Se l'insulto diventa lessico quotidiano
Corriere della Sera - Cultura

Se l'insulto diventa lessico quotidiano

Domenica 15 marzo 2026
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Se l'insulto diventa lessico quotidiano

di Aldo Grasso | 15 marzo 2026

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La vita pubblica italiana è degenerata in una commedia degli orrori alimentata dall’incontinenza verbale e dall’isteria collettiva. Non è più politica, è uno spettacolo atroce sceneggiato da un Joker scatenato.

I segnali del baratro sono ovunque: Nicola Gratteri, procuratore di Napoli, ha «promesso di fare i conti» con il giornale Il Foglio. Giusy Bartolozzi, capo gabinetto del ministro della Giustizia, brandisce metafore belliche invocando di «togliere di mezzo» una magistratura ridotta nel suo racconto a un «plotone di esecuzione». E sono solo due esempi.

L’insulto e il trivio non sono più incidenti di percorso ma il lessico quotidiano di politici e alti funzionari. Nelle aule e sui social, per finire sotto i riflettori, il confronto deve diventare personale; a quel punto il dialogo muore e nasce la caccia all’uomo. Persino un «mi consenta» è oggi un reperto archeologico di garbo perduto; l’irrisione corre sui social, rimbalza nei titoli dei giornali, detta il ritmo delle notizie.

In questa modernità tossica, l’insulto è lo strumento chirurgico per tracciare il confine tra «noi» e il nemico da abbattere. Ma chi siede nelle istituzioni ignora un pericolo fatale: spostare l’asticella di ciò che è «dicibile» significa, inevitabilmente, spalancare le porte a ciò che è «fattibile».

15 marzo 2026

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