L'errore giudiziario, che errore! Il libro di Stefano Zurlo
Corriere della Sera - Cultura

L'errore giudiziario, che errore! Il libro di Stefano Zurlo

Martedì 17 marzo 2026
3 visualizzazioni

Nel nuovo volume dell'editorialista de «il Giornale», pubblicato da Baldini+Castoldi, condanne fatali, mancanze clamorose e altri sbagli

Guerra in Iran, le ultime notizie in diretta 

I tuoi preferiti

Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.

Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccedi

Hai salvato un nuovo articolo

Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.

L'errore giudiziario, che errore! Il libro di Stefano Zurlo

di Giuseppe Guastella

Nel nuovo volume dell'editorialista de «il Giornale», pubblicato da Baldini+Castoldi, condanne fatali, mancanze clamorose e altri sbagli

Cesare Maccari (1840-1919), «La Giustizia con la bilancia e la spada tra la legge e la Forza», Roma, Corte di Cassazione

Errori giudiziari clamorosi, che hanno dovuto attendere anni prima di essere svelati e corretti, per quanto sia possibile rimettere insieme i cocci della vita distrutta di un imputato, e quasi seimila ingiuste detenzioni in otto anni, per le quali lo Stato ha dovuto pagare alle vittime risarcimenti per quasi 255 milioni di euro. Senza giustizia (Baldini+Castoldi, pp. 320, euro 20), il nuovo libro dell'editorialista de «il Giornale» Stefano Zurlo, analizza come questo genere di casi sono stati affrontati dalla sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura in 89 procedimenti che, scrive, si sono chiusi con otto condanne alla censura, 28 assoluzioni, un trasferimento e 44 «non luogo a procedere», spesso perché l’incolpato ha lasciato la magistratura prima della sentenza. È un panorama a tinte fosche quello che disegna Zurlo con nuovi procedimenti che aggiunge agli sviluppi di alcuni che aveva esaminato nei suoi volumi precedenti, dichiarando esplicitamente di condividere il progetto di riforma sulla separazione delle carriere tra giudici e pm.

Errore giudiziario ed ingiusta detenzione non sempre sono sinonimi: il primo si verifica quando un procedimento arriva ad una conclusione sbagliata, che generalmente è la condanna dell’imputato; la seconda avviene quando una persona viene assolta dopo un processo dal quale emerge che non doveva essere privata della libertà. Gli indennizzi per ingiusta detenzione, nel periodo esaminato dall’autore, hanno riguardano una media di 740 persone l’anno.

«L’errore giudiziario è un’ingiusta detenzione al cubo, una sconfitta clamorosa della giustizia, l’ingiusta detenzione è una ferita. E si porta dietro un trauma in chi la subisce», scrive Zurlo nella prefazione in cui riporta quello più devastante della storia italiana, il caso di Beniamino Zuccheddu, il pastore sardo «scambiato per assassino e restituito alla sua innocenza solo dopo aver scontato trentatré anni di carcere». Per l’autore «non si tratta di coltivare intenti punitivi verso la magistratura, sarebbe una follia, ma di punire chi abbia messo in modalità pausa professione ed umanità» in questi tragici casi, «errori imperdonabili» per i quali non «si prendono provvedimenti contro chi li ha commessi», sostiene. Va ricordato che, su media annuale, sono circa 45 mila le persone che subiscono misure cautelari (carcere o domiciliari) e che gli errori giudiziari riconosciuti da sentenze di revisione sono circa sette l’anno.

Resta il variegato mondo delle azioni disciplinari avviate nei confronti di magistrati. Se il 95 per cento delle segnalazioni (1.734 nel 2024) va in archivio, non di rado perché sono totalmente infondate, la gran parte di quelle che comportano l’ avvio di un procedimento disciplinare, e che sono riportate nelle pagine del libro, sono imbarazzanti per una categoria in cui l’equilibrio e la irreprensibilità dovrebbero essere dogmi imprescindibili. E la consiliatura di cui da gennaio 2023 è vice presidente Fabio Pinelli, a parere di Zurlo, ha «usato la mano pesante molto più di prima». C’è il pm che per quarantatré giorni «dimentica» in carcere un pregiudicato accusato di spaccio di droga che doveva essere rimesso in libertà per decorrenza dei termini, ma viene assolto dal Csm perché «il fatto è di scarsa rilevanza» e perché la responsabilità è anche del difensore che non ha mosso un dito e dei problemi del sistema informatico dell’ufficio. E ci sono poi ancora, tra tutte le altre, le vicende del magistrato che per vent’anni sottopone la moglie a «sopraffazioni ed angherie» e del collega che picchia la sua «e pure l’amante».

17 marzo 2026 ( modifica il 17 marzo 2026 | 14:09)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

La Russia di Putin: perché rileggere oggi Anna Politkovskaja. Incontro con Antonio Polito

La nuova iniziativa per i 150 anni del Corriere della Sera parte con «La Russia di Putin» di Anna Politkovskaja, prefazione di Antonio Polito che interviene in diretta

Condividi questo articolo