Se troppi ambiscono all’arma nucleare
Le nazioni che oggi dispongono di arsenali atomici sono le cinque vincitrici della Seconda guerra mondiale (Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito, Francia) alle quali nel tempo si sono aggiunte Pakistan, India, Israele e Corea del Nord. Da qualche anno, però, altri Paesi non hanno remore a sostenere che potrebbero fare il passo e dotarsi dell’arma nucleare
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Se troppi ambiscono all’arma nucleare
Danilo Taino | 18 marzo 2026Le nazioni che oggi dispongono di arsenali atomici sono le cinque vincitrici della Seconda guerra mondiale (Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito, Francia) alle quali nel tempo si sono aggiunte Pakistan, India, Israele e Corea del Nord. Da qualche anno, però, altri Paesi non hanno remore a sostenere che potrebbero fare il passo e dotarsi dell’arma nucleare
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E se, invece degli attuali nove, i Paesi con l’arma nucleare diventassero una quindicina? Saremmo sempre più in pericolo di catastrofe oppure più sicuri perché la deterrenza reciproca renderebbe sempre meno probabile l’uso della bomba? La risposta giusta è probabilmente facile: la prima. Il guaio è che le risposte giuste non sempre trionfano. Le nazioni che oggi dispongono di arsenali atomici sono le cinque vincitrici della Seconda guerra mondiale (Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito, Francia) alle quali nel tempo si sono aggiunte Pakistan, India, Israele e Corea del Nord. Da qualche anno, però, altri Paesi non hanno remore a sostenere che potrebbero fare il passo e dotarsi dell’arma nucleare, anche se hanno firmato il Trattato di Non Proliferazione Nucleare (Npt).
Altri prevedono di estendere la capacità atomica che già hanno. Che l’Iran fosse in condizione di realizzare la bomba è opinione condivisa. Nella Corea del Sud tra il 60 e l’80% della popolazione è favorevole a dotarsi dell’arma nucleare. Il presidente turco Erdogan ha parlato di «indipendenza nucleare». Mohammed bin Salman ha affermato che l’Arabia Saudita è pronta a compiere il passo, qualora minacciata. I vertici politici della Polonia non escludono di dovere fare altrettanto se l’ombrello nucleare degli Stati Uniti non fosse più ben aperto. L’incertezza sulle evoluzioni della politica di Washington nei confronti degli alleati, in effetti, spinge alcuni governi a pensare l’impensabile. Di fronte alla pressione della Russia, Macron propone di condividere in parte l’operatività nucleare francese con alcuni partner europei, Germania in testa.
A Londra ci sono proposte per sganciare il deterrente britannico da quello americano. A Oriente, il timore per l’espansionismo cinese e la minaccia imprevedibile del nordcoreano Kim Jong-un non preoccupano solo i vicini del Sud ma anche Tokyo: il Giappone è l’unico Paese ad avere subito l’attacco atomico ma, ottant’anni dopo, sta iniziando una revisione profonda della sua costituzione pacifista e qualcuno avanza idee nucleari. Insomma, se ne parla sempre di più con una certa scioltezza. Tutti dicono che la bomba serve a difendersi, che un arsenale atomico è un deterrente. Chissà se è così per tutti: nelle mani degli ayatollah di Teheran, che giurano di volere distruggere Israele, sarebbe solo un deterrente?
18 marzo 2026
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