La storia del vino (e della Franciacorta) nei primi quarant'anni del Museo dell'agricoltura Ricci Curbastro a Capriolo, Brescia
Corriere della Sera - Cultura

La storia del vino (e della Franciacorta) nei primi quarant'anni del Museo dell'agricoltura Ricci Curbastro a Capriolo, Brescia

Sabato 14 marzo 2026
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Attrezzi agricoli, tecnologie di vinificazione, ma anche documenti e autentici quanto unici pezzi d’arte, fanno del Museo qualcosa di prezioso, da visitare

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La storia del vino (e della Franciacorta) nei primi quarant'anni del Museo dell'agricoltura Ricci Curbastro a Capriolo, Brescia

di Massimiliano Del Barba

Attrezzi agricoli, tecnologie di vinificazione, ma anche documenti e autentici quanto unici pezzi d’arte, fanno del Museo qualcosa di prezioso, da visitare

Il Museo del Vino di Capriolo compie quarant’anni. Ed è una notizia, poiché di spazi dedicati segnatamente alla cultura agricola - almeno in Italia - non ce ne sono tanti. Soprattutto non sono sopravvissuti alla Storia, quella con la esse maiuscola. 

Dopo infatti il boom dell’etnografia anni Ottanta e Novanta, quando per effetto (ritardato) della lezione francese sulla «storia totale» de l’École des Annales anche al di qua delle Alpi si assistette alla nascita di una pletora di iniziative legate alla riscoperta del passato iper-locale e a quella che venne denominata «cultura materiale» della tradizione industriale e manifatturiera italiana, la sabbia del tempo (e forse anche la pervasività dell’intrattenimento digitale) ha finito per relegare questi luoghi al torpore delle soffitte se non alla catalessi di certi inutili manufatti.

Non così in Franciacorta, dove appunto vive e lotta insieme ai vignaioli del più famoso champenoise à l’italienne un angolo di ricordi che, col tempo, grazie alla cura di una famiglia venuta in Lombardia dalla Toscana attraverso la Romagna dopo la cacciata dei guelfi bianchi da Firenze nel Trecento, si sono fatti istituzione. Muavirc, in sigla, che sta per Museo Agricolo e del Vino Ricci Curbastro. Attrezzi agricoli, tecnologie di vinificazione, ma anche documenti (buona parte dei quali oggi digitalizzata per una consultazione all’altezza della moderna ricerca accademica) e autentici quanto unici pezzi d’arte, fanno del Museo qualcosa di prezioso, da visitare almeno una volta nella vita (magari in abbinamento alla visita della contigua cantina dell’omonima azienda agricola, 33 ettari per 170 mila bottiglie prodotte ogni anno, di cui il 40% Millesimati e Riserve, il 25% esportato).

«Raggiungere i quarant’anni di attività è un traguardo che assume un significato ancora più importante se guardiamo al contesto in cui operiamo — racconta Riccardo Ricci Curbastro, titolare dell’azienda con i figli Gualberto e Filippo —. È un museo vivo, capace di rinnovarsi e di progettare, superando le difficoltà strutturali che caratterizzano molte realtà analoghe. La sua resilienza risiede nella capacità di far dialogare memoria e innovazione, dando voce agli oggetti attraverso la multimedialità e a un attento lavoro di catalogazione, e trasformando il patrimonio agricolo e vitivinicolo della Franciacorta in una risorsa culturale attiva e condivisa».

Un archivio visitato ogni anno da oltre seimila persone che vive in un contesto verde di grande impatto: accanto alle oltre 150 ila viti, sono infatti presenti 1.250 metri di siepi e filari alberati, boschetti anche all’interno dei vigneti e più di un ettaro di superficie boscata. «Da questo patrimonio — prosegue l’imprenditore — è nata un’opera d’arte firmata dal giovane Andrea Gandini, maestro nella tecnica di scultura dei tronchi di alberi non più in vita».

Dal fusto di un pino austriaco piantato di fronte al palazzo padronale nel 1860 e morto nel 2022 è nata così una scultura monumentale alta oltre cinque metri, capace di raccontare 165 anni di storia familiare e territoriale dei Ricci Curbastro. Un pezzo di cuore per i Ricci Curbastro, ma anche di Storia d’Italia per tutti noi.

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14 marzo 2026 ( modifica il 14 marzo 2026 | 16:40)

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