Boccaccio, il Decameron «fake» e la verità: la vicenda del volume spesso scambiato con l’originale
Nel ‘700 fu pubblicato il fac-simile dell’edizione del 1527, priva delle censure. Il volume di Cardinali ricostruisce il caso
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Boccaccio, il Decameron «fake» e la verità: la vicenda del volume spesso scambiato con l’originale
di Massimo MarinoNel ‘700 fu pubblicato il fac-simile dell’edizione del 1527, priva delle censure. Il volume di Cardinali ricostruisce il caso
«Un racconto del Deca-meron» del pittore preraffaellita John William Waterhouse (1916)
Si sviluppa come un giallo editoriale di tre secoli fa. Giacomo Cardinali in Tutti pazzi per Boccaccio (Sellerio, pp. 266, euro 20) ricostruisce la storia del primo fac-simile, del primo libro stampato «quam simillime», uguale a un originale anche nei caratteri tipografici. A Venezia, nel 1729, riproducendo l’edizione giuntina del Decameron del 1527, la cosiddetta «Ventisettana», ritenuta una delle versioni a stampa più fedeli e complete, prima che i tipografi veneziani introducessero nella lingua un’«incongrua salsedine lagunare» e che gli interventi della censura ecclesiastica storpiassero il testo, eliminando o modificando gli episodi più scabrosi o che coinvolgevano frati, monaci, abati, («Bocazo porcazo» si stigmatizzava). Per esempio, nella VII novella del I giorno l’espressione «la vitiosa et lorda vita de’ chierici» era divenuta «la vitiosa et lorda vita degli avari».
L'autore
Cardinali, classe 1977, filologo e paleografo, ha svolto per archivi e biblioteche un’indagine da detective per capire, innanzitutto, se l’edizione veneziana fosse dichiarata come fac-simile o se fosse piuttosto una truffa. Appurato che di imbroglio non si trattava grazie alla scoperta di documenti che rivelano la natura dell’operazione, ha indagato i modi e i motivi di questa riedizione perfettamente simile alla giuntina, realizzata grazie al ritrovamento in Laguna dei caratteri con cui era stata stampata. Si è divertito anche a sottoporre al lettore giochi da «settimana enigmistica» del tipo «aguzzate la vista» e non si è risparmiato puntate sarcastiche su boriosi collezionisti (Gabriele D’Annunzio in particolare è un suo oggetto ripetuto di scherno) che non si sono accorti di possedere nelle loro magniloquenti dimore e biblioteche della «bufale».
La circolazione delle opere a stampa
Il tutto con un tono leggero, ironico, ma basato su un rigoroso metodo di analisi. La ricerca conduce dritto nelle botteghe di stampatori veneziani del primo Settecento e nei loro progetti commerciali, dalle parti delle «Mercerie». Ma non solo: anche in tutti quegli organismi di controllo che dovevano dare il via libera alla circolazione delle opere a stampa, spesso con frati intrallazzoni come Raimondo Vivenzio Missori che rabbonivano i controllori o intessevano con loro legami di reciproco interesse. Emerge anche il perché della particolare stima per le novelle del Boccaccio, ritenute da Pietro Bembo modello inarrivabile della prosa di quella lingua da costruire che era l’italiano. E tra le persone coinvolte nell’impresa del fac-simile spicca la figura di Joseph Smith, console inglese nella Laguna, collezionista, esportatore di opere d’arte e librarie nella sua nazione. In quell’Inghilterra che all’inizio del ‘700 ammirava l’Italia come terra di cultura, di letteratura e soprattutto di teatrolirico (si pensi ai melodrammi italiani trasportati oltre la Manica o là concepiti soprattutto da Händel, con cantanti e libretti italiani). Joseph Smith che fu, tra l’altro, collezionista in proprio, amico di pittori e che ritroviamo nei thriller veneziani di Matteo Strukul come intimo di Canaletto.
Le edizioni pirata del Settecento
Il disegno di realizzare un fac-simile secondo Cardinali nasce per la necessità di offrire al pubblico dei lettori una versione soddisfacente del Decameron, che nel corso del ‘500 era stato variamente sfigurato dagli interventi dell’Inquisizione. Già a inizi ‘700 si contavano edizioni pirata datate Amsterdam o Londra, realizzate spesso, in realtà, in Italia. E quella della giuntina pareva la versione più vicina al codice trascritto da Francesco Mannelli nel 1384 e conservato a Firenze nella Biblioteca Mediceo-Laurenziana. Il fac-simile del 1729 sarà il primo libro che riproduce «così com’era» un’opera del passato, dando il via a un fortunato ramo dell’industria libraria. Dietro l’operazione era evidente il bisogno di fornire una lezione corretta della grande opera trecentesca; ma si trattava anche di un investimento commerciale che la rendesse disponibile a un prezzo accessibile a un più vasto pubblico, in un momento in cui la cultura iniziava a liberarsi dalla cappa dell’Inquisizione. Una storia che l’ecclesiastico Cardinali racconta con arguzia dal sapore illuminista.
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17 marzo 2026
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