Usa e Iran, il silenzio delle tifoserie
Che gli iraniani tacciano sulle fortune personali dei propri leader è triste, ma comprensibile: Ma gli americani? Cos’è successo agli elettori di un’orgogliosa democrazia che compie 250 anni?
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Usa e Iran, il silenzio delle tifoserie
Beppe Severgnini | 14 marzo 2026Che gli iraniani tacciano sulle fortune personali dei propri leader è triste, ma comprensibile: Ma gli americani? Cos’è successo agli elettori di un’orgogliosa democrazia che compie 250 anni?
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A poche ore di distanza, in settimana, due notizie.
La prima, dagli Stati Uniti: «I figli maggiori del presidente statunitense, Donald Trump, stanno investendo in una nuova azienda di droni, ampliando il proprio portafoglio nel settore difesa, in un momento in cui il Pentagono aumenta la spesa per i sistemi aerei senza pilota. Power.us, un’azienda con sede a West Palm Beach, in Florida, ha annunciato che si quoterà in Borsa, grazie alla fusione con un gestore di campi da golf quotato al Nasdaq, Aureus Greenway Holdings».
La seconda notizia, da Londra: «Mojtaba Khamenei, figlio dell’ayatollah ucciso nei raid su Teheran, controlla un pacchetto di proprietà nella capitale britannica per un valore di quasi 250 milioni di euro. Oltre a undici ville nel quartiere di Hampstead, in quella che è soprannominata Billionaires’ Row (Via dei Miliardari), Khamenei junior ha in mano due appartamenti di lusso a un passo da Kensington Palace, dove abitano William e Kate».
Che gli iraniani tacciano sulle fortune personali dei propri leader è triste, ma comprensibile: sappiamo cosa accadrebbe se osassero protestare (quello che accade ai russi, in poche parole). Ma gli americani? Cos’è successo agli elettori di un’orgogliosa democrazia che compie 250 anni? Hanno paura? Non credo: negli USA esistono media liberi (per ora), e certe notizie le riportano.
È evidente che Donald Trump, in questo secondo mandato, non si preoccupa più distinguere tra affari di famiglia e affari di Stato (dalle criptovalute ai media, dagli immobili al petrolio). Sa che i suoi elettori rimuovono quasi tutto; il resto lo accettano silenziosamente. O lo giustificano, ed è perfino peggio.
La psicologia politica è complessa, ma qualche sospetto viene. Forse gli elettori di Trump sono disposti a tollerare tutto, pur di non indebolirlo e favorire gli avversari. Forse hanno, verso il capo, l’atteggiamento di certi tifosi verso la squadra: rifuggono il buon senso e la logica, con gioioso fanatismo. Forse — ed è l’ipotesi più inquietante — i sostenitori MAGA nutrono una fede messianica in Donald Trump. Ma allora perché appoggiano la guerra all’Iran? Pasdaran e Guardiani della rivoluzione, in fondo, ragionano come loro.
14 marzo 2026
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