Scavi di Pompei, nel Teatro Grande danzano le Baccanti
Guerra in Iran, le ultime notizie in diretta
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Scavi di Pompei, nel Teatro Grande danzano le Baccanti
di Gabriel ZuchtriegelCaro lettore, cara lettrice: quando è stata l’ultima volta che hai pianto? Su, maschi, so che soprattutto per voi non è facile! Ma vi posso consolare: gli uomini forti dell’antica Roma furono grandi piangitori, dunque non c’è da vergognarsi. Piansero Scipione l’Africano nel momento della distruzione di Cartagine, Cicerone durante i suoi discorsi pubblici, Cesare nel ricevere la testa recisa del suo nemico Pompeo: mostrarsi in lacrime non era insolito.
A me è capitato recentemente, quando ho assistito alle prove di «Sogno di Volare». Non è una novità: il progetto che coinvolge adolescenti e bambini del territorio vesuviano in un percorso teatrale, con la regia di Marco Martinelli, e che culmina in una rappresentazione nel Teatro Grande dell’antica Pompei, mi ha sempre profondamente toccato.
Nel 2022, primo anno dell’iniziativa, durante la prima serata mi scorrevano le lacrime praticamente sin dal primo minuto. Era così potente quello che erano riusciti a scatenare i ragazzi: la loro creatività, la forza e la genialità di una generazione considerata “debole” e “problematica” da molti commentatori e lamentatori professionisti (che sono l’opposto del piangitore autentico, da prescrivere un corso di pianto catartico).
Tuttavia, non nego di aver provato un certo imbarazzo in quel momento. Per fortuna, avevo un posto in prima fila, per cui il mio volto non si vedeva più di tanto.
Quest’anno, c’è più di una novità. Dopo quattro commedie di Aristofane, passiamo alla tragedia: il 22 e il 24 maggio andrà in scena Antigone di Sofocle (ne abbiamo parlato su queste pagine). Un’altra novità è che al teatro classico si aggiunge la danza. Sabato 23 maggio, sempre nel Teatro Grande si potranno vedere Le Baccanti di Euripide, come balletto. La coreografia è del compianto Micha van Hoecke, realizzato con un gruppo di ragazze e ragazzi del Liceo Pascal di Pompei sotto la guida di Miki Matsuse van Hoecke.
Nella tragedia, un Euripide ormai anziano, che non vivrà fino a vedere la rappresentazione, racconta cosa succede a chi si oppone ai misteri di Dioniso, raffigurati meravigliosamente in un grande affresco recentemente scoperto a Pompei, nella cosiddetta casa del Tiaso.
Il re di Tebe, Penteo, rifiuta i riti di Dioniso, dio del vino, dell’estasi e dei misteri, perché li ritiene amorali, irrazionali, pericolosi. Soprattutto, crede che siano solo una messa in scena, un inganno. Questo lo pagherà con la morte. Dioniso fa impazzire le donne della città, che diventano “baccanti”, invase dal dio. Alla fine sono loro a uccidere Penteo, sbranandolo vivo. In prima fila, sua madre Agave, che inizia la strage strappandogli il braccio sinistro: così è rappresentata in un affresco nella casa dei Vettii a Pompei. Quando ritorna in sé e scopre quello che ha fatto, piange, così come piange suo padre, il vecchio Cadmo. Solo Penteo non piange mai. Un re non piange, soprattutto quando combatte le follie irrazionali e pseudoreligiose di donne e stranieri (Dioniso si presenta nella regia travestito da straniero).
Si è molto discusso sul “messaggio” che Euripide avrebbe voluto dare con questa sua ultima tragedia. Ma un’opera d’arte non ha un messaggio univoco (se ce l’ha, non è arte, ma ideologia); è una rappresentazione delle contraddizioni della vita umana. E non è detto che, piangendo, Penteo avrebbe evitato la morte. Ci sono molti tipi di pianto: quello catartico, quello disperato, quello isterico, quello finto (chiagni e fotti , in napoletano), quello sentimentale, patetico, vittimistico. C’è anche il pianto di gioia, che, a ben guardare, è strano: perché piangiamo quando siamo felici? Non sono un piantologo, ma immagino sarà perché in quel momento ci ricordiamo delle difficoltà che abbiamo attraversato per arrivare a quel momento di felicità. Poi, in termini di piantologia, esisteranno anche le forme miste.
Il mio, nel vedere le ragazze e i ragazzi durante le prove delle Baccanti, era presumibilmente un pianto ad alta percentuale di felicità. In quel momento ho capito che il 23 maggio sarà una serata potentissima. Prepariamoci a nuovi pianti, per non fare la fine di Penteo!
Vai a tutte le notizie di Napoli
Iscriviti alla newsletter del Corriere del Mezzogiorno Campania
15 marzo 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il video osceno girato nell'ospedale di Salerno
Personale sanitario sotto accusa
Hai una storia da segnalare sul tuo territorio?
ScriviciIscriviti alla newsletterCorriere del Mezzogiorno
Le news principali sul Mezzogiorno
Ogni giorno alle 12, a cura della redazione