Giovanni Lindo Ferretti: «Sui Csi un film diretto da Ferrario. I Cccp? Mai avrei pensato che quella strafottenza giovanile fosse riproponibile oggi»
Il cantante al Teatro Colosseo di Torino con «Percuotendo»: «In scaletta anche il Te Deum, ero cattolico da ragazzo e sono tornato cattolico ma dentro ci sono tante altre cose. Porto il teschio del mio cavallo Tancredi in scena»
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Giovanni Lindo Ferretti: «Sui Csi un film diretto da Ferrario. I Cccp? Mai avrei pensato che quella strafottenza giovanile fosse riproponibile oggi»
di Luca CastelliIl cantante al Teatro Colosseo di Torino con «Percuotendo»: «In scaletta anche il Te Deum, ero cattolico da ragazzo e sono tornato cattolico ma dentro ci sono tante altre cose. Porto il teschio del mio cavallo Tancredi in scena»
«A settant’anni pensavo che la mia dimensione pubblica fosse terminata e mi consideravo soddisfatto», dice Giovanni Lindo Ferretti. «Poi è arrivata quella malefica intervista che ha fatto ripartire i Cccp e mi sono ritrovato in un baratro in cui galleggio ancora».
Un baratro assai vivace. Tra la réunion dei Cccp (conclusa) e quella dei Csi (in arrivo, l’8 settembre ad Alba), l’artista emiliano è adesso impegnato in un nuovo spettacolo personale, Percuotendo. In cadenza, nato come serata unica al Teatro Olimpico di Vicenza e poi trasformato in tour, con approdo domani, 13 marzo, al Colosseo di Torino.
Concerto, viaggio, rito?
«Un esame di coscienza, dalla fonte battesimale alla pietra tombale. Ci sono andato vicino: nel 2024 ho avuto un infarto e mi sono salvato perché ero a Venezia e mi hanno portato in ospedale. Fossi stato a casa mia, sarei morto».
Il penultimo brano è il Te Deum. Religione e spiritualità hanno un ruolo centrale?
«Sono stato un ragazzo cattolico e sono tornato un vecchio cattolico, ma dentro ci sono tante altre cose. Lo spettacolo nasce dalle percussioni, con Simone Beneventi e Luca Rossi che hanno creato una struttura eterea su cui posso ripercorrere pezzi della mia vita. Il Te Deum è la vera chiusura: il bis, al momento Annarella, serve per far capire con gentilezza al pubblico che la serata è finita».
Con Torino si apre la seconda metà del tour, è una città a cui è legato?
«Ne sapevo quel che si impara a scuola, l’ho scoperta con i Cccp e da quel momento vi ho portato tutti i miei progetti. Non so nemmeno quante volte sono passato da Hiroshima Mon Amour».
Ha cantato anche sotto un tendone da circo sul Lungodora.
«Uno spettacolo di Teresa De Sio. Ero reduce dalla fine dei Csi, non volevo far niente e le dissi come battuta che mi avrebbe convinto a partecipare solo facendomi entrare in scena su un cavallo bianco. E lei se lo procurò per davvero».
In estate scatterà la réunion dei Csi, con anteprima in Mongolia. Sente ancora il fascino del viaggio?
«No, ormai faccio vita da vecchio, mi muovo a piedi e sono talmente indietro con la tecnologia che non saprei nemmeno comprare un biglietto. Ma la Mongolia è un luogo a sé, ha un valore che le va riconosciuto. I mongoli hanno scoperto la storia dei Csi, del nostro viaggio, dell’album Tabula rasa elettrificata e ci hanno invitato. Quest’anno andremo solo io e Zamboni per un “Preludio”, poi torneremo con la band nel 2027. Sempre che il mondo esista ancora e riusciamo ad arrivarci in Mongolia, con tutte queste guerre».
Anche Alba, unica fermata a Nord-Ovest del tour estivo, è un luogo speciale?
«Per i Csi lo è stata per l’evento del 1996 su Beppe Fenoglio, ma tutte le Langhe sono una terra importante. E noi siamo sempre stati più attratti dalle province profonde che dalle grandi città».
L’anno scorso Gianni Maroccolo ci rivelò che il suo sogno non era una semplice réunion, ma anche un nuovo album.
«L’ha detto anche a noi e gli abbiamo risposto tutti di no. Negli ultimi anni ho visto però che se serve sempre avere pensieri ragionevoli e ragionati, spesso a determinare la vita non sono loro ma è un semplice accadere di dinamiche. Non avrei mai pensato che la strafottenza giovanile dei Cccp fosse riproponibile, invece lo è stata. Anche con i Csi stanno accadendo tante cose, ci sarà un film diretto da Davide Ferrario, magari avrà bisogno di una colonna sonora, vedremo. Per ora ci sono i concerti».
Un simbolo di Percuotendo. In cadenza è il teschio del suo cavallo Tancredi. Perché lo ha voluto con sé?
«I cavalli sono una parte importante della mia vita. Con loro mi sono ritrovato creatura tra le creature nel mezzo della creazione. Io sono un cantante, non ho dimestichezza con il teatro e quando ho cercato di immaginare una dimensione teatrale la prima immagine che mi è venuta in mente è stata quella di Amleto che parla con il teschio di suo padre di essere e non essere. Ho posato lo sguardo sul teschio di Tancredi, che tengo in casa, e ho avuto l’illuminazione. “Tancredi”, gli ho detto, “che ne dici di un giro a teatro?”».
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12 marzo 2026 ( modifica il 12 marzo 2026 | 08:43)
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