Il trionfo di Leone in Francia e la linea guida del suo papato
Corriere della Sera - Cultura

Il trionfo di Leone in Francia e la linea guida del suo papato

Lunedì 28 settembre 2026
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Il trionfo di Leone in Francia e la linea guida del suo papato

risponde  Aldo Cazzullo

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Caro Aldo,
che impressione trarre dall’indubbio successo della visita di Papa Leone in Francia? Il bagno di folla a Parigi è stato oltre che impressionante anche impensabile per il Paese patria dell’illuminismo, che si fa paladino del laicismo e di quell’umanesimo che lei stesso spesso menziona. O dietro c’è un messaggio per le prossime elezioni presidenziali?
Mario Taliani, Noceto

Caro Mario,
il successo della visita di Papa Leone in Francia è stato clamoroso. Quasi un milione di persone sugli Champs-Élysées, l’intero ceto politico francese ai suoi piedi, Marine Le Pen in prima fila alla messa, subito dietro il suo unico vero rivale per la presidenza della Repubblica, Édouard Philippe. Assente Macron, che ha capito di aver sbagliato e per recuperare è andato all’ultima messa, nella cattedrale gotica di Metz. Anche Mélenchon si è detto entusiasta del Papa e dell’umanesimo della sua enciclica Magnifica Humanitas.
In Francia il cattolicesimo è considerato una frazione della società, non la società. Ricordo quando andai a raccontare per il Corriere il rogo di Notre-Dame: c’era un gruppo di fedeli in preghiera, e l’inviata della tv francese lo definiva «un groupe de cathò»; in Italia a nessuno verrebbe in mente di indicare «un gruppo di cattolici», perché cattolici — in senso culturale, non fideistico — siamo considerati e ci consideriamo un po’ tutti, con le eccezioni che confermano la regola (su migliaia di persone che ho intervistato ce ne saranno due o tre che si sono definite atee).
Spesso il cattolicesimo francese ha avuto connotazioni monarchiche, conservatrici, se non reazionarie; e in effetti la Rivoluzione si fece contro la Chiesa, e i massoni che governarono la Terza Repubblica — quella che vinse la Grande Guerra — aborrivano la religione e i suoi simboli, compreso il crocifisso, che in Francia negli spazi pubblici è vietato. Nonostante la fioritura di un cattolicesimo umanista e sociale, che ha avuto i suoi campioni di pensiero in Jacques Maritain e in Jean Guitton — che poi cambiò idea — e di azione nell’Abbé Pierre, i cattolici francesi votano soprattutto a destra (ma era cattolico il socialista Jacques Delors). Da ultimo poi i lepenisti e i loro grandi elemosinieri, a cominciare da Vincent Bolloré — bretone come i Le Pen —, si richiamano al cristianesimo come argine all’«islamizzazione» della Francia. Papa Leone non ha fornito alcuna sponda a questa visione identitaria e nazionalista. Ha parlato a tutti i francesi, e ha ottenuto grande ascolto.
La linea guida del suo papato è ormai evidente. Da una parte Leone, sulla scia di Francesco, lancia l’allarme sulle questioni che possono portare l’umanità all’estinzione: l’uso improprio dell’intelligenza artificiale, il cambio climatico, la crescita delle disuguaglianze, la denatalità, le guerre, la proliferazione nucleare, il ritorno dei nazionalismi estremi. Dall’altra, dopo il pontificato divisivo di Francesco, non vuole emarginare i cattolici conservatori ma tenerli dentro la sua predicazione.

28 settembre 2026

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