Russia, la Biennale invia il dossier, ma è giallo sull’arrivo del ministro Giuli in laguna
Corriere della Sera - Cultura

Russia, la Biennale invia il dossier, ma è giallo sull’arrivo del ministro Giuli in laguna

Martedì 17 marzo 2026
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La Fondazione collabora ma non retrocede. Alta tensione in vista dell’inaugurazione di giovedì

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Russia, la Biennale invia il dossier, ma è giallo sull’arrivo del ministro Giuli in laguna

di Gloria Bertasi

La Fondazione collabora ma non retrocede. Alta tensione in vista dell’inaugurazione di giovedì

Hanno raccolto tutto, dalle prime e-mail con cui il ministero russo della Cultura comunicava l’intenzione di riaprire il proprio Padiglione nazionale ai Giardini a quelle più tecniche sull’organizzazione (mappe e planimetrie comprese) e sulla operatività degli spazi, dall’allestimento fino ai giorni delle vernici (gli unici con la presenza fisica degli artisti a Venezia) tra il 6 e l’8 maggio, prima cioè dell’inaugurazione al pubblico della 61esima edizione della Biennale Arte quando la città è letteralmente invasa dal popolo dell’arte: giornalisti, curatori, esperti, artisti e ospiti dei diversi padiglioni in arrivo da ogni angolo del mondo.

Il «dossier Russia» sollecitato dal ministero della Cultura a Palazzo Giustinian — stando a quanto trapela dalla Fondazione veneziana — è pronto e «in via di trasmissione» come appunto concordato con il dicastero: oggi a Roma dovrebbe arrivare il materiale. Pare che in via del Collegio Romano si scalpiti per avere in mano il malloppo tanto che ieri si sarebbe vociferata l’ipotesi di invio di ispettori a Venezia nel caso in cui il dossier non fosse arrivato a stretto giro. Ma la Fondazione non ha mai avuto intenzione di venire meno alle richieste romane. E nel pieno dei frenetici preparativi dell’Esposizione internazionale d’arte contemporanea con, dopodomani, la presentazione dei restauri al Padiglione centrale dei Giardini, gli uffici si sono messi al lavoro per predisporre quanto richiesto e cioè «copia integrale della corrispondenza fra la Fondazione e le autorità russe, finalizzata alla definizione degli assetti organizzativi e gestionali della presenza della Federazione Russa» oltre alle «modalità di allestimento e di gestione del Padiglione e alla loro compatibilità con il regime sanzionatorio in vigore». 

Vista la «massima urgenza» con cui è stato chiesto di riferire al ministero, presumibilmente i tempi di valutazione del dossier dovrebbero essere altrettanto celeri, anche perché all’apertura della Biennale mancano meno di due mesi e nel caso la linea del ministro Alessandro Giuli, ossia l’esclusione della Russia, avesse la meglio andrebbe comunicata il prima possibile. Al pari, di contro, se ci fosse il via libero definitivo a procedere come già accordato negli scambi tra Biennale e Russia. In tal senso, non è secondario il fatto che da statuto della Fondazione sono i Paesi riconosciuti dalla Repubblica Italiana a chiedere autonomamente di partecipare alle mostre. Nel caso, poi, di proprietà di un padiglione basta una «semplice comunicazione», come ha fatto la Russia.

Nel mezzo del braccio di ferro tra il presidente (e consiglio di amministrazione) della Biennale Pietrangelo Buttafuoco e Giuli (e, a strascico, tra FdI e Lega), si inserisce l’appuntamento di dopodomani, che a onore del vero era stato calendarizzato prima che scoppiasse la bufera sulla presenza russa. E che ora potrebbe tradursi nel momento della verità, qualora il ministro arrivasse a Venezia. Cosa che, al momento, non è confermata. Stando ai rumors, al cerimoniale della Biennale Roma avrebbe riferito che il ministro comunicherà mercoledì se sarà, o meno, presente alla presentazione di un restauro finanziato, con fondi Pnc (Piano nazionale per gli investimenti complementari) del Pnrr, proprio dal Mic nell’ambito del programma «Grandi attrattori Beni Culturali» in cui si inserisce «lo sviluppo e il potenziamento delle attività della Biennale in funzione di un polo permanente di eccellenza nazionale e internazionale». Optasse per disertare la laguna, si tratterebbe di un precedente e della conferma della rottura, che già in realtà si è data, con il cda e, soprattutto, con il suo presidente nominato proprio da Roma.

L’appuntamento è alle 12: oltre a Buttafuoco, ci saranno progettisti, tecnici e imprese che hanno realizzato la riqualificazione e, sul fronte istituzionale, il sindaco del Comune di Venezia, nonché presidente della Città metropolitana, Luigi Brugnaro e il presidente del Veneto Alberto Stefani. Entrambi, nei giorni scorsi, si sono espressi per la libertà della Biennale, come «luogo di dialogo e di pace». E ieri è tornato a difendere «il luogo di dialogo» che è la Fondazione Matteo Salvini, ministro e vicepremier, che già sabato ha accusato Giuli di «sbagliare». «Sul tema ho sentito il presidente Buttafuoco, non Giuli — ha detto a margine di un sopralluogo a Milano —. Buttafuoco fa bene a difendere l’autonomia di un’istituzione che non regala palcoscenici». E ancora: «A me la censura e il bavaglio non piacciono mai. Lo ripeto: cultura, arte, musica, teatro e sport devono avvicinare non escludere».

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