La Russia alla Biennale di Venezia, i lettori si dividono: «È propaganda, no al padiglione di Mosca»
La guerra, l'esposizione e il ruolo del Cremlino, le vostre mail al Corriere: «Ma sport e arte devono unire». Scriveteci a web@corriereveneto.it
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La Russia alla Biennale di Venezia, i lettori si dividono: «È propaganda, no al padiglione di Mosca»
di Redazione VenetoLa guerra, l'esposizione e il ruolo del Cremlino, le vostre mail al Corriere: «Ma sport e arte devono unire». Scriveteci a web@corriereveneto.it
Siete d’accordo con la riapertura del Padiglione russo alla Biennale Arte 2026? Oppure, ritenete che la Russia debba essere esclusa come ritiene il ministro della Cultura Alessandro Giuli e come richiesto dall’Ucraina e da altri ventidue Paesi? Cosa dovrebbe fare la Biennale? Esistono spazi trasversali, terre di mezzo, dove dialogare a prescindere dalle guerre e dalle aggressioni internazionali? Sono la cultura, l’arte, lo sport questi spazi? O le battaglie di principio vanno combattute fino in fondo per evitare che la prepotenza vinca sulle stanchezze e sulle indifferenze di chi non l’ha subita e non ne ha patito le conseguenze? Scrivi una e-mail (massimo cinquecento battute) a web@corriereveneto.it
Sport e arte devono unire
Concordo che sia presente la Russia alla Biennale, come qualsiasi altra nazione. L’arte e lo sport devono unire.
Giambattista
Assegnare ad altri il padiglione
Buongiorno, non abito in Veneto ma un po’ più giù a Pesaro. Seguo però con interesse i fatti di una città che amo molto, e pur simpatizzando per Buttafuoco, bravo scrittore e tra l’altro ex collega, farei un bonifico al Cremlino restituendo, magari con gli interessi, i soldi che ha speso per il padiglione alla Biennale, assegnandolo ad altri meno compromessi. Tralasciando ovviamente le banalità retoriche e interessate di Salvini e leghisti vari sulla cultura che unisce, basta chiedere a Gemini che risponderà, come sempre, volentieri. La Russia, durante l’aggressione all’Ucraina, secondo l’Unesco ha effettuato «un genocidio culturale» per cancellare l’identità ucraina come fecero i serbi coi bosniaci più di trenta anni fa. 1700 siti danneggiati, 500 rasi al suolo, danni enormi nei centri storici di Leopoli e Odessa, danni alla Cattedrale della Trasfigurazione, distruzione del Teatro di Mariupol con la scritta «Bambini», saccheggiato il museo di Kherson, migliaia di pezzi preziosi saccheggiati ecc. ecc. ecc. Alla Russia di Putin della cultura e dell’arte non gliene può fregare di meno. La presenza nel padiglione della Biennale è puro fatto propagandistico. Prima di parlare di cultura e arte che uniscono bisognerebbe studiare.
Enzo Polverigiani
Ci sono già Usa e Israele
Se partecipano Stati Uniti d’America e Israele non vedo perché non possa partecipare anche la Russia.
Francesco Monicelli
No a palcoscenici a Putin
L’argomento della partecipazione della Russia alla Biennale d’arte è controverso perché, ad una prima analisi, tutti sono più o meno d’accordo sul fatto che la cultura e l’arte dovrebbero restare spazi di dialogo indipendenti dai conflitti geopolitici. La cultura può inoltre funzionare come ponte diplomatico e spazio di confronto quando la politica è bloccata. Tuttavia, consentire la presenza ufficiale della Russia può essere percepito come una forma di legittimazione del governo russo, in un momento in cui, dopo l’Invasione russa dell’Ucraina, molte istituzioni culturali hanno invece adottato boicottaggi per esprimere solidarietà verso l’Ucraina. Si deve poi tenere conto del fatto che il padiglione alla Biennale rappresenta ufficialmente uno Stato e che in questo caso sarebbero le istituzioni russe a decidere il tema del padiglione e il contenuto della mostra oltre a selezionare gli artisti partecipanti. Siamo sicuri di voler offrire un palcoscenico internazionale a Vladimir Putin? Sarebbe al contrario meritevole offrire uno spazio ad artisti dissidenti che non hanno voce nel loro paese, ma sappiamo che la loro libertà di espressione non può essere garantita all’interno della Biennale per quanto detto sopra. Ricordiamoci che nel 2022 il curatore del Padiglione russo e gli artisti selezionati si ritirarono volontariamente dal progetto per protesta contro l’invasione dell’Ucraina e che da allora la Russia è stata di fatto assente dalle principali esposizioni artistiche europee. Per cui no alla partecipazione della Russia alla Biennale d’arte.
Paolo Corti
Arte al di sopra delle guerre
Sono d’accordo di ammettere il Padiglione della Russia alla Biennale Arte 2026. La cultura e l’arte sono al di sopra delle guerre e può unire i popoli e non dividerli.
Tiziana
Non si tratta con il dittatore
Sono assolutamente contrario alla partecipazione della Russia alla Biennale. Non si tratta con il dittatore Putin.
Jadran Samperi
Così si accetta la guerra
Perché non si può dialogare culturalmente mentre si uccide. Peraltro, si darebbe prova di avere accettato la guerra nella routine quotidiana. Invece, è vero che «lo spettacolo deve continuare», ma non con chi uccide.
