I nonni dell’AI? Volta e Golgi, Nobel italiano «dimenticato»
Potremmo risalire a loro per cercare le radici dell’intelligenza artificiale
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I nonni dell’AI? Volta e Golgi, Nobel italiano «dimenticato»
Massimo Sideri | 13 marzo 2026Potremmo risalire a loro per cercare le radici dell’intelligenza artificiale
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Destino ingrato quello di Camillo Golgi: lo scienziato scomparso cento anni fa — il 2026 è stato dichiarato anno golgiano — riceveva il premio Nobel per la medicina nel 1906, primo Nobel italiano scientifico. Lo stesso anno di Giosuè Carducci, primo Nobel letterario italiano. Versi e microscopi intrecciati insieme, che anno mirabile. Eppure se tutti sanno del Carducci (si spera) nessuno ricorda il nostro Golgi, risucchiato dalla «sindrome di Eustachio», la dimenticanza cronica che noi italiani alimentiamo per la scienza. Tanto che in un bellissimo libro per Bollati Boringhieri Paolo Mazzarello dell’Università di Pavia lo definisce fin dal titolo «Il Nobel dimenticato».
Sempre di Golgi, peraltro, scrive anche Giorgio Parisi, premio Nobel per la Fisica, nel suo saggio per Rizzoli, «Le simmetrie nascoste». Sappiamo bene che gli anniversari sono spazi artificiali, finestre che si aprono nella divulgazione per lasciare un indizio o una piccola traccia. Anche se spesso è più una speranza che una realtà. Ma in questo caso abbiamo una ragione in più per dedicare grande sforzo a questa ricerca della memoria perduta. Perché potremmo risalire a lui, Golgi, e ad Alessandro Volta per cercare le radici dell’intelligenza artificiale.
Immaginiamo solo per un attimo se Golgi (che con il suo metodo della cosiddetta «reazione nera» ha permesso di scoprire i neuroni) e Volta si fossero potuti imbattere in un salto temporale con il ChatGPT di turno. Probabilmente si sarebbero illuminati insieme. «Guarda Alessandro, l’AI ha dei neuroni, quelli la cui scoperta è stata possibile grazie a me». «Ed è artificiale dunque funziona con una batteria che ho inventato io per imbrigliare l’energia» avrebbe potuto aggiungere Volta. Non li possiamo considerare i padri dell’invenzione. Sarebbe ingiusto nei confronti di Alan Turing. Ma perché non i nonni? La storia è una macchina di racconti possibili.
13 marzo 2026
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