«Nel nome di Giulia», il libro che dà voce a duemila ragazze e ragazzi sugli stereotipi: «Noi, la generazione con il coraggio di cambiare»
Il volume è a cura della sociologa Pasqualini è un’inchiesta sul tema degli stereotipi di genere e della violenza, tra ragazzi e ragazze tra i 18 e i 34 anni
Guerra in Iran, le ultime notizie in diretta
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
«Nel nome di Giulia», il libro che dà voce a duemila ragazze e ragazzi sugli stereotipi: «Noi, la generazione con il coraggio di cambiare»
di Francesca VisentinIl volume è a cura della sociologa Pasqualini è un’inchiesta sul tema degli stereotipi di genere e della violenza, tra ragazzi e ragazze tra i 18 e i 34 anni
C'era Gino Cecchettin una settimana fa, davanti a oltre cinquemila studentesse e studenti a presentare In nome di Giulia. Il coraggio di cambiare della Generazione Z (Vita e Pensiero), il volume a cura della sociologa Cristina Pasqualini. Dedicato a Giulia Cecchettin, il libro è un’inchiesta (illustrazioni della fumettista Margherita Allegri) sul tema degli stereotipi di genere e della violenza, tra ragazzi e ragazze tra i 18 e i 34 anni. Nella «lezione aperta» organizzata dall’Istituto Toniolo all’Università Cattolica di Milano per l’uscita del libro (molte le studentesse e gli studenti collegati anche online), Gino Cecchettin, presidente della Fondazione Giulia Cecchettin ha sottolineato: «Mi è difficile parlare di Giulia perché devo scavare nella memoria. Molti stereotipi forse dicono che non dovrei fare quello che faccio ma è un modo per tenerla in vita. Quando vedo dei mocassini su una ragazza uguali a quelli che aveva Giulia o una Cinquecento di quelle antiche che lei voleva, faccio fatica a trattenere le lacrime. Vivo la vita così per farla rivivere». Sul tema della violenza contro le donne affrontato nell’inchiesta del volume, Cecchettin fa notare: «Da Giulia in poi c’è una sensibilizzazione più alta, ricevo tante testimonianze di giovani che hanno capito il problema e si vogliono mettere in discussione per cercare di risolverlo». L’indagine rivela che quando si parla di relazioni e differenza di genere, la generazione Z ha voglia di cambiamento, ma la strada da fare è ancora lunga. Controllare abitualmente il cellulare e i social del partner è giudicato «mai accettabile» soltanto dal 54,1% dei giovani, con una netta differenza tra ragazzi (47,7%) e ragazze (61%). Vietare al partner come vestirsi è considerato «mai accettabile» dal 73,7% delle ragazze e dal 43,5% dei coetanei maschi.
La ricerca
La ricerca, guidata da Cristina Pasqualini, professoressa di Sociologia generale, ha dato voce a duemila giovani tramite questionario e con 200 interviste personali. Le ragazze sembrano avere interiorizzato con maggiore chiarezza il confine tra amore e controllo, mentre quasi 5 ragazzi su 10 continuano a leggere il possesso (ad esempio geolocalizzare e controllare la posizione del partner o vietare di uscire con chi vuole) come segno di coinvolgimento emotivo. Sul patriarcato, il 42% dei giovani dice di essere «Per nulla/Poco d’accordo» rispetto all’affermazione «il patriarcato è uno dei mali del nostro tempo, è impossibile pensare di eliminarlo», il 74,1% è «Abbastanza/Molto d’accordo» nel ritenere che «Il patriarcato può essere sconfitto con l’educazione alla parità di genere».
Il concetto di famiglia
Un cambiamento emerge tra la famiglia di appartenenza in cui i giovani sono cresciuti (ancora ancorata a stereotipi di genere) e l’idea di famiglia che vogliono avere da grandi, più egualitaria e democratica, con una divisione meno schematica dei ruoli e una co-partecipazione maggiore. «Questa generazione sembra avere capito che i temi della parità di genere, dell’emancipazione femminile e dell’alleanza tra uomini e donne sono cause necessarie per cui mobilitarsi e darsi da fare - evidenzia Cristina Pasqualin -. Giulia Cecchettin appartiene a questa generazione, segnata per sempre dal suo femminicidio. A pochi mesi di distanza dalla morte di Giulia Cecchettin, a inizio 2024, l’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo ha avviato la ricerca. Una operazione complessa e delicata, ma entusiasmante. E’ emerso anche l’attivismo maschile a favore delle donne, che significa ripensare un maschile diverso, alleato. Tutti i dati raccolti hanno portato a realizzare questo ebook, con la voce di ragazze e ragazzi e quella di autorevoli studiosi, studiose, esperti, esperte». Ma che ruolo possono avere i giovani nel cambiamento e per combattere violenza e stereotipi di genere? Il libro rivela che le nuove generazioni sentono di avere un ruolo centrale. E che prendono le distanze dalle posizioni delle generazioni più anziane, descritte come portatrici di una mentalità patriarcale radicata.
LEGGI ANCHEBolzano, trenta voci contro i femminicidi: «Il podcast che fa prevenzione»di Silvia M.C.Senette
Se domani non torno, la storia di Giulia Cecchettin in un film: regia di Paola Randidi Francesca Visentin
Verona, dallo stalker al partner violento: «Ti faccio finire come Giulia Cecchettin»di Beatrice Branca
Vai a tutte le notizie di Venezia Mestre
Iscriviti alla newsletter del Corriere del Veneto
13 marzo 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Treviso, simulazioni di soccorso e crash test per sensibilizzare gli studenti sui rischi della guida distratta
L'informazione nella tua mailCorriere del Veneto
Le news principali sul Veneto
Ogni giorno alle 12, a cura della redazione