Russia, la Biennale prepara il dossier. Da Buttafuoco nessun passo indietro
Corriere della Sera - Cultura

Russia, la Biennale prepara il dossier. Da Buttafuoco nessun passo indietro

Domenica 15 marzo 2026
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Il presidente rafforzato dalla solidarietà delle istituzioni locali. L’intreccio tra sanzioni e finanziamenti Ue

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Russia, la Biennale prepara il dossier. Da Buttafuoco nessun passo indietro

di Gloria Bertasi

Il presidente rafforzato dalla solidarietà delle istituzioni locali. L’intreccio tra sanzioni e finanziamenti Ue

Scambi di e-mail, telefonate, messaggi di ogni sorta e tipo con le autorità russe.La Biennale sta preparando il dossier richiesto (perentoriamente) dal ministero della Cultura: sarà pronto all’inizio della prossima settimana e, quindi, inviato a Roma, come appunto sollecitato l’altro ieri da via del Collegio Romano. 

Con il ministro Alessandro Giuli e il presidente Pietrangelo Buttafuoco ai ferri corti sul ritorno degli artisti della Federazione Russa dopo tre anni di assenza dal padiglione nazionale ai Giardini, la mossa romana potrebbe apparire una ritorsione nei confronti della Fondazione veneziana: in questo braccio di ferro che — elemento non secondario — sta spaccando la maggioranza di governo, il presidente della Fondazione tiene il punto (i rumors confermano che non ha mai nemmeno valutato l’ipotesi di dare le dimissioni) e il consiglio di amministrazione pure. In cui, oltre al sindaco di Comune e presidente della Città metropolitana di Venezia e al presidente del Veneto, c’è la rappresentante del Mic. Tamara Gregoretti alla richiesta di lasciare il posto di Giuli ha risposto picche: «Sono certa di muovermi in osservanza dello statuto della Biennale e dell’autonomia dell’istituzione, in base a cui i componenti del cda non rappresentano coloro che li hanno nominati, né a essi rispondono».

In realtà, la domanda di «fornire, con la massima urgenza, elementi in merito alla partecipazione della Federazione Russa» a Giuli e al suo staff non è (solo) un puntiglio. Di mezzo, c’è il tema delle sanzioni comminate da Bruxelles nel 2022 (e valide fino a fine anno) contro Russia e Bielorussia, cui l’Italia ha convintamente aderito, dopo l’attacco all’Ucraina. E proprio per valutare eventuali difformità o anomalie rispetto ai divieti di rapporti con Mosca, il Mic vuole avere «copia integrale della corrispondenza fra la Fondazione e le autorità russe, finalizzata alla definizione degli assetti organizzativi e gestionali della presenza della Federazione a Venezia». Il timore, a Roma, (qualcuno con malizia azzarda che sia una speranza) è che qualcosa possa non rispondere alle direttive di Bruxelles non tanto sull’esposizione di opere e l’arrivo di artisti russi (non oggetto di sanzioni) quanto sulle movimentazioni, sui materiali, ossia sulla logistica della riapertura del Padiglione e la necessità che ogni atto e operazione sia autorizzato.

A onore del vero, non è che nel caso di irregolarità l’Italia rischi a sua volta di incappare in contromisure dell’Europa: l’applicazione delle sanzioni è demandata agli Stati membri. Potrebbero esserci tutt’al più la confisca di eventuali beni, sanzioni amministrative e penali in caso di gravi violazioni, stando quanto previsto dalle norme italiane. In ballo, però, ci sono finanziamenti di Bruxelles alla Fondazione: due milioni in tre anni, nell’ambito del programma Europa Creativa. «Il progetto è in corso e, in caso di violazione dell’accordo, come avviene con qualsiasi accordo di sovvenzione, la Commissione lo risolve o lo sospenderà», ha spiegato il portavoce della Commissione Thomas Regnier.

In questo bailamme, forte del sostegno della politica veneta — l’ex sindaco-filosofo Massimo Cacciari, l’attuale primo cittadino Luigi Brugnaro, il governatore del Veneto Alberto Stefani e l’ex Luca Zaia tutti si sono schierati a fianco della Biennale — Buttafuoco resta al posto di comando. L’altro ieri, ha tra l’altro annunciato l’apertura di «uno spazio dedicato ai dissidenti per ricordare il cinquantenario della Biennale del Dissenso di Carlo Ripa di Meana» con «cinque protagonisti di oggi sgraditi ai loro governi, rispettivamente di Usa, Israele, Cina, Russia e perfino Ue».

Dalla Russia, infine, il chiarimento: tra il 9 maggio e il 22 novembre, il periodo d’apertura al pubblico dell’esposizione internazionale d’arte, dentro il Padiglione non ci sarà nulla. «Le finestre e le porte rimarranno aperte e tutti potranno vedere da fuori le videoinstallazione che sarà registrata dagli artisti russi tra il 4 e l’8 maggio», ha spiegato Mikhail Shvydkoj, rappresentante del governo Putin per i rapporti culturali. Il pubblico non vedrà gli artisti, lo faranno però le migliaia tra giornalisti e invitati alle vernici.

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