L’attesa è morta ma solo se siamo in buona salute
Non si aspetta più niente. I più giovani non sospettano neanche l’emozione di attendere una lettera. Solo una è rimasta pervicace: quella che ci tocca per prenotare una visita o un esame specialistico nella sanità pubblica
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L’attesa è morta ma solo se siamo in buona salute
Paolo Fallai | 15 marzo 2026Non si aspetta più niente. I più giovani non sospettano neanche l’emozione di attendere una lettera. Solo una è rimasta pervicace: quella che ci tocca per prenotare una visita o un esame specialistico nella sanità pubblica
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L’attesa è morta. Dopo averla esaltata come piacere (Leopardi), disegnata come illusione (Buzzati), precipitata nella più nera sfiducia (Beckett), ce la siamo persa. Non si aspetta più niente. I più giovani non sospettano neanche l’emozione di attendere una lettera, non fanno in tempo, sepolti da email e messaggini. Perfino negli aeroporti aspettare parenti o amici è diventato un investimento (per il costo del parcheggio) o una faccenda gratuita ma molto rapida (kiss and Fly, 15 minuti e via). Chi cerca in modo fraudolento di aspettare come può e dove può, con le doppie frecce creando seri ostacoli alla circolazione, si è conquistato perfino un soprannome, l’«aspettone».
Nelle stazioni ferroviarie le sale d’attesa sono scomparse da decenni, per fare spazio a negozi di ogni tipo. Rimangono solo spazi lussuosi riservati a chi ha accumulato tanti punti, e li hanno chiamati lounge, che in inglese vuol dire salotto. Ma se li avessero chiamati salotti sarebbe stato un po’ più irritante per i viaggiatori di seconda classe che devono aspettare in piedi. L’aspetto stupefacente è che quando hanno eliminato le sale d’aspetto non si sono giustificati dicendo «così affittiamo gli spazi e ci guadagnano», no, ci hanno detto che la tecnologia e la puntualità dei treni le rendeva inutili. E qui il ridicolo ha preso il sopravvento sulla realtà.
Il Covid ci ha scippato anche le riviste e le chiacchiere nelle sale d’aspetto dei dentisti, per tenere a bada i timori. Non aspettiamo più perché non facciamo in tempo. Abbiamo appena imparato a usare un telefono, un computer, un iter amministrativo, (oppure che so? come funziona la maturità?) che cambia tutto, nessuno ci aspetta. Per la verità un’attesa è rimasta pervicace e intoccabile. È quella che ci tocca per prenotare una visita o un esame specialistico nella sanità pubblica. Perché se puoi pagare non aspetti niente. Per la sanità non siamo più pazienti, siamo consumatori. Almeno fino a quando, stanchi dell’ultima attesa, non perderemo la pazienza.
15 marzo 2026
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