Enrica Bonaccorti, la conduttrice gentile che voleva riscrivere l'Inno d'Italia
Enrica Bonaccorti è morta a 76 anni, aveva un tumore al pancreas
Enrica Bonaccorti, la conduttrice gentile che voleva riscrivere l'Inno d'Italia
risponde Aldo CazzulloI tuoi preferiti
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Caro Aldo,
Enrica Bonaccorti ha lottato fino alla fine con grande coraggio. Che ricordo ha di lei? Il primo pensiero per me è stato la meravigliosa canzone «La Lontananza».
Francesco Galante
Non riesco a non pensare a «non è la Rai»... ma Enrica Bonaccorti aveva fatto tutto, tv, cinema, canzoni, radio e tanto altro. Lei era sempre l’amica del pubblico, un personaggio con la testa sulle spalle e un piglio discreto ma preciso. La tv poi con gli anni è cambiata e lei è rimasta lontana dal mondo sempre più litigioso dello spettacolo. Enrica era una signora...
Massimo Moletti
Cari lettori,
la scomparsa di Enrica Bonaccorti ha colpito molti di voi. Enrica rappresenta la tv di una volta, che non urlava, non accendeva risse, non faceva leva sul lato peggiore di noi, ma intratteneva con garbo, eleganza, ironia.
La prima cosa che colpiva di lei è che fosse bellissima. Un volto molto particolare, occhi indimenticabili. I suoi programmi tv sono associati ai primi turbamenti di un paio di generazioni. Quando arrivai a Roma, alla fine degli anni 90, la incontrai e diventammo amici. Era una donna molto intelligente e sensibile. Il suo amore giovanile era stato Renato Zero. Con amore parlava della figlia Verdiana e del padre Ettore, un ufficiale della polizia che aveva fatto la Resistenza, a conferma del carattere largo della lotta di liberazione.
Gran divoratrice di libri, scrittrice lei stessa, Enrica era una donna colta, con qualche innocente mania.
Una delle sue fisse era riscrivere — lei ligure come Mameli — il testo dell’inno, che giudicava un po’ cerebrale, macchinoso, retorico, distante dalla contemporaneità. Io le dicevo che a me pareva comprensibile e purtroppo anche attuale: «Noi siamo da secoli calpesti, derisi, perché non siam popolo, perché siam divisi». Lei insisteva che bisognava cambiarlo, il testo — ricordo la prima strofa della sua versione: «Fratelli d’Italia, l’Italia è questa» —, e andò a dirlo pure a Carlo Azeglio Ciampi, che la stimava. Ha vissuto con grazia, ha affrontato la malattia con coraggio, e ha lasciato a tutti un bel ricordo di sé.
12 marzo 2026
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