Museo M9, il progetto contemporaneo inaugurato a Mestre: nel nuovo spazio il presente in dialogo con la storia del Novecento
Le prime mostre dedicate a tecnologia e paesaggio inaugurano i nuovi spazi del museo
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Museo M9, il progetto contemporaneo inaugurato a Mestre: nel nuovo spazio il presente in dialogo con la storia del Novecento
di Camilla BertoniLe prime mostre dedicate a tecnologia e paesaggio inaugurano i nuovi spazi del museo
M9 diventa anche contemporaneo. C’è una trasformazione in atto al Museo del ‘900 di Mestre: per descriverla la sua direttrice Serena Bertolucci preferisce parlare di «M9 come terzo luogo, definizione nata dagli studenti di Ca’ Foscari– spiega Bertolucci –: mi sono innamorata dell’idea di un luogo per far incontrare tutte le discipline, sulla scorta dell’esempio di grandi musei internazionali, perché solo attraverso l’incrocio di punti di vista differenti, quelli che si ottengono osservando dagli altri ambiti della cultura la storia del ‘900, finalmente la si potrebbe comprendere. Quella storia a cui il museo, unico in Italia, è dedicato, un tempo che a malapena si arriva a sfiorare nelle scuole, ed è un problema: non si capisce il passato se si fa fatica a comprendere il presente. E viceversa: il contemporaneo è difficilmente accessibile finché non si conosce il ‘900». Dunque ben vengano l’arte contemporanea e la fotografia in soccorso alla storia, più difficile da raccontare ed esporre rispetto a un linguaggio visivo.
La direttrice Serena Bertolucci Le due mostreDal 14 marzo, e fino al 12 aprile, sono due le mostre che si aprono negli spazi di M9: all’interno della sala Orizzonti al primo piano, la personale dell’artista veneziano Michelangelo Penso «Risonanze invisibili», è a cura di Leo Lecci, docente di Storia dell’Arte Contemporanea all’Università di Genova. Parallelamente, lo spazio Passaggi nel corridoio al secondo piano ospita «La serena inquietudine del territorio», dal sottotitolo «Into the Land». «Non si tratta certo del primo ingresso delle arti contemporanee in M9 – continua la direttrice -: era già accaduto in passato, con il teatro usato per raccontare la storia dei grandi marchi, il fumetto o le performance della scorsa estate sul tema della guerra. Gli artisti coinvolti in queste due esposizioni invitano invece a riflettere sui temi della tecnologia e del paesaggio, e da ora in poi questa modalità verrà sistematizzata».
«L'arte incontra la scienza»
A spiegare quale riflessione Michelangelo Penso porti nella conoscenza dell’epoca che viviamo, è il curatore di questa sua esposizione, Leo Lecci. «Con questa mostra si inaugura il progetto voluto dalla direttrice Serena Bertolucci, ed è significativo che lo si faccia con un artista che da anni porta avanti una ricerca sull’interazione tra arte e scienza. Un artista del territorio, ha lo studio a Marghera dove trova i materiali industriali di scarto che utilizza per le sue opere, con il coinvolgimento dell’Università di Genova e la galleria Alberta Pane di Venezia. Il suo obiettivo è di rendere visibile ciò che non lo è – continua il curatore -, perché immensamente grande o infinitamente piccolo. La caratteristica del suo lavoro è di saper tradurre ciò che è astratto, espresso in algoritmi, formule matematiche, codici genetici o biologici, in una forma scultorea: Penso riesce a dare forma plastica nello spazio a concetti difficilmente comprensibili». La mostra presenta alcuni lavori già esposti in altre mostre internazionali, riadattate per gli spazi di M9, introducendo inediti sulle nanoparticelle, nati dalla collaborazione con l’Istituto Italiano di Tecnologia - ITT. Come Magnetic nanoparticles Genesis (2024) che trasforma complesse ricerche sulle potenzialità mediche delle nanoparticelle magnetiche in un’esperienza multisensoriale.
«Un laboratorio per esplorare il paesaggio che cambia»
«L’esposizione di fotografia invece – riprende Bertolucci - deriva il nome dal progetto nato nel 2016 su iniziativa del fotografo Giovanni Cecchinato, evolutosi in un laboratorio interdisciplinare che riunisce fotografi, scrittori, architetti e giornalisti impegnati in una ricerca costante sul paesaggio. L’obiettivo è quello di esplorare i mutamenti del paesaggio veneto contemporaneo: tra interpretazione poetica e tensione documentaria, la mostra indaga le trasformazioni silenziose e le tensioni di una geografia in perenne mutamento. Non si tratta – conclude la direttrice di M9 - di mostre a se stanti, ma pezzi di narrazione di un percorso, con l’ambizione vera e più importante di poter offrire chiavi di lettura della contemporaneità».
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