Storie e avventure: gli hotel al cinema
Stanze, corridoi, hall degli alberghi attraversano la storia del cinema. Qui alcuni esempi
GIOVEDì 19 MARZO 2026
Storie e avventure: gli hotel al cinema
Stanze, corridoi, hall degli alberghi attraversano la storia del cinema. Qui alcuni esempi
di CECILIA BRESSANELLILa simmetria perfetta, il rosa della facciata che contrasta con il bianco della montagna sullo sfondo. Il Grand Budapest Hotel,«pittoresco, raffinato e un tempo molto rinomato albergo» nella fittizia cittadina termale di Nebelsbad si piedi del Sudetenwaltz alpino, è un raccoglitore di storie e avventure nel film del 2014 di Wes Anderson, che da quell’hotel prende il titolo. Teatro delle disavventure del raffinato consierge Gustave H (Ralph Fiennes) e del giovane fattorino tutto fare Zero Moustafa (Tony Revolori) sullo sfondo dell’omicidio di una nobildonna (Tilda Swinton) e del furto di un dipinto dal valore inestimabile, il Grand Budapest Hotel di Wes Anderson è tra i più riconoscibili alberghi che affollano la storia del cinema (qui sopra una scena del film). Luogo amato dal regista texano che nella stanza di un lussuoso hotel parigino ha ambientato anche un cortometraggio del 2007, Hotel Chevalier (distribuito come prologo del film Il treno per il Darjeeling), cornice dell’epilogo di una storia d’amore; protagonisti Jason Schwartzman e Natalie Portman.
Tra le stanze, i corridoi, le hall degli hotel si svolgono innumerevoli storie. Qui ci concentriamo sui luoghi, proponendo una breve - e di certo non esaustiva - carrellata degli hotel che sul grande schermo si sono fissati nel nostro immaginario.
Il viaggio in auto tra le Montagne Rocciose del Colorado sembra non finire mai, ma alla fine conduce all’Overlook Hotel,che si prepara ad essere sommerso dalla neve. Nato dalla penna di Stephen King è stato reso ancor più immortale dal film di Stanley Kubrick, Shining (1980; qui sopra). Il piccolo Danny Torrance (Danny Lloyd) che gira in triciclo tra gli infiniti corridoi dalla moquette a rombi, il sangue che sgorga copioso dall’ascensore, l’apparizione delle due gemelline, la misteriosa camera 237, lo scrittore in crisi Jack Torrance (Nicholson), custode invernale insieme alla famiglia, che computa in modo ossessivo sulla sua macchina da scrivere la frase - «All work and no play makes Jack a dull boy» che nella versione italiana diventa «Il mattino ha l’oro in bocca» - e in preda alla follia (o all’influenza malvagia dell’hotel) attacca moglie e figlio.
Dall’America al Giappone, un lussiosissimo hotel di Tokyo è teatro dell’incontro tra due solitudini in Lost in Translation di Sophia Coppola (2003). Al Park Hyatt Tokyoalloggiano Bob Harris (Bill Murray), in Giappone per promuovere un whisky; e la giovane Charlotte (Scarlett Johansson; sopra a sinistra in una scena con Murray) che a Tokyo ha seguito il marito, fotografo in ascesa che non vede mai. Nei corridoi dell’albergo i due si incontrano e nasce una profonda connessione. Un altro incontro tra un uomo e una donna, in un sontuoso grand hotel è quello diretto dal francese Alain Rasnais in L’anno scorso a Marienbad (1961): lui (Giorgio Albertazzi) sostiene di averla conosciuta l’anno precedente a Marienbard, lei (Delphine Seyri) lo ritiene uno sconosciuto… E un altro celebre hotel è tra i protagonisti del film di Federico Fellini Amarcord (1973): il Grand Hotel Rimini in stile liberty,affacciato sul mare, aveva affascinato il regista fin da bambino e nel film ospita i balli d’estate spiati da dietro la siepe.
La carrellata potrebbe continuare all’infinito. Si passa per il Kellerman Resort di Dirty Dancing (1987) in cui sboccia l’amore tra Baby e il ballerino Johnny (Jennifer Grey e Patrick Swayze) e per Regent Beverly Wilshire Hotel,in cui l’avvocato Edward Lewis ospita la prostituta Vivian Ward (Richard Gere e Jilia Roberts) in Pretty Woman (1990).
Se poi si passa a parlare di motel, si può tracciare un’intera filmografia dedicata che arriva fino a Un sogno chiamato Florida di Sean Baker (2017), dove al Magic Castel Hotel in un’area degradata di Disneyland i bambini vivono esistenze senza sogni. Ma il più celebre motel della storia del cinema è il Bates Moteldi Psyco (in cui è ambientata anche una serie tv prequel), capolavoro low budget di Alfred Hitchcock girato nel 1960. L’insegna avvistata tra la pioggia battente da Marion Crane (Janet Leight) in fuga da Phoenix, Arizona (qui sopra un fotogramma della scena); l’enorme e spettrale casa che sormonta l’hotel dalla collina accanto; il giovane gestore Norman Bates (Anthony Perkins) appassionato di tassidermia; la misteriosa madre; la spoglia stanza numero 1 e la celebre doccia in cui Marion troverà presto la morte. Tutta la potenza del cinema tra le mura di un inquietante hotel.
Su «la Lettura» #746, in edicola e in questa App, l'intervista di Marco Bruna all'autrice americana Maggie Stiefvater (Harrisonburg, Virginia, Stati Uniti, 1981), autrice di «Avalon Hotel» (traduzione di Chiara Spaziani, La nave di Teseo). Nella sezione «Temi» di questa App anche l'approfondimento di Simone Innocenti sugli hotel rappresentati nei romanzi.
18 marzo 2026 ( modifica il 18 marzo 2026 | 22:08)
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