Poesia sulla natura
Dopo la visione negativa di Leopardi, con la natura incurante e ostile, negli ultimi decenni negli Stati Uniti come in Italia si è sviluppata una poesia che cerca di riconsiderare la relazione dell'essere umano con gli altri esseri e con l'ambiente
DOMENICA 15 MARZO 2026
Poesia sulla natura
Dopo la visione negativa di Leopardi, con la natura incurante e ostile, negli ultimi decenni negli Stati Uniti come in Italia si è sviluppata una poesia che cerca di riconsiderare la relazione dell'essere umano con gli altri esseri e con l'ambiente
di DANIELE PICCINIIllustrazione di Angelo Ruta
Come è cambiata la percezione della Natura nei poeti moderni dopo Leopardi? L’affilata analisi a cui era infine approdato l’autore di Recanati vedeva l’uomo opposto a una Natura incurante di lui, insomma una Natura ostile.Se alcuni presupposti del pensiero di Leopardi si sarebbero in seguito confermati, in particolare la messa in discussione dell’antropocentrismo, per altro verso si è arrivati nella nostra epoca a una sorta di rovesciamento di paradigma. Prima ci sono stati grandi poeti che hanno contraddetto l’analisi negativa di Leopardi: pensiamo a Mario Luzi e al suo pensiero sul mondocome ordine complessivamente benigno, considerato nella sua estensione e nel suo sviluppo. Altri hanno colto a poco a poco le alterazioni perverse introdotte dall’attività umana, fino al concetto di Antropocene. È la Natura a essere messa in pericolo dall’uomo e non viceversa.
Soprattutto negli Stati Uniti negli ultimi decenni si è sviluppata così una poesia che cerca di riconsiderare la relazione dell’essere umano con gli altri esseri,arrivando a immaginare una coesistenza empatica con il non umano. Mary Oliver (1935-2019)scrive ad esempio in Primitivo americano (1983), tradotto in italiano da Paola Loreto per Einaudi: «Solo una volta, e in sogno, / ho osservato una mucca mentre, segretamente / e con la tenerezza di ogni donna amorevole, / dava alla luce / un vitello rosso, lo asciugava con la lingua e lo allattava / in un angolo caldo / della notte tersa / nell’erba fragrante / nei domini selvaggi / della primavera della prateria, e ho chiesto loro, / in sogno mi sono inginocchiata e gli ho chiesto, di farmi un po’ di spazio». L’uomo è immaginato da questo tipo di poesia come un essere destinato a rimpicciolirsi, a farsi alleato e non dominatore dell’altro da sé. Non senza visioni apocalittiche, come nella seguente poesia di Gary Snyder(da Pericolo sulle cime, traduzione di Elena Mearini, Re Nudo): «[…] // L’Umanità, / dice Jeffers, è come una veloce // deflagrazione sul pianeta / siamo sciolti sulla terra / mezzo milione di anni / la nostra strana esplosione si espande – / e dopo, // detriti – millenni per resistere / ammorbidire, frammentare, / germogliare, e diventare di nuovo verde». È la cosiddetta ecopoetry (ecopoesia), preoccupata dell’interazione uomo-Natura.
Anche in Italia si scrive una poesia di simile orientamento: pensiamo all’ultimo libro di Carmen Gallo, Procne Machine, o a Tiziano Fratus. Gallo rovescia il punto di vista umano assumendo quello degli uccelli e rileggendo il mito.Fratus si stringe ai fusti arborei della foresta, scoprendo in essa la propria dimora (Una foresta ricamata e si veda da ultimo anche Il passero buddhista). Il nesso tra letteratura e ambiente è indagato in un libro saggistico come quello di Niccolò Scaffai, Letteratura e ecologia (2017), in cui si parla ad esempio della rinnovata fortuna delle rappresentazioni apocalittiche in letteratura e dell’espressione di una sorta di ansia ambientale.
Il rischio in astratto potrebbe essere quello di produrre una poesia a tesi. Rischio che certo non corre un libro puramente poetico sulla selva(quella del Cansiglio, altopiano carsico nelle Prealpi veneto-friulane), un libro che riscopre nell’intreccio tra mondo naturale e umano una antichissima alleanza, una sorta di fratellanza francescana. Il libro è quello di Pier Franco Uliana, Dentro a la selva antica, scritto nel dialetto materno dell’autore (ma si cita qui la versione italiana): «[…] le altre gocce di resina / sono lacrime rapprese, sempre lacrime, / delle cose, degli animali, dell’uomo». La selva, naturale e allegorica, è anche quella dantesca, in cui l’uomo può smarrirsi e forse ritrovare sé stesso.
Nell'immagine: illustrazione di Angelo Ruta.
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14 mar 2026 | 17:40
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