David Quammen: «Ecco quando il mondo cambia. Distruggere gli ecosistemi renderà la Terra più solitaria e noiosa, gli esseri umani dovrebbero riprodursi e consumare meno»
David Quammen (autore di «Spillover») al DAMA di Bologna per il festival Tecnòpolis: «L'Africa è l’unico continente sulla Terra in cui molte delle grandi specie di megafauna sono sopravvissute fino al XXI secolo. Un dono prezioso, per il quale dovremmo essere grati al caso, alla storia e ai popoli africani»
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David Quammen: «Ecco quando il mondo cambia. Distruggere gli ecosistemi renderà la Terra più solitaria e noiosa, gli esseri umani dovrebbero riprodursi e consumare meno»
di Massimo MarinoDavid Quammen (autore di «Spillover») al DAMA di Bologna per il festival Tecnòpolis: «L'Africa è l’unico continente sulla Terra in cui molte delle grandi specie di megafauna sono sopravvissute fino al XXI secolo. Un dono prezioso, per il quale dovremmo essere grati al caso, alla storia e ai popoli africani»
«Il momento in cui il mondo cambia» è il titolo della lectio magistralis che tiene oggi, 20 marzo, alle 20.30 al Festival Tecnópolis David Quammen,
viaggiatore, giornalista e scrittore, autore del famoso «Spillover», libro
citatissimo per spiegare la pandemia (Tecnopolo DAMA di Bologna, via Stalingrado 84/3, ingresso gratuito, prenotazioni, autobus 25).
Quando il mondo si trasforma?
«Il mio interesse e le mie riflessioni su questo tema, riguardano il contesto delle scoperte scientifiche che cambiano il mondo. (Martin Luther cambiò il mondo nel 1517 quando pubblicò le sue Novantacinque Tesi, ma quella non fu una scoperta o rivoluzione scientifica.) Il mondo cambia in risposta a una scoperta scientifica nel momento in cui uno scienziato: 1) fa una nuova osservazione che sostiene 2) una grande nuova idea, e 3) pubblica quell’idea 4) in una forma che persone influenti trovano convincente e 5) che persone di vari livelli della società trovano emozionante, affascinante o spaventosa».
Grazie a quali fattori e in che modo avviene tale mutazione?
«Diversi fattori contribuiscono a un momento del genere. Si potrebbe dire, sì, che lo provocano. Uno di questi, almeno in alcuni casi, è la comparsa di un nuovo strumento, o di nuovi strumenti, di osservazione. Per Galileo fu il suo telescopio migliorato. Un altro fattore che contribuisce può essere un’opportunità straordinaria di osservazione che non implica
necessariamente nuovi strumenti. Charles Darwin ebbe l’opportunità straordinaria di navigare intorno al mondo sulla nave Beagle e di fare osservazioni di storia naturale in Argentina, nelle isole Galápagos e in Australia. Vide cose che lo convinsero che la spiegazione convenzionale della diversità biologica — cioè che un Dio molto attivo avesse creato ogni specie individualmente — probabilmente non era vera. Un terzo fattore che può contribuire è costituito da altre scoperte o nuove informazioni che aprono la strada alla grande scoperta. Watson e Crick, quando arrivarono alla loro soluzione sulla struttura della molecola di DNA, avevano la regola di complementarità scoperta da Erwin Chargaff e la fotografia di cristallografia a raggi X scattata da Rosalind Franklin e Raymond Gosling».
Quali pericoli o possibilità e opportunità riserva il cambiamento
all’ambiente e all’essere umano?
«I pericoli o le opportunità prodotti da una scoperta dipendono dalla natura della scoperta e dal modo in cui gli esseri umani scelgono di utilizzarla. Hahn e Strassmann scoprirono la fissione nucleare nel 1938. Questo creò sia pericoli sia possibilità difficilmente misurabili. Jane Goodall scoprì nel 1960 che gli scimpanzé usano strumenti e li costruiscono, e che quindi il confine tra scimpanzé ed esseri umani non è così assoluto come si pensava. Questa scoperta aiutò le persone a comprendere meglio l’unità di tutta la natura, un cambiamento completamente positivo».
