La memoria continui a vivere ma non impedisca un futuro
Corriere della Sera - Cultura

La memoria continui a vivere ma non impedisca un futuro

Domenica 15 marzo 2026
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La posta del cuore del Corrmezz, le lettere di Ernesto e Stufa74

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La memoria continui a vivere ma non impedisca un futuro

di Candida Morvillo

La posta del cuore del Corrmezz, le lettere di Ernesto e Stufa74

Cara Candida, ho 76 anni, sono vedovo e vivo solo da quando mia moglie non c’è più. Le scrivo perché in questi tre anni ho imparato a cavarmela, ma non mi sono abituato al silenzio. Anche per questo, da un anno, ho una compagna, coetanea, con cui sto bene. Non litighiamo, non facciamo drammi, ci facciamo compagnia, stiamo ognuno a casa propria e a me sta bene così. Andava tutto bene tranne che, dopo un po’, ha manifestato una mania: «sistemare» la mia casa come se fosse un’area da bonificare. Ha cominciato con le cose piccole: «Questi libri prendono polvere», «questo soprammobile è triste», «questo cappotto non lo metti più». Poi è passata alle cose «grandi», quelle importanti per me: ha spostato le foto di mia moglie e, l’altro giorno, voleva portare in soffitta una scatola di lettere di mia moglie dicendo «non ti fanno bene». Io mi sono sentito derubato delle mie memorie e non ho voluto. Gliel’ho detto, ma lei mi ha risposto che mi sta aiutando a voltare pagina. E che prima o poi dovremmo vivere insieme. Io a questo non mi sento pronto. Non mi sento pronto a buttare i vestiti di mia moglie dall’armadio, figuriamoci ad abitare con un’altra donna. Io voglio tornare a vivere, ma senza cancellare quello che sono stato. Le ho detto che non si tratta di competere col passato, ma di rispettarmi .
Ernesto
 
Caro Ernesto, la sua compagna non sta combattendo contro la polvere, ma contro una presenza che oggettivamente c’è. Lo fa nel modo sbagliato, perché non può spostare la foto di sua moglie senza chiedere il permesso a lei, ma lo fa perché è animata dalle buone intenzioni di costruire un futuro insieme. Il punto è che la memoria non è un mobile che si può spostare a piacimento, è qualcosa che anzitutto vive nella sua mente e che può essere troppo ingombrante e costituire una barriera con le persone che le si avvicinano. Far sparire una foto non fa sparire il ricordo dell’amore che fu, perché quell’amore vive ancora in lei, però, aiuta a fare spazio fisico per un’altra persona. Capisco che lei tenga alle foto di sua moglie e sono d’accordo sul fatto che non vadano sepolte in soffitta, ma spostarle in un angolo più discreto sarà un gesto dovuto, non ora, ma nel momento in cui lei si deciderà a far entrare un’altra donna nella sua vita. Lei deve fare i conti col fatto che quando sarà pronto a una nuova storia, i vestiti di sua moglie andranno tolti dall’armadio. La sua compagna sta solo cercando di capire se lei è pronto a costruire o se si sta adagiando in una situazione di comodo in cui lo slancio vitale di una nuova relazione non è sufficiente a innescare un nuovo inizio. Se lei con questa donna sta bene, dovrebbe valutare l’idea di un cambio di passo. La memoria di sua moglie continua a vivere in lei e questo è bello, ma non deve impedirle di pensare al suo futuro. Il lutto richiede tempo per essere elaborato, ma poi arriva il momento in cui bisogna far pace col fatto di aver perso la persona che amiamo. Elaborare la perdita della persona che amiamo significa lasciar andare e ricominciare. È sicuro che la situazione le stia bene così com’è e che non sarebbe invece meglio far entrare di più questa nuova donna nella sua quotidianità?

«Sopportare» è il contrario di «amare»

Cara Candida, ho 52 anni. Da un anno mi succede una cosa che mi fa sentire meschina: mi irrita la voce di mio marito. Non è una metafora. Proprio la voce. Il modo in cui entra in casa e commenta, il modo in cui mi racconta la giornata, il modo in cui mi parla al telefono. Io lo guardo e penso: ma com’è possibile che io sia arrivata a questo? Non mi ha fatto niente di grave, se non, forse, anni e anni di critiche, precisazioni, piccole cose che non erano mai perfette come le voleva. Niente di grave, mi sono sempre detta, lasciando correre. Ma forse è proprio questo che mi fa impazzire: non ho un «motivo» per scappare, ho solo una saturazione. Ho sopportato troppo e troppo in silenzio. Mi sono fatta entrare le cose da un orecchio lasciando che uscissero dall’altro. Poi mi sento in colpa e mi sforzo di essere gentile. Ma la gentilezza, a forza di sforzarsi, diventa freddezza. Lo chiedo a te, Candida: l’amore è finito? Si è consumato per accumulo di sopportazione?
Stufa74
 
Cara Stufa74, l’irritazione che provi non è il problema: è il sintomo di un problema più grande e più antico. La voce di tuo marito è diventata «rumore» perché non ne puoi più delle sue critiche. L’amore è scambio di gioia reciproca, non è incassare lo scontento di un altro, sopportandolo. Non dovresti sentirti in colpa per come ti senti adesso, ma riconoscere che, in tutti questi anni, hai sbagliato a non difendere la tua posizione, il tuo spazio, le tue ragioni. Essere sposati non significa «sopportare» l’altro, ma essere capaci di confrontarsi con l’altro fino a pacificarsi su ogni singola questione. «Sopportare» è il contrario di «amare». Temo che l’amore non sia finito adesso ma abbia iniziato a esaurirsi tutte le volte che avete rinunciato a chiarirvi su cose che insignificanti non erano. Avreste dovuto parlarne prima, ma se cominciate a farlo adesso e riuscite a farlo con sincerità, magari nulla è del tutto perso.

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15 marzo 2026 ( modifica il 15 marzo 2026 | 07:46)

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