Rocco Papaleo e "Il bene comune", il ritorno al cinema dopo "Imma Tataranni": «Col mio film riscopro la Basilicata. Checco Zalone? Un genio»
Corriere della Sera - Cultura

Rocco Papaleo e "Il bene comune", il ritorno al cinema dopo "Imma Tataranni": «Col mio film riscopro la Basilicata. Checco Zalone? Un genio»

Mercoledì 18 marzo 2026
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L'attore di origine lucana, in queste settimane tra i protagonisti della serie "Imma Tataranni" nel ruolo del procuratore capo di Matera, ne "Il bene comune" dirige Vanessa Scalera ed è con lei protagonista della pellicola

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Rocco Papaleo e "Il bene comune", il ritorno al cinema dopo "Imma Tataranni": «Col mio film riscopro la Basilicata. Checco Zalone? Un genio»

di Rosanna Scardi

L'attore di origine lucana, in queste settimane tra i protagonisti della serie "Imma Tataranni" nel ruolo del procuratore capo di Matera, ne "Il bene comune" dirige Vanessa Scalera ed è con lei protagonista della pellicola

Un pellegrinaggio laico sul massiccio del Pollino, alla ricerca del secolare pino loricato, simbolo di resilienza. Lo compie la guida turistica interpretata da Rocco Papaleo insieme a un’attrice di «insuccesso», animatrice di un laboratorio di teatro sensoriale impersonata da Vanessa Scalera e a un gruppo di recluse vicine alla fine pena alias Claudia Pandolfi, Teresa Saponangelo, Livia Ferri e Rosanna Sparapano. 
Il fine è «Il bene comune», come il titolo del film diretto dall’attore lucano, che lo presenterà con un saluto a inizio visione, domenica, alle 17.30 al cinema Red Carpet di Monopoli, alle 20 e alle 20.15 al Casablanca di San Giorgio Jonico e alle 21 al Savoia di Taranto.

Papaleo, cos’è il bene comune?
«Si riferisce alla solidarietà, alla tenerezza dei rapporti, al raccontarsi, alla condivisione, al sentirsi comunità. Nel mio piccolo, ho voluto sostenere questo concetto».

Il parco naturale del Pollino è lo sfondo di questo percorso: conosce il pino loricato fin da bambino?
«Ne ho sempre sentito parlare. Credevo fosse un signore, Giuseppe (detto Pino), e forse non è distante dalla realtà; è una figura simbolica, un eroe immortale, resiliente e resistente a condizioni estreme. Sul Pollino c’è il più vecchio pino loricato d’Europa, con i suoi 1.250 anni, un’età ragguardevole, mitologica. Lui fornisce la prima suggestione per il pellegrinaggio che ha un moto spirituale, salvifico. Difatti, accadrà questo».

Da regista come ha scelto le sue compagne di viaggio?
«Ho chiamato Vanessa, Claudia e Teresa sulla base della fascinazione che esercitano nei miei confronti. Finita la sceneggiatura, sono state la mia prima scelta, perfette per indossare quei ruoli. Loro hanno subito accettato ed è stata una meraviglia. Livia e Rosanna le ho conosciute tra un lavoro e l’altro e grazie ad amicizie in comune. Andrea (Fuorto) che interpreta mio nipote aveva, invece, già lavorato con me e mi era piaciuto molto».

A destra, Vanessa Scalera in una scena del film

Con Vanessa Scalera condividete anche un altro set lucano, quello della fiction Rai “Imma Tataranni – Sostituto procuratore”, girata a Matera.
«Qualche anno fa pensavo a Vanessa per un mio film e viceversa lei desiderava che recitassi nella sua fiction, ma per impegni reciproci non è stato possibile. Questa volta, lei ha potuto partecipare al mio film e subito dopo io vestire i panni del procuratore capo in Imma Tataranni: è come se io l’avessi fatta entrare a casa mia e lei ha fatto lo stesso con me».

Eppure, il suo desiderio da giovane non era fare l’attore ma studiare matematica. Per questo, ha lasciato Lauria (Potenza) per la capitale.
«Ma la matematica non è così arcigna e rigida come si pensa, ti permette di creare degli schemi, insegna un’elasticità mentale che è utile in ogni professione».

Per la sua terra prova un innamoramento di ritorno?
«È un amore che era sopito. Quando vivi in un piccolo paese e sei un ragazzo, non vedi l’ora di tuffarti nel parco giochi della metropoli. Fin quando c’era mia mamma i contatti erano quotidiani, in qualsiasi parte del mondo mi trovassi; quando è mancata ho sentito il bisogno di tornare giù spesso per tenere vivo il legame. Mi immagino un buen retiro dalle mie parti. Ma per ora sono in piena attività…».

Puglia e Basilicata, quali differenze?
«La Puglia, grazie a Nichi Vendola, è stata ribaltata culturalmente, si è emancipata, è una regione aperta, anche per la conformazione a penisola che la rende pronta ad accogliere influenze da Est e Ovest. La Basilicata è una regione interna, meno brillante; noi lucani siamo più timidi, discreti, malinconici».

Entrambe le regioni sono terra di cinema e fiction.
«La Puglia prima di noi. Quando ho girato Basilicata coast to coast non c’era la Film commission; e per la prima traccia ho dovuto affidarmi a una guida turistica, ero stato qualche volta a Potenza e ho visto prima New York di Matera».

Ed è meglio New York o Matera?
«(Sorride) Sono città che possiedono fascini diversi».

Lei ha interpretato il padre di Checco Zalone in “Che bella giornata”. Che esperienza è stata?

«Bellissima, Luca (Medici, ndr) è un genio contemporaneo ed è molto simpatico».

Il percorso sul Pollino ricorda il cammino di Santiago compiuto da Checco e la figlia in “Buen camino”.
«C’è una differenza che balza all’occhio… il box office. La vedo dura emulare Checco. Però viva Zalone che porta pubblico al cinema e fa divertire. Anche nel mio film c’è umorismo, ma non è travolgente, non strappa risate; è diverso, malinconico, poetico perché i toni sono drammatici. Sono film diversi. L’anello di congiunzione è solo nel soggetto».

Ce n’è un altro. Alla fine delle rispettive pellicole, cantate. Checco “Prostata enflamada”, lei “Il bene comune”.
«La canzone di Checco è più fulminante. Io ho il brutto vizio di prendermi troppo sul serio».

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18 marzo 2026 ( modifica il 18 marzo 2026 | 08:53)

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