Nel suo ultimo libro pubblicato in Italia per Adelphi, «Il cuore selvaggio della natura», che raccoglie reportage scritti per «National Geographic», lei racconta soprattutto l’Africa. Quali sono la forza e la diversità di quel
continente?
«L’Africa è l’unico continente sulla Terra in cui molte delle grandi
specie di megafauna del Pleistocene sono sopravvissute, in popolazioni
consistenti, fino al XXI secolo. Questo è un dono prezioso, per il quale tutto
il mondo dovrebbe essere grato al caso, alla storia e ai popoli africani».
Lei ha molto viaggiato in luoghi lontani dalla cosiddetta civiltà. Cosa può insegnarci la natura selvaggia?
«La cosa più importante che un’attenzione ravvicinata alla natura allo stato selvaggio può insegnarci, come insegnò anche a Jane Goodall, è
che noi esseri umani non siamo separati dalla natura, selvaggia o meno. Non siamo al di sopra di essa. Non siamo distaccati da essa. Ne facciamo parte».
Qual è, secondo lei, il rapporto tra selvaggio e civilizzato?
«Wilderness è una parola complicata e ingannevole, e ormai la uso raramente. Quando viene usata troppo spesso, implica che gli ecosistemi naturali siano in qualche modo più puri o perfetti quando gli esseri umani sono assenti. A mio parere questo è fuorviante e sbagliato. Parlo invece del “selvaggio” (come ho fatto nel mio libro “Il cuore selvaggio della natura”) come di un termine pratico per indicare la natura nella sua forma più robusta, più diversificata e più libera da vincoli. Ma per la maggior parte degli ultimi 300mila anni gli esseri umani hanno fatto parte del mondo selvaggio. Il fatto che oggi sembriamo spesso completamente separati da esso, nella maggior parte del pianeta, riflette il fatto che la popolazione umana è cresciuta in modo enorme, sia in numero sia nel potere di influenzare gli ecosistemi, a un livello mai raggiunto da nessun’altra
specie di grande animale nella storia geologica della Terra».
L’uomo sta riducendo gli ecosistemi. Quali le conseguenze?
«La distruzione degli ecosistemi selvaggi e la perdita di biodiversità ci stanno portando verso un futuro in cui il pianeta Terra viene semplificato e ridotto ai bisogni, ai desideri e alle richieste degli esseri umani — una Terra che sarà più solitaria, più noiosa e più brutta rispetto a quella che abbiamo ereditato dai nostri antenati. È una prospettiva terribile, e dobbiamo impedirla».
Come ristabilire un equilibrio?
«La parola “equilibrio” non è molto utile in un mondo vivente e geologicamente attivo, in cui il cambiamento è costante. L’espressione “proporzione umile” potrebbe funzionare meglio. Dobbiamo ridurre gradualmente la riproduzione umana e il consumo umano, così che noi esseri umani prendiamo per noi stessi solo una “proporzione umile” delle creature e dei prodotti naturali di questo pianeta».
Ha dei modelli come viaggiatore, come scienziato, come scrittore?
«Come viaggiatore,i miei modelli sono Charles Darwin, J. Michael Fay (un ecologo ed esploratore americano di cui scrivo in “Il cuore selvaggio della natura”) e Gilbert White (un grande naturalista inglese, che ebbe la pazienza e la saggezza di non viaggiare affatto, ma di osservare la natura a casa sua nel piccolo villaggio chiamato Selborne). Tra gli scienziati, i miei eroi includono Darwin, Alfred Russel Wallace, Carl Woese, Jane Goodall ed Edward O. Wilson. Come scrittore, sono stato influenzato soprattutto da William Faulkner».
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20 marzo 2026
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