Italia paradisino fiscale, ma il conto lo paghiamo noi
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Caro Aldo,
ci si lamenta dei paradisi fiscali che permettono alle multinazionali di evadere le tasse ma, a suo tempo, anche il governo Renzi fece dell’Italia un paradiso fiscale per i ricchi stranieri consentendo loro di adempiere tutti i doveri fiscali pagando un’imposta annua di 100.000 euro se avessero trasferito la residenza in Italia. Intanto gli altri Paesi perdevano milioni di tasse. Non mi risulta che nessun governo abbia abolito queste norme favorevoli agli stranieri, anche se l’imposta oggi ammonta a 300.000 euro all’anno. Non mi pare poi che nessuno se la sia presa contro la normativa che protegge l’evasione fiscale a danno degli altri Paesi.
Pietro Volpi, Lovere
Caro Pietro,
lei ha ragione. Quell’iniziativa fu improvvida, non ha portato quasi nulla nelle casse dello Stato, in compenso ha contribuito a gonfiare ulteriormente la bolla immobiliare nel nostro Paese, in particolare a Milano. Di quella norma hanno usufruito soprattutto grandi manager in pensione che magari avrebbero dovuto pagare milioni di euro di tasse nel loro Paese e invece hanno trovato un piccolo paradiso fiscale in Italia. Il problema è che fino a quando i Paesi europei giocheranno a farsi concorrenza tra loro, con le nazioni del Nord che attirano le multinazionali e quelle del Sud che attirano pensionati, saremo lontani dall’equità. Il punto è che l’elusione e l’evasione fiscale — sia nelle forme permesse dalla legge, sia in quelle illegali — non sono sentite dall’opinione pubblica come un problema. L’evasore o l’elusore anzi è simpatico, è un furbo che ce l’ha fatta. Ci manca completamente l’idea che lo Stato siamo noi; lo Stato è percepito come altro rispetto a noi, come qualcosa da temere e da cui guardarsi. Poi giustamente ci arrabbiamo se bisogna aspettare sei mesi per un esame urgente all’ospedale, se nelle scuole mancano gli insegnanti in particolare i docenti di sostegno, se la macchina della sicurezza e quella della giustizia non funzionano appieno. Ma ogni Paese ha la sanità, la scuola, la sicurezza che riesce a finanziare. Non è soltanto questione di soldi, certo, ma anche di organizzazione, senso di responsabilità, efficienza. Ma in Italia esiste un’enorme questione salariale. Se pagassimo più decentemente insegnanti, medici, infermieri, ci sarebbero anche meno cervelli in fuga.
19 marzo 2026 ( modifica il 19 marzo 2026 | 17:25)
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