Paolo Conticini al teatro di Bolzano con «Tootsie»: «Un Musical per la parità»
Corriere della Sera - Cultura

Paolo Conticini al teatro di Bolzano con «Tootsie»: «Un Musical per la parità»

Lunedì 16 marzo 2026
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Il musical firmato e adattato da Massimo Romeo Piparo per la rassegna «La Musa leggera»: «Indosso la gonna per essere un uomo migliore. Significa vedere e capire quello che le donne fanno nella società»

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Paolo Conticini al teatro di Bolzano con «Tootsie»: «Un Musical per la parità»

di Silvia M.C. Senette

Il musical firmato e adattato da Massimo Romeo Piparo per la rassegna «La Musa leggera»: «Indosso la gonna per essere un uomo migliore. Significa vedere e capire quello che le donne fanno nella società»

Il palcoscenico del Teatro Comunale di Bolzano si tinge di ironia, martedì alle 20.30, per il debutto di Tootsie, il musical firmato e adattato da Massimo Romeo Piparo per la rassegna «La Musa leggera» dell’associazione L’Obiettivo. Tratto dal cult movie del 1982, lo spettacolo danzato e cantato vede protagonista la coppia artistica formata da Paolo Conticini e Mauro Casciari, nella produzione di PeepArrow Entertainment, in collaborazione con Il Sistina. Conticini raccoglie la sfida del doppio ruolo che fu di Dustin Hoffman, trasformandosi ora in Michael Dorsey ora in Dorothy Michaels, in un copione corale che ha spopolato a Broadway.

Paolo Conticini, la sua protagonista Dorothy Michaels è alta un metro e ottanta: come ha trovato la «misura» per non scadere nella macchietta?

«La mia fisicità non aiuta, ma non ho voluto scimmiottare Dustin Hoffman. Ho studiato la messa in scena newyorkese e poi ho cercato di adattare i gesti e una camminata che stessero bene addosso a me. La paura era proprio l’eccesso, invece ho scoperto che calarsi nei panni di una donna permette di dire cose che, da uomo, non avresti la forza o il punto di vista per sostenere. È una sfida iniziata nell’82 e ancora aperta».

«Indossare una gonna per essere un uomo migliore», è una frase dello spettacolo: paradosso o necessità sociale?
«È la pura verità. Mettersi nei panni delle donne serve a capire la loro profondità, che è molto più spiccata della nostra. “Essere un uomo migliore” oggi significa ascoltare e vedere quello che la donna fa nella società. Sembra facile ma, proprio perché lo è, diventa la cosa più difficile da attuare. Se questo spettacolo aggiungesse anche solo un piccolo tassello alla battaglia per la parità, io sarei l’uomo più felice del mondo».

Il personaggio di Michael Dorsey è un attore che si traveste da donna per lavorare. Nella sua carriera invece come sono andate le cose?
«C’è stata una trasformazione. All’inizio, per istinto, dici sì a tutto: “Sai cavalcare?” Sì. “Sai saltare?” Sì. Poi arriva la maturità e capisci che le carriere si costruiscono con i “no”. Le rinunce ti evitano di imboccare strade sbagliate. Oggi scelgo quello che mi sta bene addosso ma non rinnego nulla: tirando le somme, la bilancia pende decisamente verso le scelte giuste».

«Mamma Mia!», «Full Monty» e ora «Tootsie»: si sente un po’ il re del musical italiano?
«Senza modestia: non sono il più bravo. So fare un po’ di tutto - cantare, ballare, recitare - e questo, unito alla notorietà, mi rende un “pezzo grosso”. Ma sul palco sono circondato da performer strepitosi che sono i veri pilastri. Il mio mito resta Manuel Frattini, aveva una fisicità opposta alla mia, ma sul palco era un dio e mi ha insegnato tantissimo».

Se non avesse incrociato la recitazione, oggi chi sarebbe?
«Sarei un uomo capace di inventarsi qualunque cosa, come ho sempre fatto. Vengo da una famiglia di lavoratori semplici; ho fatto l’imbianchino, il rappresentante, ho gestito una palestra. Mentre facevo il mio primo programma tivù stavo superando il concorso nei pompieri. Se domani non mi chiamassero più, aprirei un ristorante. L’imprevedibilità di questo lavoro a volte mette angoscia, ma è anche il suo bello».

C’è un ruolo che aspetta da tempo e che non le hanno ancora offerto?
«Il cattivo. In Italia siamo incasellati: io sono quello dei ruoli positivi, dello sciupafemmine. Mi manca un personaggio oscuro, drammatico. Bisognerebbe dare più opportunità agli attori di esprimere caratteristiche che non hanno ancora avuto modo di mostrare».

Com’è stato lavorare con un esordiente del musical come Mauro Casciari, di «Le Iene»?

«All’inizio ho avuto paura, Mauro non aveva mai fatto teatro. Ma Piparo ha un fiuto infallibile per i cast. Casciari si è rivelato un “secchione”, uno studioso che resta nel personaggio con un’ironia sfacciata che dà al racconto un ritmo incredibile. Funziona alla grande».

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