Russia alla Biennale di Venezia, l'intrigo internazionale e le carte al setaccio. La Fondazione: «Norme rispettate»
Corriere della Sera - Cultura

Russia alla Biennale di Venezia, l'intrigo internazionale e le carte al setaccio. La Fondazione: «Norme rispettate»

Mercoledì 18 marzo 2026
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Il ministero studia la «difesa» della fondazione. Il nodo: la cultura è sottoposta a sanzioni Ue?

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Russia alla Biennale di Venezia, l'intrigo internazionale e le carte al setaccio. La Fondazione: «Norme rispettate»

di Sara D'Ascenzo

Il ministero studia la «difesa» della fondazione. Il nodo: la cultura è sottoposta a sanzioni Ue?

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«Nessuna norma è stata violata. Le sanzioni verso la Federazione Russa sono state rispettate integralmente come da nostro dovere». Quattro giorni dopo la richiesta ufficiale del ministero della Cultura, martedì mattina, poco prima delle dieci, la Biennale ha inviato a via del Collegio Romano la documentazione relativa alla partecipazione della Federazione Russa alla prossima Biennale d’Arte, che si inaugura a Venezia nel giorno più sacro per la Russia contemporanea, quello della Vittoria sul Nazismo: il 9 maggio. Se dopo quattro anni di guerra all’Ucraina, gravata di sanzioni internazionali, la nazione guidata da Vladimir Putin potrà festeggiare la riammissione in un contesto internazionale passando dalla porta (larga) dell’arte, è ancora presto per dirlo. Ora la parola spetta al MiC, che già da martedì ha cominciato a passare al setaccio mail e corrispondenza che aveva chiesto ufficialmente venerdì 13 marzo (giorno tradizionalmente poco fausto).

La lente sulle carte

Al vaglio dei tecnici del ministero c’è lo scambio tra la fondazione veneziana e i delegati per l’organizzazione del Padiglione, a cominciare da Smart Art, la società della commissaria del Padiglione, Anastasia Karneva, figlia di Nikolai Volobuev, vicepresidente esecutivo di Rostc, e di Ekaterina Vinokurova, figlia del Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, che ha un contratto con la Federazione Russa per l’organizzazione del Padiglione. Da Statuto, infatti, la Biennale ha rapporti ufficiali col delegato del ministero della Cultura del Paese possessore di Padiglione. E non sarà un lavoro facile, perché definire le sanzioni in ambito culturale è molto scivoloso. Per alcuni il nocciolo del problema sono i visti agli artisti e sarebbe per quello che la soluzione individuata, illustrata da Mikhail Shvydkoy, delegato russo per gli scambi culturali internazionali ed ex ministro della Cultura, potrebbe essere quella di una sorta di happening musicale di pochi giorni, dal 6 all’8 maggio, in cui la Biennale è chiusa al pubblico ma ben aperta agli addetti ai lavori e soprattutto ai giornalisti. Dopo il festival, per i sei mesi della Biennale, rimarrebbe un video che il pubblico potrebbe seguire senza entrare nel Padiglione e soprattutto senza artisti o funzionari presenti.

Di chi è l'idea dell'evento «depotenziato»?

La lettura delle carte potrebbe chiarire anche un altro punto: a chi è venuta l’idea di ridurre tutto a un festival musicale? Alla Russia o alla Biennale? Questo forse potrebbe essere un punto dirimente. Altri sottolineano che le sanzioni potrebbero riguardare transazioni, logistica, rapporti con enti, ma in realtà questo più che attenere alla violazione di sanzioni esulerebbe in maniera irrituale dallo Statuto della Biennale, che per i Paesi possessori di Padiglione non prevede un intervento nella logistica: chi viene lo comunica e tutta la burocrazia è a carico proprio. Ben diversa la questione dell’Ucraina, che quest’anno esporrà la statua Origami Deer dell’artista Zhanna Kadyrova in Riva Ca’ di Dio e che ha beneficiato di aiuto da parte della Biennale per la richiesta di permessi al Comune.

Inaugurazione di fuoco

Ora gli occhi sono puntati su domani, 19 marzo, quando alle 12 si apriranno le porte del rinnovato Padiglione Centrale, chiuso lo scorso anno durante la Biennale Architettura e riaperto domani dopo un restauro realizzato grazie a finanziamenti pubblici dello Stato, stanziati dal MiC nell’ambito del Piano Nazionale per gli Investimenti Complementari (Pnc) al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr). Sul fronte delle presenze è confermato il presidente del Consiglio regionale Luca Zaia, mentre non ci sarà il governatore Alberto Stefani. Il sindaco Luigi Brugnaro sarà presente e ovviamente ci sarà Buttafuoco, padrone di casa. Invitati gli ex ministri da Giovanna Melandri a Dario Franceschini a Gennaro Sangiuliano. Che cosa farà il ministro Giuli? Un’altra assenza, dopo quella alla presentazione del Padiglione Italia (nella sede del Ministero) la scorsa settimana, significherebbe che nulla si è ricomposto al momento. La presenza potrebbe al contrario essere un segnale di distensione. La soluzione diplomatica invocata da più parti potrebbe essere un compromesso in cui entrambi cedono qualcosa: il ministero accettando una presenza fugace degli artisti russi, la Biennale uscendo con una nota distensiva e meno declamatoria dell’intervista a «la Repubblica» in cui Buttafuoco sosteneva le ragioni della sua decisione. Decisione passata per il consiglio d’amministrazione della Biennale, il cui esito non sarebbe stato comunicato a tempo debito al ministero, come ha lamentato Giuli chiedendo inutilmente alla consigliera Tamara Gregoretti di dimettersi.

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La politica

Lega e Fratelli d’Italia continuano essere su due fronti. Nella serata di martedì, dopo le posizioni di Matteo Salvini e quelle di Zaia - «avanti con una Biennale capace di custodire la propria missione» - la Lega ha sentito il bisogno di diramare una nota: «Alla Biennale sono attesi artisti provenienti da ben 99 Paesi del mondo, alcuni dei quali purtroppo coinvolti in guerre e conflitti. Il nostro auspicio è che nessuno di questi artisti o Paesi venga escluso, censurato o boicottato e che, al contrario, sia proprio la cultura a contribuire a riavvicinare popoli e governi oggi distanti». Chissà se suonerà profetica la frase pronunciata la mattina stessa da Buttafuoco ai microfoni di Rai Radio 1: «Il cambiamento nasce dalla consapevolezza di andare avanti senza tradire chi non c’è più». Lupus in fabula.

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