre molte basi. Nel progetto iniziale erano destinate ad altri rapper»
Neffa è tornato. Il rapper Neffa è tornato. Un nuovo disco diviso in due parti, «Canerandagio», e un tour nei club dopo il bagno di folla al Forum di Assago. Domani (domenica 22 marzo), dopodomani e il 25 marzo sarà all’Estragon Club con tre sold out (ore 21).
Chi sono i cani randagi di oggi?
«Tutti quelli che trovano la forza di cercare le informazioni giuste per resistere alla corrente del flusso».
Qual è stata la molla che l’ha spinto a tornare a essere un rapper duro e puro?
«Non so cosa sia un rapper duro e puro. Sono tornato prima di tutto a produrre molte basi. Mi è piaciuta la musica trap e poi col tempo mi sono trovato a produrre più beats con lo swing, di quelle che oggi vengono chiamate boom bap. Nel progetto iniziale le basi erano destinate ad altri rapper. Col tempo sono diventate basi coi buchi e un po’ alla volta mi è venuta voglia di riempire i buchi».
Dove si può collocare «Canerandagio» nell’attuale scena hip hop italiana?
«Onestamente non sta a me dirlo. Mi interessava fare un album che avesse diritto di cittadinanza nel presente».
A proposito del messaggio di «Canerandagio» cosa vuole che arrivi alla gente?
«Libertà, immaginazione e profondità».
Sente sulle spalle il peso di un passato artistico che ha fatto la storia?
«Nessuno insegna, nessuno impara e tutti andiamo a scuola. Riguardo al peso, in questa fase della mia vita lo sento come ali».
Oggi a 58 anni come vive il rap?
«La parte più difficile è l’approccio alla misura. Si sa bene che esiste una quota non tecnica di eccesso nella vita di un ragazzo che fa rap. Presumo sia l’Hip che c’è nell’Hop. E troverei ridicolo cercare di simularlo. Detto questo, sono uno che analizza i fatti. E i fatti di questo ultimo anno dicono che ho la tecnica e la profondità sufficienti a essere un giocatore. Però, mi gasa molto sapere che ho ancora da migliorare. Sono parecchio carico».
Una curiosità legata ad «Aspettando il sole». È vero che la voleva Jovanotti ma lei si è rifiutato?
«È più corretto dire che mi fu chiesto dalla casa discografica, non so neanche se lui l’ha mai saputo».
Il suo rapporto con il capoluogo emiliano è cambiato negli anni? Bologna è «solo il buco del c…o del mondo»?
«Io e Bologna per tanti anni ci siamo guardati a distanza. Ma è colpa mia perché non esco. Ora non esco a Milano. Però, posso dire che sono rimasto molto colpito di quanta gente abbia comprato il biglietto per vedermi. È ovvio che Bologna aveva un messaggio per me e l’ho sentito forte e chiaro. Per quanto riguarda la seconda parte della domanda, credo che da quando Speaker Dee Mò ha scritto quella frase, Bologna ha cambiato almeno 100 pelli, quindi non saprei dire».
Se pensa alle stagioni dei Sangue Misto che emozioni prova?
«È stato un viaggio fantastico. Io, però, sono uno che ha tanto passato e se fossi di quelli che tornano sul passato, non avrei tempo per il presente. Sono molto affezionato agli anni che hanno portato a quel momento».
È stato il batterista dei Negazione. Senza l’hip hop sarebbe rimasto un musicista hardcore?
«Questa è una buona domanda. La parte di quella sliding door non l’hanno mai girata. Posso dire che era tutto un altro film».
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21 marzo 2026
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