Cosa accade se l'IA licenzia gli ingegneri
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Caro Aldo,
Massimo Gramellini lancia quasi un allarme a seguito del licenziamento di 37 dipendenti altamente qualificati da parte di un’azienda californiana presente a Marghera. La notizia rappresenta solo la punta di un iceberg: i licenziamenti causati dall’introduzione dell’AI nelle aziende aumenteranno di giorno in giorno. Che fare? Non serve a nulla cercare di opporsi all’utilizzo dell’AI: è utile, efficiente ed economica. Non serve a nulla volere a tutti i costi salvaguardare dei posti di lavoro oramai improduttivi e antieconomici. Credo che i sindacati debbano ripensare alla loro funzione. Lei che ne pensa?
Pietro Vigorelli, Milano
Caro Pietro,
quella di Marghera è forse la vera notizia della settimana. Non hanno licenziato manodopera a basso costo. Hanno licenziato 37 ingegneri. Sta accadendo ciò di cui in questa pagina parliamo da tempo: l’intelligenza artificiale distruggerà il lavoro intellettuale, come l’automazione a partire dalla fine degli anni 70 ha distrutto il lavoro operaio. Ingegneri, architetti, avvocati — l’IA può fare in pochi minuti la ricerca sui precedenti giudiziari che fino a poco fa impiegavano diversi avvocati per diversi giorni —, medici, giornalisti, impiegati delle banche e delle assicurazioni: dopo il lavoro dei ceti popolari, tocca al lavoro dei ceti medi essere distrutto.
I sindacati possono fare poco. L’esperienza dimostra che i padroni della tecnofinanza sono del tutto indifferenti ai costi sociali della loro egemonia. Se per avere un guadagno anche minimo devono distruggere una comunità, lo faranno. Vittorio Valletta si preoccupava che i suoi operai potessero comprare la 600 che producevano. Cesare Romiti non era una mammoletta, sconfisse il sindacato e gettò la spada di Brenno sulla bilancia, ma si preoccupava delle conseguenze sociali della rivoluzione post-industriale. A chi traffica con i Big Data e con le cripto-valute dell’operaio o dell’impiegato non importa nulla. Può anche morire. Non a caso i padroni della tecnofinanza sono tutti contrari al sistema sanitario nazionale, sono tutti indifferenti al cambio climatico, e sono grandi estimatori dell’ignoranza di massa, per cui un pubblico disattento e disinformato non si rende conto del destino post-umano che viene preparato.
Di questo passo, pagare un reddito di cittadinanza a chi perde il lavoro o a chi non lo troverà mai diventerà indispensabile. Ma per finanziarlo occorrerà destinare al bilancio pubblico — ospedali, scuole, sicurezza, sopravvivenza dignitosa delle persone — almeno una piccola quota delle immense ricchezze prodotte dall’intelligenza artificiale. L’opinione pubblica così tollerante se non simpatizzante verso l’elusione fiscale non si rende conto che, se persino gli ingegneri perdono il lavoro e quindi non versano più tasse, e se i padroni della Rete continuano a sottrarsi al fisco delle varie nazioni, lo Stato sociale non sarà più sostenibile, e diventerà inevitabile una guerra tra poveri che non prevede vincitori.
14 marzo 2026
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