Giustizia, la dea bendata dell’equilibrio con una bilancia e una spada
Regola l’ordine dei rapporti umani e le leggi per farlo rispettare. Almeno se ci considera tutti uguali
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Giustizia, la dea bendata dell’equilibrio con una bilancia e una spada
di Paolo FallaiRegola l’ordine dei rapporti umani e le leggi per farlo rispettare. Almeno se ci considera tutti uguali
Illustrazione di Doriano Solinas
È una delle parole più antiche e più usate, fa parte del vocabolario di base del nostro linguaggio. Eppure, ha una storia lunga e complessa e sui suoi significati l’umanità si interroga da sempre.
Dall’alba dei tempi. «Giustizia» viene dal latino iustitia, formata dall’aggettivo iustus e dal suffisso –itia che esprime “la condizione di essere”: iustitia significa “la qualità di essere iustus”. Iustus, derivato da ius in combinazione con il suffisso –tus, esprime “l’essere provvisto di”, in questo caso di ius. Giustizia vuol quindi dire “la condizione di essere provvisti di ius”. La parola giusto deriva dal latino iūstus, che significa "conforme al diritto", "regolare", "lecito" o "onesto". Questo termine latino è a sua volta derivato da iūs, ovvero "diritto", "legge" o "norma", di persona, che osserva i principî della giustizia, che opera e giudica secondo giustizia (Treccani).
Ancora più antico. Secondo l’analisi di molti linguisti Ius, «diritto», deriva da un nome protoindoeuropeo che significa “forza vitale, eternità”. Vi è un legame con il sanscrito yoh (salute), yos (della vita) e ayus (durata della vita). Anche ius esprime l’idea di un insieme di regole (e dunque limitazioni) per la vita e i premi e le punizioni per chi segue o infrange le stesse.
L’importanza dell’immagine. L’iconografia tradizionale occidentale della Giustizia è una donna (una dea) bendata con una bilancia e una spada. La sua cecità artificiale e l’uso dello strumento di misura legato all’equilibrio (aequus «uguale» e libra «peso, bilancia») e alla misura suggeriscono una connotazione ponderata e disinteressata (e pertanto non discriminante) del principio raffigurato. Per avere un’applicazione equa della giustizia è necessario equilibrare (letteralmente, dare il giusto peso) le norme all’oggetto in questione.
I princìpi del pensiero. La filosofia definisce la giustizia come “ordine dei rapporti umani (conforme alla natura stessa dell’uomo e alle esigenze della sua persona) ; complesso di norme o di princìpi (giuridici, etico-sociali, religiosi) che regolano i rapporti degli uomini fra di loro, stabilendo il diritto di ciascuno, vale a dire ciò che spetta ad ognuno; conformità della
condotta umana a questo complesso di princìpi e regole; virtù grazie alla quale l’uomo uniforma costantemente (o almeno abitualmente) la propria condotta a questo complesso di princìpi e regole”.
La radice del contrario. L'importanza di questa parola è testimoniata dalla rilevanza del suo contrario. Ogni volta che la giustizia viene tradita, ogni volta che non c'è equilibrio nella sua applicazione, ogni volta che si accettano le disuguaglianze, siamo di fronte ad una ingiustizia. Tutte le volte che passa il concetto che non siamo tutti uguali (e non solo di fronte alla legge) la giustizia è impossibile. E quindi avremo soprusi, iniquità, sopraffazioni, angherie, torti, prevaricazioni, abusi, vessazioni, arbitrii. Tutte le volte che accettiamo la legge del più forte, accettiamo un sopruso e siamo tutti più deboli.
Non ce n’è una sola. Secondo la concezione dominante da Aristotele in poi è concepita come virtù particolare, consistente nell’osservanza delle norme che specificamente regolano i rapporti degli uomini fra di loro, e si distingue in “giustizia commutativa”, che regola i rapporti dei singoli fra di loro, e giustizia distributiva o legale, che regola i rapporti fra la società
e i suoi membri; si parla anche di giustizia vendicativa o punitiva, che regola l’esercizio del potere giudiziario.
Nel diritto italiano. I tre tipi principali di giustizia nel diritto italiano sono civile, penale e amministrativa, che operano attraverso giurisdizioni distinte. La giustizia civile risolve controversie tra privati o tra privati e la Pubblica Amministrazione (contratti, risarcimenti danni). La giustizia pernales i occupa dei reati e della punizione dei colpevoli (furti, omicidi e così via). La giustizia amministrativa riguarda i ricorsi contro gli atti della Pubblica Amministrazione, gestita da TAR e Consiglio di Stato.
L’intuizione di Gramsci. Nei Quaderni del carcere Antonio Gramsci riflette sulla giustizia e riferendosi alle dottrine «criminaliste» esposte da Eugenio Sue nei Misteri di Parigi, sottolinea: “Alla giustizia punitiva e
a tutte le sue espressioni concrete si contrappone, per completarla, una giustizia rimuneratrice”.
L’anomalia del giustiziare. Come ha sottolineato l’Accademia della Crusca in uno dei suoi colloqui coi lettori, citando un brano del saggio “Parole” di Luca Serianni (Il Mulino), “l’evoluzione del concetto di giustizia ha portato il verbo giustiziare a estendere il suo significato originario, e tutto trecentesco, di ‘sottoporre a una sanzione stabilita da un tribunale, in particolare alla pena di morte’ a quello, molto comune oggi, di ‘uccidere freddamente come in esecuzione di una sentenza legittima, ma invece in barbaro adempimento di un piano criminale o terroristico’ “.
Se è “sociale”. Con l’espressione giustizia sociale si intende rappresentare il principio per cui tutti i cittadini hanno diritto a realizzare la propria personalità e a godere in ugual misura della ricchezza nazionale, “l’esigenza ideale e il programma politico (e, più particolarmente, i vari programmi politici che fanno capo ai diversi mo vimenti popolari e operai) di abolire la miseria, la disuguaglianza sociale, lo sfruttamento e l’oppressione dei poveri o dei lavoratori mediante opportune riforme (più o meno radicali) delle strutture economiche e sociali.
Le politematiche di Tullio De Mauro. Abbiamo molti debiti con questo grande linguista che ci ha accompagnato per anni a scoprire le parole, la loro origine, il loro uso. Secondo il Grande dizionario italiano dell'uso di De Mauro il nostro vocabolario attuale è composto per un terzo di polireematiche, frasi composte da più parole che distinte mantengono il loro significato originale ma unite formano una nuova parola con un significato preciso. Intorno alla giustizia ne sono state create moltissime. Solo per citarne alcune ricordiamo “assicurare alla giustizia” (arrestare, far arrestare); “collaboratore di giustizia” (pregiudicato o detenuto che rivela alla giustizia informazioni utili per il proseguimento delle indagini)
“corte di giustizia” (palazzo in cui i magistrati esplicano normalmente la loro funzione); “Giustizia e libertà” (organizzazione politica antifascista fondata nel 1929 da Carlo Rosselli e in seguito confluita nel movimento partigiano).
17 marzo 2026
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