Marco Farro
Mai penalizzare la cultura
Assolutamente d’accordo alla presenza della Russia alla Biennale. L’arte la musica la letteratura non dovrebbero essere penalizzate. Costruire ponti e abbattere muri per ricominciare a tessere rapporti sperando in un futuro di pace.
Patrizia
Giù le mani dalla Biennale
Per favore non toccate Venezia, la Biennale e la Fenice.
Marino Chiozzotto
In tempi di violenze, l’arte è di tutti
Sono andata alla Biennale, scorso settembre. Penso che, in questo periodo di violenze gratuite l’Arte, in tutte le sue estensioni, sia di tutti. Buoni e cattivi. E finisco qui.
Francesca
Buttafuoco ha ragione
Buongiorno, mi trovo pienamente allineata con il presidente della Biennale, credo che in una situazione geopolitica molto delicata, si debbano tutelare aree che sono e devono restare neutre: sport, arte, cinema, danza…perché rappresentano esempi virtuosi di bellezza, forza, resilienza e fratellanza. Dare segnali contrari credo che aumenti il disaccordo e la lontananza tra i popoli e che sia un atto che non favorisce il dialogo e la pace. Stigmatizzare l’arte o lo sport non è un passo avanti verso la pace tra i popoli, al contrario un mantenere acceso l’odio. Chi rappresenta la voce del popolo? Chi ci aiuta a vederci tutti uniti come fratelli e sorelle? Gli interessi politici e l’odio non ci aiutano a crescere nel rispetto reciproco, ma creano sacche di intolleranza molto pericolose. Complimenti a chi ha il coraggio e dà voce alla parte buona dei popoli che altrimenti verrebbero ghettizzati e condannati solo per appartenere ad una nazione; diamo sempre di più segnali positivi a chi vuole farci credere che solo con l’isolamento si sconfigge il persecutore….è con il dialogo e con la tolleranza che usciamo dalla sfera delle vittime e diventiamo protagonisti. L’inclusione come segnale per ristabilire serenità e pace.
Franca Consorte
Sì al Padiglione
Penso che la Russia debba partecipare alla Biennale.
Massimo de Bortoli
Isolare la Russia
Se dobbiamo fare capire alla Russia che non condividiamo la sua politica verso l’Ucraina anche isolarla fa bene. Pertanto, sport, cultura, beni degli oligarchi, fondi congelati, tutto serve per lo scopo.
Giorgio Scolari
Spazio ai dissidenti russi
Sono contrario alla partecipazione di questa Russia di regime. Fare uno sforzo e allestire un padiglione dei dissidenti? Troppo faticoso?
Nicola Tadiello
L’odio non porta da nessuna parte
A mio parere è bene che ci sia anche la Russia alla Biennale. L’odio NON porta da nessuna parte.
Claudio Fabbro
Sì a tutti i Paesi
L’arte non ha confini. L’arte è di tutti e per tutti. L’arte non ha appartenenze. Se viene da paesi in conflitto, no a bandiere, slogan e messaggi nascosti di tipo politico. Su queste basi, SI a tutti i paesi.
Paola Massignani
Due pesi, due misure
Osservando il dibattito sulla possibile partecipazione degli artisti russi alla Biennale di Venezia, non si può non notare un evidente paradosso. Si discute se sia opportuno consentire la presenza della Russia e si apprende che, qualora ciò avvenisse, ben ventidue Paesi sarebbero pronti a ritirarsi dalla manifestazione. Tuttavia, lo stesso rigore non sembra essere applicato in altri casi. Israele continua infatti a partecipare senza contestazioni a eventi culturali e sportivi internazionali, nonostante le gravissime accuse e il dramma umanitario in corso a Gaza. Anche in occasione delle Olimpiadi la presenza degli atleti israeliani non ha suscitato analoghe prese di posizione da parte della comunità internazionale. Questo evidente doppio standard pone una questione di coerenza: se si ritiene legittimo escludere un Paese per ragioni politiche o morali, lo stesso criterio dovrebbe valere per tutti, senza eccezioni. In caso contrario, il rischio è che arte, cultura e sport diventino strumenti di pressione selettiva, anziché spazi di dialogo tra i popoli.
Antonio Attisani
Largo al dialogo
A parte la guerra, non giusta e che è contro gli interessi italiani, è culturalmente ridicolo che si attribuiscano (e puniscano) rappresentanti di arte e cultura russa che nulla hanno a che fare con il mondo politico che promuove un conflitto. Fermo restando che sarebbe ora di dialogare (e non mandare armi) e cominciare dagli ambienti culturali e sportivi potrebbe essere una via intelligente. Forse troppo.
Paolo Padovani
Operazione di regime
Dico no al padiglione russo alla Biennale. Sono contro ogni censura dell’arte. Però qui la censura non c’entra niente: viene fuori che a gestire lo spazio a Venezia sarebbe direttamente la figlia del ministro degli esteri della russia, Sergey Lavrov. È un’operazione tutta interna al regime, che prima promuove gli «artisti» graditi a Putin e alla sua cricca mafiosa, incarcera gli artisti sgraditi, invade l’Ucraina, lancia il fosforo, uccide migliaia di civili. E poi, un attimo dopo, indossa i panni della vittima e grida alla censura. Fino a quando ci faremo prendere in giro?
Andrea Marchioni
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