Guardare in faccia
Guardare in faccia
di Massimo Gramellini | 19 marzo 2026I tuoi preferiti
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Ci tolgono il sonno le macchine che assomigliano agli uomini, ma dovremmo cominciare a preoccuparci anche degli uomini che assomigliano alle macchine.
Non passa giorno senza che qualche lavoratore non venga licenziato con modalità disumane: un sms, un whatsapp, una raccomandata come quella trovata nella buca delle lettere dalla moglie di un installatore di Bari che si stava preparando per andare in ufficio.
Persino in amore ormai c’è chi si lascia con un messaggino o scomparendo all’improvviso, senza concedere all’altro nemmeno il lusso di una spiegazione. «Non guarda in faccia nessuno» si diceva un tempo di chi affrontava la vita senza ammorbidente: dritto come una freccia verso l’obiettivo. Adesso quell’espressione ha cambiato segno ed è diventata sintomo di viltà. Non si guarda più l’altro per paura di imbattersi nel suo giudizio o anche solo nel suo smarrimento. Perché ci si sente in colpa e, forse, si pensa che non guardarlo negli occhi sia l’unico modo per potersi ancora guardare allo specchio.
Un vecchio soldato mi raccontò di non avere sparato a un nemico dopo averlo visto in faccia. Oggi i droni non contemplano questa variabile, né si direbbe che la contemplino certi padroni che trattano gli individui come cibo per algoritmi. Come se l’installatore di Bari o gli operai della vetreria di Brescia mandati a casa con un whatsapp fossero entità incorporee e non persone con una dignità che andrebbe rispettata, tanto più quando si sta già infliggendo loro una sofferenza.
19 marzo 2026
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