Il tempo di Erode
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Il tempo di Erode

Martedì 17 marzo 2026
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La vicenda dei bimbi della famiglia del bosco rischia di «nascondere» i minori meno vicini a noi, vittime delle guerre

Guerra in Iran, le ultime notizie in diretta 

Il tempo di Erode

Carlo Verdelli | 17 marzo 2026

La vicenda dei bimbi della famiglia del bosco rischia di «nascondere» i minori meno vicini a noi, vittime delle guerre

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I tre figli della famiglia del bosco: partecipazione diffusa al dramma, divisioni tra chi è per riconsegnarli subito a mamma e papà eremiti e chi invece antepone la valutazione dei magistrati su come effettivamente stanno. Persino per la sorte dei cuccioli dell’orsa abbattuta in Trentino si è sollevata una notevole ondata di polemiche e preoccupazione. I variamente cuccioli fanno tenerezza, smuovono sentimenti profondi.
In qualche caso c’è chi li usa per fini politici (pro o contro i giudici, specie di questi tempi) sapendo che il tema è di forte impatto sull’emozione collettiva. Che però si diluisce molto, in realtà scompare, appena i figli cuccioli escono dal nostro perimetro territoriale. Se diventano «altri di altri» e comunque altrove, smettono di commuoverci, persino di interessarci. La compassione precipita da cento a zero in poche migliaia di chilometri.

Mentre tutte le guerre in corso, dall’Ucraina all’Iran, non danno segno di una qualche fine, tra quelli che non c’entrano eppure muoiono, oltre ai civili, ci sono i bambini. Decine di migliaia di bambini. Più di 20 mila, parrebbe, soltanto a Gaza, e altri 107 nel nuovo fronte aperto da Netanyahu in Libano. Più di mille, parrebbe, nell’attacco e contrattacco del regime di Teheran, in meno di un mese: un’altra strage di innocenti che L’Osservatore Romano, il quotidiano del Papa, ha messo in prima pagina con la foto di una distesa di lenzuoli bianchi insanguinati. Nei quattro anni di resistenza a Putin, sarebbero oltre 3 mila i bambini feriti o uccisi secondo le stime di Kiev, più quelli rapiti dalle loro città e «russificati» (la cifra oscilla tra più di mille a quasi ventimila). Mosca smentisce. Tel Aviv smentisce. I belligeranti del Golfo al momento non forniscono dati.

La nostra disattenzione cresce con l’aumentare delle distanze. Dal 2023 in Sudan c’è l’inferno, la più grande catastrofe umanitaria del mondo secondo l’Onu. Migliaia i bambini ammazzati o mutilati, cinque milioni sotto i dieci anni costretti a sfollare verso il niente, uno ogni dieci secondi. Obiezione: danni collaterali di qualsiasi conflitto in ogni tempo. Vero in parte. Lecito registrare, insieme a un più di noncuranza, un più di morti infantili. Già nel 2024 le Nazioni Unite evidenziavano che i 4.676 bambini uccisi sui vari fronti (più i 7.291 gravemente feriti) erano il più alto numero mai registrato dalla fine della Seconda guerra mondiale. Ci siamo già portati molto avanti. E nel totale di marzo 2026 non compaiono i piccoli dei barconi: il Mediterraneo si conferma la rotta migratoria più letale al mondo per minori, una fossa comune con 3.500 dispersi o annegati, l’equivalente di 140 classi scolastiche, tra il 2014 e il 2024. Ma, anche via mare, quei numeri sono ormai superati. Pochi giorni fa, naufragio al largo di Lampedusa: salvate 64 persone, compresa la mamma di uno degli annegati, età stimata tra i due e i tre anni. Obiezione: ma quella non è una guerra, se stavano a casa loro eccetera. Il problema che la guerra è spesso a casa loro e scappano per questo e quando li riprendono, se non crepano in mare, finiscono in lager come quelli libici che somigliano ad altri lager, a tutti i lager che l’umanità guasta ha partorito e partorisce. Ma per la nostra accecata sensibilità la cosa si risolve dando la colpa a chi capita: se i bambini non fossero stati su quel gommone, se non fossero nati sopra i tunnel di Hamas, e infiniti altri miserabili eccetera.

Gli unici che si occupano dei bambini che sopravvivono, con i loro peluche ridotti a cencio come i ricordi strappati magari di una famiglia, una casa, un fratellino, bambini orfani nel senso più totale, bisognosi di cure che non arriveranno o di trasferimenti in ospedali attrezzati che i vincitori in corso stanno vietando per inspiegabile eccesso di crudeltà, gli unici a prendersi cura di questa infanzia smarrita e terrorizzata sono le organizzazioni umanitarie, a cui Trump ha tagliato i fondi passando da un contributo di 72 miliardi di dollari a un’elemosina di 12. Nella Convenzione sui diritti dell’Infanzia, ce n’è uno che prevale su tutti: quello alla vita. Già soppressi di fatto il diritto allo sviluppo, allo studio, alla non discriminazione, anche il principale è diventato lettera morta.
«Ora i bambini dormono sul letto del Sand Creek», li immagina De André in una canzone dedicata a un episodio del genocidio dei nativi americani per mano dei bianchi, che poi con qualche film di propaganda riuscirono a far passare gli «indiani» per i cattivi. Ora tanti altri bambini, ogni giorno, dormono per sempre. Ma nel tempo di Erode, che ci rende impermeabili ad ogni atrocità commessa contro i più indifesi, dimentichiamo che sotto ogni lenzuolo bianco, come sotto ogni mare che inghiotte corpicini, c’è una parte di noi rimossa. Portate una carezza ai vostri bambini e dite loro che quella carezza la stiamo negando al resto dei loro fratelli in balia delle guerre, della fame, delle onde. E ora, scusate il disturbo, torniamo nel bosco.

17 marzo 2026

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