Via Crucis di Vance e i Maga divisi
Corriere della Sera - Cultura

Via Crucis di Vance e i Maga divisi

Giovedì 19 marzo 2026
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Il vicepresidente vive i giorni più difficili, costretto a seguire Trump nell’avventura di una guerra devastante che in passato Vance aveva escluso perentoriamente: impensabile, «una gigantesca distruzione di risorse… un danno insopportabile per l’America» che lui non vedeva minacciata. Dopo l’attacco di tre settimane fa, lunghi silenzi.

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Via Crucis di Vance e i Maga divisi

Massimo Gaggi | 19 marzo 2026

Il vicepresidente vive i giorni più difficili, costretto a seguire Trump nell’avventura di una guerra devastante che in passato Vance aveva escluso perentoriamente: impensabile, «una gigantesca distruzione di risorse… un danno insopportabile per l’America» che lui non vedeva minacciata. Dopo l’attacco di tre settimane fa, lunghi silenzi.

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Mancano due settimane al Venerdì Santo, ma per il cattolico «postliberale» JD Vance è già tempo di Via Crucis. Mentre il suo mentore, Peter Thiel, conclude a Roma quattro conferenze da imprenditore filosofo che ama sconfinare nella teologia senza riuscire a scalfire il muro di ostilità della Chiesa di Leone XIV (col tagliente «Dio non può essere arruolato dalle tenebre» pronunciato dal Papa domenica) né quello di imbarazzo e diffidenza della destra italiana al governo, il vicepresidente vive i giorni più difficili. Costretto a seguire Trump nell’avventura di una guerra devastante che in passato Vance aveva escluso perentoriamente: impensabile, «una gigantesca distruzione di risorse… un danno insopportabile per l’America» che lui non vedeva minacciata. Dopo l’attacco di tre settimane fa, lunghi silenzi. E quando l’altro giorno nello Studio Ovale, davanti a Trump, un giornalista di un sito conservatore gli ha chiesto se condivide la scelta del presidente di attaccare Teheran, un Vance coi nervi a fior di pelle ha reagito accusandolo di tentare di creare divisioni nel governo. Nervosismo comprensibile: non può non sostenere decisioni che non condivide e che potrebbero avere, oltre a quelle internazionali, anche conseguenze molto negative di politica interna per la destra: la spaccatura dei Maga sulla guerra è profonda e Vance ci sta dentro fino al collo. Quella esplosa dentro il governo con le dimissioni del capo dell’Antiterrorismo, Joe Kent, e le ammissioni, in Congresso, della direttrice dei servizi segreti, Tulsi Gabbard (non c’era una vera minaccia incombente sugli Usa e il regime iraniano continua a funzionare nonostante l’uccisione di moltissimi suoi capi civili e militari) si è consumata, poi, proprio davanti al vicepresidente. Kent, un cospirazionista ultrà di destra fedelissimo di Vance, era andato da lui ad annunciare le dimissioni. Vance, presente anche la Gabbard, aveva cercato di disinnescare la mina. Kent non lo ha ascoltato: non solo si è dimesso, ma ha accusato Trump di essere succube di Netanyahu e ha scelto le telecamere di Tucker Carlson, altro fedelissimo trasformato dalla guerra (e dal caso Epstein) in nemico del presidente, per sparare a zero sulla Casa Bianca. Una guerra tra i Maga che può diventare sanguinosa: Kent è già finito nel mirino dell’Fbi con l’accusa di aver rivelato segreti nella trasmissione di Carlson.


19 marzo 2026

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