Le scarpe di Fracchia
Le scarpe di Fracchia
di Massimo Gramellini | 13 marzo 2026I tuoi preferiti
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Questo caffè sulle scarpe di Trump, che molto deve a un bell’articolo di Samuele Finetti, non parla propriamente né di scarpe né di Trump. Parla di servilismo, eterna propensione a compiacere i potenti, i cui campioni letterari rimangono l’Uriah Heep di Dickens e il Fracchia di Villaggio (Fantozzi no, aveva botte d’orgoglio che lo riscattavano).
Accanto a loro si erge oggi un esemplare in carne e ossa, il segretario di Stato americano Marco Rubio. Appena al satrapo della Casa Bianca è presa la fissa di regalare lo stesso modello di scarpe a tutti i sottoposti, Rubio si è messo in fila per ricevere anche lui il sigillo del padrone. E poiché il capo, che un tempo lo chiamava «Little Marco», fa spesso battute sul rapporto tra la lunghezza delle scarpe e il tasso di virilità, quando Trump gli ha chiesto che numero portasse, Rubio ha pensato bene di esagerare: «45 e mezzo» ha detto, pur avendo 42 di piede. Adesso partecipa alle riunioni indossando un paio di pinne che gli scappano da tutte le parti e gli lasciano un vuoto di due dita tra il tallone e la tomaia.
Il giorno in cui Trump cadrà in disgrazia, Rubio butterà le pinne nella pattumiera: i Fracchia sono sempre i primi a mordere la mano che hanno baciato. Perciò a sorprendere non è il comportamento del dipendente servile, ma quello del padrone, che pur conoscendo le miserie della natura umana è così pieno di sé da compiacersene. E da non rinunciare a circondarsi di adulatori che prima o poi gli faranno le scarpe.
13 marzo 2026
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