Piazza Vittorio Veneto a Torino: i segreti della piazza a portici più grande d'Europa (e la più in discesa)
Corriere della Sera - Cultura

Piazza Vittorio Veneto a Torino: i segreti della piazza a portici più grande d'Europa (e la più in discesa)

Sabato 14 marzo 2026
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Con 360 metri di lunghezza e 111 metri di larghezza «piazza Vittorio» è lo slargo a portici più grande d’Europa. Dal progetto napoleonico al geniale inganno ottico dell'architetto Frizzi che la fa sembrare in piano: la vera storia del cuore di Torino

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Piazza Vittorio Veneto a Torino: i segreti della piazza a portici più grande d'Europa (e la più in discesa)

di Rosalba Graglia

Con 360 metri di lunghezza e 111 metri di larghezza «piazza Vittorio» è lo slargo a portici più grande d’Europa. Dal progetto napoleonico al geniale inganno ottico dell'architetto Frizzi che la fa sembrare in piano: la vera storia del cuore di Torino

Perché si chiama così? Da Piazza di Po a Vittorio Veneto

Ufficialmente è piazza Vittorio Veneto, a celebrare la vittoria dell’Italia nel 1918 sull’Impero austro-ungarico nella prima guerra mondiale. Ma se ci si sposta sull’angolo con via Plana si vede ancora in un tondo la vecchia intitolazione, al re Vittorio Emanuele I, e prima era Piazza di Po. Per tutti è piazza Vittorio e ognuno ricorda quel che preferisce, il re sabaudo o la vittoria militare, tutto con lo stesso nome.

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La storia: dal progetto napoleonico alla Piazza d'Armi mancata

È una lunga storia: uno spiazzo verso il fiume esisteva fin dal castrum romano e nel corso del tempo prese appunto il nome di Piazza di Po. Nel ‘600 era una specie di Piazza d'Armi chiusa dalla Porta di Po, edificata sui disegni di Guarino Guarini, l’artefice della cupola del Duomo, e demolita insieme ai bastioni nel periodo napoleonico (ne sono emersi resti nei lavori per il parcheggio sotterraneo). Sotto il dominio francese la piazza prende il nome di place Impérial ed era uno spiazzo alberato che scendeva verso il fiume. È in epoca napoleonica che l’ingegnere Claude-Yves Joseph La Ramée Pertinchamp nel disegnare il ponte sul Po crea per la place Impérial una soluzione a ventaglio con portici. Poi con la Restaurazione e il ritorno dei Savoia il progetto viene ridimensionato e modificato e nel 1817 il re Vittorio Emanuele I stabilisce che la piazza semicircolare diventi una piazza rettangolare e affida il progetto all’architetto Ernest Melano. Ma non se ne fa nulla, in parte per motivi finanziari ma soprattutto perché ormai c’è la nuova Piazza d’Armi di San Secondo, grande spiazzo, compreso fra gli attuali corso Matteotti, via Volta. via Assietta e corso Galileo Ferraris, per ospitare le esercitazioni militari e le adunate popolari durante i festeggiamenti e con viali per il passeggio attorno nella zona di Porta Nuova, visto che fino agli anni Cinquanta dell’Ottocento non esisteva ancora la stazione.

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L'illusione ottica di Frizzi: il dislivello di 7 metri nascosto dai portici

E per Piazza Vittorio che si fa? Finalmente nel 1825, sotto il regno di Carlo Felice, l’architetto e urbanista Giuseppe Frizzi progetta una piazza per collegare la città barocca e l’esedra del ‘600 alla fine di via Po, al quartiere di Borgo Po oltre il fiume, verso la Chiesa della Gran Madre di Dio.
Una piazza che unisce in modo perfetto gli elementi barocchi con i nuovi fabbricati neoclassici, tutti perfettamente omogenei.
Ma soprattutto l’architetto Frizzi risolve con una trovata architettonica geniale un problema importante: esiste infatti un dislivello di circa 7 metri tra l’inizio della piazza e il Po. Piazza Vittorio è una piazza in discesa insomma, ma la successione dei portici, che hanno altezze diverse proprio come gli edifici, dall’inizio verso via Po al fiume, è la soluzione ottica ideale trovata da Frizzi per dare l’aspetto di una perfetta uguaglianza di tutti gli edifici. E offrire l’impressione di una piazza perfettamente pianeggiante.
Inaugurata ufficialmente nel 1830, Piazza Vittorio comincia subito a diventare un luogo di ritrovo, con locali animati. Lo storico Caffè Elena, dove Giuseppe Carpano mette a punto la nuova ricetta del vermouth, e più tardi frequentato da Pavese. Il Cinema Impero, aperto nel 1913 (oggi è il Classico).
Pesantemente bombardata nel 1942 e 1943, all’ indomani della Liberazione piazza Vittorio è stata scenario della grandiosa festa del 6 maggio del ’45, con la sfilata dei partigiani, gremita di folla: la piazza è arrivata a contenere anche 100 000 persone. E dalla fine dell’800 al 1986 è stata la piazza del Carnevale e delle “giostre”. 

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Curiosità su Piazza Vittorio: i grandi sotterranei e le statue mancanti

Sotto la piazza c’è un enorme spazio sotterraneo, non aperto al pubblico, in parte utilizzato per il parcheggio, che in passato serviva come deposito per gli spazzaneve e i carretti. Piazza Vittorio è una piazza senza monumento centrale o statue, per lasciare libera la visuale verso la collina e la chiesa della Gran Madre costruita proprio per celebrare il ritorno dei Savoia alla Restaurazione. Ma passeggiando si trovano un paio di targhe commemorative: quella all’altezza del numero civico 12 celebra l’astronomo Giovanni Plana, che qui morì nel 1864. Al numero 23 si ricorda il soggiorno torinese del poeta risorgimentale Giovanni Prati. Niente rimandi al 1825 e all’architetto Giuseppe Frizzi, cui Torino non ha dedicato neppure un vicolo. Mentre al re Vittorio Emanuele I è stato intitolato il ponte su Po dalla piazza alla Gran Madre, cominciato dai Francesi, e che fu proprio lui a completare dopo la caduta di Napoleone.

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