Parole in libertà, spazi di libertà: la slam poetry cambia il mondo
Domenica 15 marzo all'Adi Design Museum di Milano la presentazione di «Arrivano i barbari» (Corriere-Solferino). Parla Olympia, autrice queer: «Davanti al pubblico affrontiamo temi chiave. La competizione non è il solo modello, i nostri versi sanno anche fare ridere»
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Parole in libertà, spazi di libertà: la slam poetry cambia il mondo
di Jessica ChiaDomenica 15 marzo all'Adi Design Museum di Milano la presentazione di «Arrivano i barbari» (Corriere-Solferino). Parla Olympia, autrice queer: «Davanti al pubblico affrontiamo temi chiave. La competizione non è il solo modello, i nostri versi sanno anche fare ridere»
Olympia (Cagliari, 1997; foto di Lucia Liberti)
È tra le più giovani firme del volume Arrivano i barbari. Voci del poetry slam (Corriere-Solferino): Olympia — pseudonimo ispirato al dipinto omonimo di Édouard Manet — è nata a Cagliari nel 1997 e vive a Roma dove sta concludendo la laurea in Gender studies alla Sapienza. «Poeta slam e performer transfemminista», come si presenta, vicepresidente di WOW - Incendi Spontanei, il collettivo romano per la promozione della poesia performativa, Olympia (che chiede di usare solo il suo pseudonimo) sarà tra gli ospiti di domani all’Adi Museum di Milano, per la presentazione di Arrivano i barbari, a cui parteciperanno 13 delle voci della raccolta.
Nel 2024 Olympia fonda Questa Cosa Queer, gruppo artistico per la promozione di spazi di espressione safer («più sicuri») attraverso la poesia performativa, che dedica spazio e voce a persone queer, Lgbtq+ e alleate. Qui spiega la nascita della realtà, e cosa sia la poesia queer (termine in origine usato come dispregiativo per indicare «strano» o «fuori norma», poi fatto proprio dalla comunità Lgbtq+).
Come ha conosciuto il poetry slam?
«Ero a Roma nel 2018, avevo 21 anni, e studiavo da fuori sede. Mi sono avvicinata prima alla poesia orale e poi ho approfondito quella scritta perché in ambito scolastico non aveva suscitato il mio interesse. Lo stesso anno sono entrata a far parte di WOW, e poi ho fondato un collettivo a Cagliari, Caralis Poetry Slam, che ora gestisce Maria Oppo (una delle autrici del volume, ndr)».
Cos’è WOW - Incendi Spontanei?
«È uno dei principali collettivi italiani ed è quello con un pubblico più ampio a Roma. Mi sono avvicinata attraverso il fondatore Giuliano Logos, primo italiano a vincere il campionato mondiale di poetry slam. Il nome riporta allo stupore nella poesia, con un approccio di spettacolarizzazione. Cerchiamo di mantenere un equilibrio tra eventi in luoghi piccoli e posti grandi, come Italy VS The Rest of Europe: International Poetry Slam, che faremo il 21 per la Giornata della poesia al Teatro Torlonia».
Quando si è avvicinata alla poesia queer?
«Esiste il campionato di poetry slam della Lips, la Lega italiana Poetry Slam, che culmina nelle finali nazionali (nel 2026 si terranno a Trento, ndr); e c’è la scena slam che nasce sì nel contesto del campionato, ma che organizza anche momenti non solo competitivi. Dopo anni nell’ambiente mainstream, mi sono resa conto sia che avevo necessità di parlare di temi specifici; sia che si creassero spazi dedicati a questi temi, senza che fossero escludenti, ma che andassero a beneficio di persone che non sempre trovano un luogo confortevole in cui aprirsi. Non perché la scena slam non sia friendly (predisposta ad accogliere, ndr) ma perché essendo il loro primo approccio, frequentare un ambiente marcatamente queer le faceva sentire a loro agio. La mia prima volta su un palco queer è stato per Open Latte, l’Open Mic di stand up comedy queer organizzato da Latte fresco (l’Open Mic, o “microfono aperto”, permette di esprimersi a chi lo desidera, ndr)».
E come nasce Questa Cosa Queer?
«Nel 2023 è nata la prima rassegna Queer Poetry Speaks Up!, che si è sempre svolta allo spazio bar.lina: l’abbiamo nutrita con alcune persone, provenienti dalla scena Lips, che sono queer. Con un gruppo abbiamo fondato, nel 2024, il collettivo Questa Cosa Queer. Oggi siamo in 8 città».
Quindi si è presentata la necessità di creare spazi di espressione che fossero «sicuri»?
