«Uah!» il romanzo punk di Giuseppe Culicchia: «Questo libro è una presa di posizione. La cultura woke? La letteratura deve essere libera»
Lo scrittore: «Negli ultimi anni si è diffusa una deriva pericolosa L’idea è che le storie debbano essere eticamente in regola. Ma il mondo non è eticamente in regola»
Guerra in Iran, le ultime notizie in diretta
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
«Uah!» il romanzo punk di Giuseppe Culicchia: «Questo libro è una presa di posizione. La cultura woke? La letteratura deve essere libera»
di Francesca AngeleriLo scrittore: «Negli ultimi anni si è diffusa una deriva pericolosa L’idea è che le storie debbano essere eticamente in regola. Ma il mondo non è eticamente in regola»
Uah! Esce martedì 17 marzo, per Mondadori, l’ultimo romanzo di Giuseppe Culicchia. E no, in copertina non c’è un disegno di Andrea Pazienza, ma è suo. Ha la faccia da fanzine ma è un libro che affonda, nella narrazione del protagonista, tra le pagine de Il paese delle meraviglie, uscito una ventina di anni fa: «Ancora oggi, mentre magari sto presentando un altro libro, arriva qualcuno con una copia di quello e mi dice: “Sai, Zazzi mi è rimasto nel cuore”. È accaduto proprio di recente. E ho pensato: ho fatto proprio bene a ripescarlo». Uah! è la storia, anzi l’autobiografia di un personaggio che è più vivo che mai. Tossico, guardia del corpo di Rocco Siffredi (non quello vero), fascista, eccessivo, rabbioso. Umano. Vita e opinioni di Franz Zazzi, gentiluomo.
Culicchia, dopo i libri su Alasia e Ramelli, cosa rappresenta Uah!?
«Per me è un libro molto importante. Non mi lascio niente alle spalle, ma qui, in un certo senso, raccolgo tutto ciò che ho fatto prima e guardo avanti. L’ho scritto in un mese, luglio 2024. Ogni sera non vedevo l’ora di svegliarmi la mattina per tornare a scriverlo».
La faceva stare bene?
«Mi sono divertito tantissimo: Zazzi mi fa questo effetto. Si mette continuamente nei guai, provo una grande empatia per lui».
Ha una faccia da fanzine anni 80 questo romanzo. C’è aria di libertà, anche nello sfacelo, di quell’estetica ed etica punk che lei cita fin dalla prima frase.
«Sono cresciuto con i Sex Pistols. Volevo un romanzo molto punk. Zazzi si ribella a me, dice che si sa raccontare da solo. Fa esattamente ciò che deve fare un personaggio: è libero. Lo scrittore non lo deve giudicare».
Perché è andato a recuperare proprio lui?
«Gli devo molto. Io ho cominciato a scrivere per raccontare la storia di Walter Alasia… ma non ci riuscivo. Era troppo doloroso. Il paese delle meraviglie lo scrivo per questo, ma la storia era travisata, ho attribuito alla sorella del protagonista alcuni tratti che la rendevano una sorta di alter ego di Walter. Ma non era lui. È stato molto complicato per me terminare quel libro… ci sono riuscito grazie a Franz Zazzi, quando è venuto fuori il suo personaggio. Sopra le righe già all’epoca. Mi ha sbloccato».
Come lo ha immaginato?
«Zazzi è Bruno Cortona, il protagonista de Il sorpasso. Quello incontenibile. È Vittorio Gassman».
Zazzi si dichiara fascista. Vent’anni fa era più provocatorio di oggi?
«Io direi il contrario. Vent’anni fa un tipo del genere poteva esistere tranquillamente in una storia. Oggi è più complicato. C’è stato un rovesciamento curioso: è come se stessimo tornando verso un clima in cui certe storie o certi personaggi non possono più essere raccontati».
È un’accusa alla cultura woke?
«Questo libro è anche una presa di posizione. Penso che la letteratura debba essere libera. È una lezione che ho imparato da giovane leggendo gli scrittori che mi hanno formato: Fitzgerald diceva che il personaggio è azione, Hemingway che nei libri non devono esserci personaggi ma persone. Negli ultimi anni invece si è diffusa una deriva pericolosa, quella che oggi riassumiamo in parole come “woke” o “cancel culture”. L’idea è che le storie debbano essere eticamente in regola. Ma il mondo non è eticamente in regola. Se io come scrittore posso raccontare solo storie edificanti, con personaggi che parlano e si comportano in modo politicamente corretto, allora non sto raccontando il mondo: ne sto inventando uno che non esiste».
Qui Zazzi è il bodyguard di Rocco Siffredi. Come l’ha presa?
«Gli abbiamo mandato il libro per l’approvazione. Non è il vero Rocco. Me lo sono inventato. Zazzi ne combina di tutti i colori, ci stava che lavorasse in un sexy shop, facesse rapine, spacciasse, diventasse tossicodipendente. Il lercio, di Irvine Welsh, è uno dei libri che più mi hanno influenzato».
Vai a tutte le notizie di Torino
Iscriviti alla newsletter di Corriere Torino
15 marzo 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Mahmood, rider di 44 anni: «Dopo un ordine pedalo per 3-4 chilometri e guadagno solo 2,70 euro»
La protesta dei rider di Glovo e Deliveroo a Torino
LA PRIMA PAGINA DI OGGI