Referendum, nostalgia (tardiva) del quorum
Le parole del presidente del Senato La Russa, la campagna referendaria della premier Meloni e il timore di di perdere domenica e lunedì prossimi
Referendum, nostalgia (tardiva) del quorum
di Ferruccio de Bortoli | 13 marzo 2026Le parole del presidente del Senato La Russa, la campagna referendaria della premier Meloni e il timore di di perdere domenica e lunedì prossimi
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Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, non delude mai. Ieri, in occasione della manifestazione di Fratelli d’Italia al teatro Franco Parenti di Milano, ha detto di considerare una «stortura» l’assenza di un quorum al prossimo referendum sulla riforma della giustizia, o meglio della magistratura. Questa tardiva nostalgia del limite della maggioranza dei votanti per la validità di una consultazione tradisce il timore di perdere domenica e lunedì prossimi. Lo stesso timore che ha indotto Giorgia Meloni a mettere tutto il peso della sua autorevolezza politica in una campagna referendaria nella quale avrebbe voluto stare un po’ più in disparte.
Ma come sa benissimo la seconda carica dello Stato, il referendum del 22 e 23 marzo è confermativo, ed è previsto dall’articolo 138 della Costituzione nel caso in cui, nella doppia votazione alle Camere per una legge di riforma costituzionale, non si raggiunga la maggioranza dei due terzi. Una cautela in più che i costituenti misero al complesso processo di modifica della nostra Carta. Diverso è il caso di un referendum abrogativo per il quale è previsto giustamente un quorum per cancellare, nei casi previsti dall’articolo 75, una legge ordinaria votata dal Parlamento. Certo, è suggestivo (ed è questa la ragione per la quale La Russa non delude mai) il caso in cui, a una consultazione confermativa, si presentassero solo dieci persone e votando no mandassero all’aria tutta la complessa procedura di conferma di una riforma costituzionale. Ma allora ci si dovrebbe interrogare su un altro grave aspetto dell’esempio fatto dal presidente del Senato. Perché il palese e clamoroso disinteresse della stragrandissima maggioranza degli italiani? Sarebbe una bocciatura planetaria, il peggiore degli sfregi per una democrazia rappresentativa.
Meglio non pensarci e sperare che domenica prossima siano in tanti a esprimere la propria opinione su un cambiamento significativo della Costituzione.
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