«Lo spazio materiale, ma anche gli eventi e le persone che possono esibirsi, sono dedicati sì a persone queer, Lgbtq+ ma anche “alleate”: sono spazi non escludenti, ma aperti a persone che li rispettano e rispettano chi li attraversa. Chi si esibisce non è obbligato a portare poesie che trattano tematiche queer. Inoltre, c’è il tentativo di dare una garanzia che in questo spazio dedicato non abbiano necessità di stare in allerta e pensare se siano al sicuro oppure no. E si parla di spazio safer anziché safe perché chi gestisce lo spazio non può, essendo eventi pubblici, garantire o fare una selezione all’ingresso. È come un patto di fiducia: rispettare tutte le soggettività che ne fanno parte».
Questa Cosa Queer promuove una poesia che va oltre la competizione.
«La competizione non è molto aderente agli ideali queer. Ci siamo concentrati sugli Open Mic, gli spettacoli e i formati ibridi. Ma continuiamo a partecipare al campionato Lips perché è importante la nostra rappresentanza».
Di che cosa parla la poesia queer?
«C’è tanta narrazione in prima persona, ci sono i vissuti personali. Tra i temi ci sono la disforia, la discriminazione, il rapporto con la famiglia, la società, il lavoro. Ci sono la sessualità e l’erotismo. Ci sono pure poesie comiche: la queerness e il mondo Lgbtq+ non vengono associati solo al disagio legato all’identità, ma ci sono anche racconti ironici o che celebrano la felicità. Penso a una poesia di Gabriele Bonafoni, Pan di stelle, in cui racconta di avere dei gusti strani, particolari, perché a lui piace fare colazione con i biscotti con sopra la marmellata immergendoli nei succhi di frutta, dove tutte le combinazioni sono diverse. E questa può essere interpretata come metafora sia rispetto alla pansessualità sia all’antirazzismo».
Questa è anche poesia di attivismo?
«Ci sono tante scuole di pensiero. Sicuramente può esserlo. Ci sono persone nel mondo del poetry slam che si definiscono attiviste o “artiviste”. Noi di Questa Cosa Queer, quando abbiamo scritto il nostro Manifesto performato, siamo rimasti d’accordo sul fatto che sia l’arte che la poesia siano necessariamente politiche, e che quindi anche parlare dei propri vissuti, o delle storie, sia politico. Secondo me, la differenza tra chi fa poetry slam e attivismo, e chi fa poetry slam e basta, sta nella questione della cura, proprio come nella creazione degli spazi safer. Per me la pratica artistica è legata alla dimensione della comunità e della cura che sì passa per una narrazione di un sentire, magari individuale, ma non individualista».
In che modo il poetry slam può diffondere temi sociali?
«Il poetry slam, o la slam poetry quando non è nella dimensione della gara, è uno strumento privilegiato di sensibilizzazione, è un linguaggio più emotivo per parlare di questioni sociali come i diritti, il transfemminismo, la queerness, l’ambiente, l’antirazzismo. Il poetry slam è usato anche da committenti. Per empio, io ho partecipato a due residenze artistiche, Poetry for the Planet e Poetry for the Sky, che sono rispettivamente un poetry slam che riguarda i temi ambientali della sostenibilità; e l’astrofisica, in collaborazione con Inaf, l’Istituto nazionale di astrofisica, per cui ho scritto Horror vacui [La scienziata], che parla della condizione delle donne nelle Stem, le discipline di scienza, tecnologia, ingegneria e matematica: racconta di quanto sia difficile in certe occasioni, in ambito lavorativo, per una donna, emergere e ritagliarsi un proprio spazio al netto della presenza maschile che a volte adombra le lavoratrici».
Musica con la violinista Drago e la gara in diretta su Corriere.it
Domenica 15 marzo all’Adi Design Museum di Milano (ore 16, piazza Compasso d’oro 1; ingresso libero) sarà presentato « Arrivano i barbari. Voci del poetry slam» (in edicola e libreria per Corriere-Solferino), curato dalla Redazione cultura. Poetry slam. Musica e parole dal vivo è l’evento nato in occasione del Mese della poesia — promosso dal «Corriere» con «la Lettura» — dove sarà presentato il libro che ha raccolto le voci di 15 slammer, che si esibiranno in un evento di poetry slam che coinvolgerà il pubblico. Degli autori, attesi Chiara Araldi, Filippo Capobianco, Martina Lauretta, Olympia, Maria Oppo, Davide Passoni, Francesca Pels, Riccardo Petilli, Giuseppe Piccolo, Gabriele Ratano, Simone Savogin e Serena Rose Zerri. Si esibirà anche Eleonora Fisco, che firma l’introduzione. La gara sarà intervallata da momenti musicali con la violinista e performer Anaïs Drago (sopra, foto di Max Monticone), vincitrice del Top jazz Referendum 2022 nelle «Nuove proposte», prima alla Seifert Competition di Cracovia e Premio Siae, è nella Rising stars-violin section della rivista «Downbeat». Interventi di Antonio Troiano, responsabile delle pagine culturali del quotidiano. La diretta dell’evento sarà su Corriere.it. Su corriere.it/lalettura si possono vedere le performance di alcuni degli autori antologizzati.
14 marzo 2026 ( modifica il 14 marzo 2026 | 15:53)
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