Il penultimo tabù
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Il penultimo tabù

Mercoledì 18 marzo 2026
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Il penultimo tabù

di Massimo Gramellini | 18 marzo 2026

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Quando Gengis Trump sbeffeggiò un regista hollywoodiano morto da non più di due ore, tutti pensammo che avesse infranto l’ultimo tabù: il rispetto per i defunti, almeno nel giorno della loro dipartita. Invece ne rimaneva ancora uno: mettere in piazza la cartella clinica di un uomo che sta per morire. 

Ieri ha provveduto a colmare la lacuna, rivelandone la malattia terminale e persino la data di scadenza: «Secondo i medici morirà entro giugno». L’oggetto delle sue attenzioni era un deputato repubblicano di 73 anni, Neal Dunn. Tra uno sghignazzo e un ghigno, Trump ci teneva a far sapere — a noi e, si presume, ad amici e colleghi del parlamentare che ancora non ne fossero stati a conoscenza — che Dunn è un malato di cuore all’ultimo stadio. E che Trump medesimo, nella sua non gratuita magnanimità, lo ha fatto ricoverare in un ospedale d’eccellenza, così da assicurarsi per qualche altro mese il suo voto al Congresso, dove i repubblicani sono appesi a una maggioranza risicata.

Mentre inanellava queste delicate riflessioni, che stanno alla privacy e all’umanità come un doppio cheeseburger alla riduzione del colesterolo, il presidente degli Stati Ingrugniti d’America utilizzava da mestissima spalla lo speaker del Congresso, cioè il presidente della Camera. E quest’uomo, di cui non farò il nome perché preferirei dimenticarlo, era tutto un bofonchiare, un abbozzare, un adulare. Il suo sguardo smarrito sembrava l’ecografia della democrazia, che forse non sta per morire, ma insomma siamo lì.

18 marzo 2026

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