A Palazzo Diamanti torna «Ladies and Gentlemen» che Andy Warhol portò a Ferrara nel 1975
Si tratta di una riedizione di quella trasgressiva esposizione che aveva segnato un punto di svolta nella produzione di Warhol e nell’arte del tempo
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A Palazzo Diamanti torna «Ladies and Gentlemen» che Andy Warhol portò a Ferrara nel 1975
di Piero Di DomenicoSi tratta di una riedizione di quella trasgressiva esposizione che aveva segnato un punto di svolta nella produzione di Warhol e nell’arte del tempo
«Testimoniare un tipo di denuncia attraverso la metafora del travestito» era il concept del progetto «Ladies and Gentlemen» che Andy Warhol portò nel 1975 al Palazzo dei Diamanti di Ferrara. La conferma arriva da uno dei documenti recuperati dall’archivio di Palazzo dei Diamanti, il comunicato stampa di quella mostra organizzata dall’allora direttore Franco Farina, alla quale presenziò anche lo stesso fondatore della Pop Art, che trascorse qualche settimana a Ferrara per promuovere la mostra e incontrare i giornalisti.
Le parole di Pasolini per il catalogo della mostra
La presentazione in catalogo era di Pier Paolo Pasolini, scritta poco prima di morire: «Lo sforzo che fanno questi travestiti per mostrarsi trionfalistici non è di una velleitaria e commovente umanità? Ma oltre a questo sforzo essi non vanno. Si capisce, il "Diverso" nel suo ghetto permissivo di New York può trionfare a patto di non uscire da un comportamento che lo renda riconoscibile e tollerabile. La protervia femminea di questi maschi non è che la smorfia della vittima che vuol commuovere il carnefice con una buffonesca dignità regale. Ed è tale smorfia che rende questi travestiti tutti psicologicamente uguali, come dignitari bizantini in un’abside stellata».
Drag queen per la prima volta protagoniste
Mezzo secolo dopo Ferrara riaccoglie quelle opere da oggi 14 marzo al 19 luglio nella stessa sede, ingresso 16 euro, con una mostra a cura di Chiara Vorrasi. Una riedizione di quella trasgressiva esposizione che aveva segnato un punto di svolta nella produzione di Warhol e nell’arte del tempo. Infatti con «Ladies and Gentlemen» l’artista nato nel 1928 aveva per la prima volta eletto a protagonisti del proprio lavoro anonime drag queen afro-americane e portoricane, piuttosto che icone della società dello spettacolo come Marilyn Monroe e Liz Taylor sulle quali si era concentrato fino a quel momento, spostando l’attenzione sull’individuo e sulla sua identità. Ritratti esuberanti in una coloratissima galleria di effigi glam-queer che annunciavano le future tendenze dell’estetica del terzo millennio ritraendo l’intero mondo dei transessuali che frequentavano la sua Factory a New York. Dipinti nel 1975, erano finiti anche in una canzone di Lou Reed, la coeva «Walk on the Wild Side».
Oltre 150 ritratti in mostra a Ferrara
L’esposizione di Palazzo dei Diamanti, sostenuta dall’Andy Warhol Museum di Pittsburgh, propone una eccezionale selezione di oltre 150 ritratti tra acrilici, disegni, serigrafie e Polaroid, provenienti da musei e collezioni, europei e americani. Alla narrazione dedicata alla serie «Ladies and Gentlemen» segue nel percorso una selezione di alcuni ritratti e autoritratti prodotti tra gli anni ‘60 e gli ’80. Dalla serie di Marilyn che codifica l’archetipo della star alla parodia dell’iconografia ufficiale di Mao Tse-tung, dalle silhouette di Mick Jagger e Liza Minnelli, simboli di una sensualità disinibita e teatrale, alle immagini di Robert Mapplethorpe e Grace Jones, che annunciano l’avvento delle immagini digitali. Per culminare con una spettacolare sala di autoritratti con cui Warhol esplora i confini della sua stessa identità.
Anche opere mai mostrate in Italia
Ci si potrà così immergere nel processo creativo del genio warholiano grazie a un esteso nucleo di dipinti ad acrilico, molti dei quali mai mostrati in Italia, e a una rassegna dei vari media che l’artista ha sperimentato. Filmati e fotografie arricchiscono il racconto sull’artista scomparso nel 1987, di cui Pasolini aveva scritto: «Il messaggio di Warhol per un intellettuale europeo è una unità sclerotica dell’universo, in cui l’unica libertà è quella dell’artista, che, sostanzialmente disprezzandolo, gioca con esso. La rappresentazione del mondo esclude ogni possibile dialettica. È, al tempo stesso, violentemente aggressiva e disperatamente impotente. C’è dunque, nella sua perversità di gioco crudele, astuto e insolente, una sostanziale e incredibile innocenza».
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